«Massima attenzione» poiché «non si possono escludere azioni ritorsive» nei confronti dei poliziotti e di tutto il personale delle forze dell’ordine in divisa. È il contenuto di una circolare che il capo della Polizia Franco Gabrielli aveva inviato questa mattina dopo la sparatoria a Milano in cui è rimasto ucciso Anis Amri, il killer della strage di Berlino. L’invito era dunque di intraprendere ogni iniziativa utile per garantire la massima sicurezza e tutela degli operatori.
Ma a diffondere i nomi dei due poliziotti è stato per primo il ministro dell’Interno Marco Minniti durante la conferenza stampa, seguito poi dal premier Paolo Gentiloni. Giornalisti e agenzie di stampa erano invece entrati in possesso delle foto degli agenti – anche quella che ritrae il ferito, con la spalla fasciata sul letto di ospedale – fin dalla mattina.
La divulgazione dei nomi e delle immagini degli agenti a molti è subito apparsa una mossa che rischiava di mettere a serio rischio l’incolumità degli uomini che si volevano invece celebrare come eroi. Su Twitter Gentiloni è stato preso di mira dai più critici dopo aver scritto un tweet per ringraziare i due giovani poliziotti che l’altra notte si sono trovati per puro caso faccia a faccia con il terrorista più ricercato d’Europa.
Alla fine i profili Facebook dei due agenti sono stati oscurati. A renderlo noto è stato il questore di Milano Antonio De Iesu: «Abbiamo il dovere di tutelare l’immagine dei nostri agenti, abbiamo detto ai ragazzi di evitare, di non farsi prendere dall’emotività nel loro interesse, è opportuno che non lo facciano, stiamo parlando di una dimensione che non è la criminalità ma il terrorismo internazionale e c’è un problema di prevenzione». (Fonte corriere.it)

