Salute

Somalia, 33 anni fa la battaglia del checkpoint pasta: morirono 3 eroici soldati italiani

Redazione

Somalia, 33 anni fa la battaglia del checkpoint pasta: morirono 3 eroici soldati italiani

Gio, 02/07/2026 - 17:07

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Il 2 luglio è una data incisa col fuoco nella memoria militare e civile italiana. Oggi ricorre il 33esimo anniversario della battaglia del Checkpoint Pasta, combattuta a Mogadiscio, in SOMALIA , il 2 luglio 1993. Fu il primo vero scontro a fuoco che vide impegnate le truppe dell’esercito italiano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, un evento drammatico che cambiò per sempre la percezione delle missioni internazionali di pace del nostro Paese. Nell’estate del 1993, il contingente italiano si trovava in SOMALIA nell’ambito della missione umanitaria delle Nazioni Unite UNOSOM II, con l’obiettivo di garantire la distribuzione degli aiuti alla popolazione stremata dalla carestia e dalla guerra civile e di disarmare le fazioni in lotta.

La mattina del 2 luglio, le forze italiane — composte da elementi della Brigata paracadutisti “Folgore”, del Reggimento raggruppamento “Friuli” e dei Lancieri di Montebello — avviarono l’operazione “Canguro 11” nel quartiere di Haliwaa, nella zona nord di Mogadiscio. Il compito era quello di rastrellare armi in un’area considerata feudo dei miliziani fedeli al signore della guerra Mohamed Farrah Aidid.

Vicino a un vecchio pastificio della ditta Barilla, noto come Checkpoint Pasta, la situazione precipitò rapidamente. Quella che doveva essere un’operazione di routine si trasformò in un’imboscata su larga scala. Centinaia di miliziani somali, protetti da una folla di civili usati come scudi umani, aprirono il fuoco con AK-47, mitragliatrici pesanti e lanciarazzi RPG contro le blindo ei veicoli leggeri italiani.

I militari italiani si trovarono intrappolati in un labirinto di strade strette, sotto una pioggia di proiettili provenienti da ogni direzione. Nonostante l’inferno di fuoco, l’ordine fu quello di reagire con la massima fermezza ma limitando i danni collaterali tra i civili. Fu necessario l’intervento dei pesanti carri armati M60A1 e dei veicoli da combattimento VCC-1 per spezzare l’accerchiamento e permettere l’evacuazione dei feriti.

Il bilancio finale della battaglia fu tragico per il contingente italiano: tre soldati caddero sul campo e altri 31 rimasero feriti, alcuni in modo gravissimo.

I tre militari italiani che persero la vita furono Pasquale Baccaro, caporale paracadutista di leva della Folgore, colpito mortalmente alla gamba da un razzo RPG mentre si trovava a bordo di un veicolo trasporto truppe; Andrea Millevoi, sottotenente del Reggimento Lancieri di Montebello, centrato da un cecchino mentre guidava la sua blindo Centauro per proteggere la ritirata dei commilitoni e Stefano Paolicchi, sergente maggiore incursore del 9º Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, colpito all’addome durante le fasi più concitate del contrattacco per liberare i soldati intrappolati. A tutti e tre fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria per il coraggio e l’estremo sacrificio dimostrati in battaglia.

Tra i feriti gravi vi fu anche l’allora sottotenente Gianfranco Paglia, rimasto paralizzato a causa dei colpi ricevuti mentre tentava di trarre in salvo i propri uomini, anch’egli successivamente decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. A distanza di 33 anni, il ricordo del Checkpoint Pasta conserva un significato profondo. Quella battaglia segnò la fine dell’illusione che le missioni di “peacekeeping” fossero prive di rischi bellici diretti. Oggi, le caserme e le istituzioni ricordano quei ragazzi poco più che ventenni che in una mattina di luglio, a migliaia di chilometri da casa, onorarono la bandiera italiana fino all’estremo sacrificio

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