Ci sono idee che nascono per rimanere confinate su un foglio di carta e idee che, grazie a una visione illuminata e ad un talento fuori dal comune, prendono vita per accendere la passione di un’intera comunità. A Caltanissetta, in vista della stagione calcistica, la Nissa FC ha trovato il suo nuovo, straordinario emblema identitario: la “Volpe Giallorossa”. Un’opera d’arte e d’ingegno nata dal genio creativo dell’architetto e designer, il 41enne sancataldese, Andrea Aldo Giannone (titolare dello Studio M+Architects, con un percorso formativo d’eccellenza che spazia dall’Università di Palermo alla Politecnica di Catalogna). Abbiamo voluto ripercorrere con lui, in una lunga e appassionante chiacchierata, la genesi di questo progetto iconico. Un viaggio che unisce il rigore del design alla passione viscerale per i colori giallorossi, sancendo una nuova ed entusiasmante era: da questo momento in poi, infatti, giocatori e tifosi nisseni saranno ufficialmente noti a tutti come i “volpini giallorossi”.
Architetto Giannone, entriamo subito nel cuore del progetto. Come nasce l’idea di associare una volpe ai colori e allo spirito della Nissa FC, e in che modo la sua formazione ha influenzato questa intuizione? «La genesi della volpe Giallorossa nasce da una ricerca approfondita del nostro territorio, partita da Caltanissetta e poi estesa al contesto nazionale. L’obiettivo primario era trovare un simbolo che potesse raccontare la nostra identità più autentica, ma che allo stesso tempo fosse realmente originale e riconoscibile. La volpe è un animale tipico delle nostre zone e, in particolare, del territorio nisseno: appartiene al nostro paesaggio e al nostro immaginario collettivo. Da qui è nata l’idea di trasformarla in un vero e proprio personaggio, legandola indissolubilmente ai colori sociali della squadra e allo spirito della Nissa FC. Un elemento che non fosse semplicemente una mascotte di contorno, ma un vero e proprio simbolo identitario. La ricerca è stata fondamentale anche per un altro motivo: volevo essere certo di scegliere un soggetto che non fosse già stato abusato o utilizzato da altre squadre di calcio. La volontà ferrea era quella di creare qualcosa di unico, esclusivo e immediatamente associabile alla Nissa. La volpe mi è sembrata quindi la sintesi perfetta tra appartenenza al territorio, carattere e originalità. Il mio percorso da architetto, ma soprattutto da designer, ha influenzato profondamente tutto questo processo. In realtà, il metodo che utilizzo per progettare è molto simile, indipendentemente dalla scala o dall’oggetto che ho davanti: che si tratti di una casa, di una camicia o persino della progettazione d’interni e di spazi urbani, l’approccio metodologico rimane sostanzialmente lo stesso. Prima viene la ricerca rigorosa, poi l’ispirazione e la progettazione, e infine la realizzazione materiale.»
Nel manifesto descrive la volpe come l’emblema di “scaltrezza, furbizia, arguzia e prontezza di spirito”. Quanto c’è dell’identità nissena e del carattere del tifoso locale in questi tratti distintivi? «Credo che ci sia moltissimo dell’identità nissena nella scelta di questo animale. Vivendo a Caltanissetta da molto tempo, ho imparato a riconoscere nel carattere dei miei concittadini proprio quei tratti di scaltrezza, furbizia, arguzia e prontezza di spirito. Sono caratteristiche che ritrovo, a mio avviso, anche nel tifoso che va allo stadio: una persona che possiede una spiccata capacità di leggere le situazioni, di adattarsi alle difficoltà, di non darsi mai per vinto e, quando serve, di trovare una soluzione brillante con intelligenza e ironia. A pensarci bene, è un modo di essere che appartiene profondamente anche alla mia stessa persona.»
Dalle prime bozze a matita fino alla realizzazione finale, passando per le sfide tecniche, qual è stata la fase più complessa ma al tempo stesso stimolante di questo percorso? «Posso dire che è stato un percorso straordinariamente stimolante in ogni sua fase, dalle prime linee tracciate sul foglio fino alla definizione finale. Ogni passaggio ha rappresentato una difficoltà e, al tempo stesso, una grandissima fonte di gratificazione professionale e personale. Se proprio devo individuare il momento più complesso, sicuramente è stata la realizzazione tridimensionale della testa della mascotte. In quel preciso istante il progetto compie il salto dal piano bidimensionale del disegno alla realtà tangibile: bisogna confrontarsi concretamente con materiali diversissimi tra loro, tecniche di assemblaggio, incollaggio e cucitura. Non basta che il risultato finale sia esteticamente bello da vedere, deve anche essere assolutamente funzionale e comodo da indossare. La scelta e la combinazione dei materiali diventano cruciali: bisogna avere una solida conoscenza, esperienza sul campo e soprattutto molto ingegno per capire come far dialogare componenti differenti e trasformarli in un unico oggetto coerente. Nel nostro caso, la leggerezza e la resistenza strutturale erano due requisiti imprescindibili, ma anche tra i più difficili da ottenere contemporaneamente. Il disegno rappresenta la scintilla in cui l’idea prende forma, ma la vera sfida è stata prendere quell’intuizione e renderla reale, indossabile e viva. È proprio lì che il progetto diventa materia pura e il designer deve trovare soluzioni concrete a problemi che sulla carta semplicemente non esistono.»
Immaginando la “Volpe Giallorossa” in mezzo al campo, tra gli spalti e a contatto con la città, qual è l’emozione che spera di trasmettere? E possiamo dire che, d’ora in poi, questa energia trasformerà tutti i sostenitori e i calciatori in veri e propri volpini giallorossi? «L’emozione principale che desideravo fortemente trasmettere è un profondo senso di appartenenza. Ho già avuto il grandissimo piacere di vedere la Volpe Giallorossa in mezzo ai tifosi durante la presentazione ufficiale della Nissa: è stato un momento intensissimo e toccante, perché vedere un personaggio nato da un’idea e da un semplice schizzo a matita che prende improvvisamente vita, muovendosi e interagendo con il pubblico, è un’emozione difficile da descrivere a parole. Vorrei che la Volpe diventasse il simbolo definitivo capace di unire la squadra, i tifosi, le famiglie e soprattutto i bambini, cementando un legame viscerale che va ben oltre i novanta minuti della partita di calcio. Incarnando quella scaltrezza, quell’arguzia e quella prontezza di spirito che ci contraddistinguono, l’auspicio più bello è proprio questo: sul rettangolo verde e sugli spalti, da questo momento in poi giocatori e tifosi nisseni saranno noti a tutti come i “volpini giallorossi”. Un unico corpo e un’unica anima, pronti a fiutare la vittoria, a lottare con intelligenza tattica e a difendere con le unghie e con i denti i nostri colori. In fondo, lo sport ha proprio questo compito nobile: creare identità, senso di appartenenza e condivisione autentica. Ed è per tutte queste ragioni che ci tengo a ringraziare di cuore la società Nissa per aver creduto in me e in questo progetto, dandomi la straordinaria opportunità di trasformare un’idea in qualcosa di tangibile e di poter condividere con la mia città e con tutti i tifosi un percorso nel quale credo profondamente.»

