“Con l’invio di una PEC ho formalmente richiesto a Siciliacque di poter effettuare una visita ispettiva presso il dissalatore di Porto Empedocle per verificare direttamente lo stato dell’impianto, delle opere di scarico e dei lavori di ripristino che si stanno svolgendo in queste settimane.
Ad oggi, infatti, non è chiaro quale sia il reale stato di avanzamento degli interventi, non sappiamo se l’impianto sia effettivamente in funzione, con quale capacità produttiva stia operando e quali siano gli effetti sull’ambiente marino e costiero. Soprattutto, non è chiaro quali benefici concreti stia producendo per il territorio.
Gli agrigentini continuano infatti a subire pesanti disservizi nell’erogazione dell’acqua proprio nei giorni più caldi dell’anno, mentre assistiamo quotidianamente al rimpallo di responsabilità e alla continua diatriba tra AICA e Siciliacque.
Parliamo di un’opera realizzata in regime emergenziale, finanziata con ingenti risorse pubbliche e presentata come una delle principali risposte alla crisi idrica che da anni colpisce la nostra provincia.
Per questo motivo i cittadini hanno il diritto di sapere quanto è costata, quanto sta producendo e se stia realmente contribuendo a risolvere l’emergenza. La richiesta avanzata a Siciliacque è semplice e ragionevole: consentire a una parlamentare della Repubblica di accedere all’impianto, visionare lo stato dei luoghi e acquisire le informazioni necessarie per svolgere pienamente la propria attività ispettiva e istituzionale.
Oltre alla società di sovrambito, ho messo al corrente di questa iniziativa il Presidente della Camera dei deputati, il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, il Commissario straordinario nazionale per l’emergenza idrica, il Presidente della Regione Siciliana, l’Assessore regionale competente, il Prefetto di Agrigento, la Capitaneria di porto, AICA e le competenti autorità sanitarie, ambientali e giudiziarie.
Parallelamente, ho depositato un’interpellanza urgente sulla gestione della crisi idrica in Sicilia.
L’atto sarà discusso domani alla Camera dei deputati, dove il Governo sarà chiamato a fornire risposte puntuali su una vicenda che interessa migliaia di cittadini e sulla quale non sono più tollerabili zone d’ombra. È arrivato il tempo delle risposte.
Se non vi è nulla da nascondere, non dovrebbe esserci alcuna difficoltà ad autorizzare il sopralluogo e a mettere a disposizione la documentazione richiesta. Qualora dovessero invece pervenire risposte evasive, dinieghi o mancati riscontri, ne trarremo le necessarie conseguenze. Allo stesso modo sul perdurare di una crisi idrica che investe Agrigento e l’intera Sicilia, anche nei giorni più caldi dell’anno.
Questa non è una battaglia politica. È una battaglia di civiltà, di trasparenza e di rispetto verso una comunità che da troppo tempo paga il prezzo di una gestione fallimentare delle risorse idriche.
Continueremo ad utilizzare tutti gli strumenti che il Parlamento mette a disposizione, dalle visite ispettive agli atti di sindacato ispettivo, affinché venga finalmente fatta piena luce sull’utilizzo delle risorse pubbliche, sul funzionamento del dissalatore e sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire il diritto all’acqua ai cittadini agrigentini.
Non ci fermeremo davanti ai diritti calpestati degli agrigentini. Continueremo a fare luce su questa vicenda in tutte le sedi previste dall’ordinamento, affinché siano finalmente accertate responsabilità, scelte e risultati di un’opera come il dissalatore di Porto Empedocle che avrebbe dovuto rappresentare una risposta concreta all’emergenza e che invece certifica il fallimento della gestione idrica agrigentina e regionale”.
Lo afferma con una nota la deputata del Movimento 5 Stelle, Ida Carmina.

