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Verso la 71ª Coppa Nissena dopo la tragedia di Erice: la sicurezza è una responsabilità di tutti

Redazione

Verso la 71ª Coppa Nissena dopo la tragedia di Erice: la sicurezza è una responsabilità di tutti

A pochi ore dal dramma della Monte Erice, Caltanissetta si prepara a un'edizione speciale della sua storica cronoscalata, quest'anno titolata Campionato Italiano SuperSalita. Una manifestazione che ha sempre fatto dell'attenzione alla sicurezza uno dei punti di forza della propria organizzazione. L'appello a organizzatori, piloti e soprattutto pubblico: ognuno faccia la propria parte. E davanti alle sentenze e alle ricostruzioni che affollano i social, forse oggi serve riscoprire anche il valore del silenzio e del rispetto.
Lun, 07/09/2026 - 16:31

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CALTANISSETTA – Mancano pochi giorni al weekend della 71ª Coppa Nissena e questa volta parlare di motori, velocità, piloti e spettacolo è inevitabilmente più difficile.
Quanto accaduto alla Monte Erice è troppo vicino. Due giovanissimi appassionati hanno perso la vita durante quella che avrebbe dovuto essere una giornata di sport e di festa. Ci sono due famiglie travolte da un dolore immenso, persone ferite, un pilota inevitabilmente segnato da quanto accaduto e un intero mondo, quello del motorsport siciliano, che ancora oggi prova a metabolizzare una tragedia difficile persino da raccontare.
Eppure tra pochi giorni i motori torneranno ad accendersi. E lo faranno a Caltanissetta per uno degli appuntamenti più importanti della sua storia sportiva.


Quella che si prepara non sarà infatti una Coppa Nissena qualunque. La 71ª edizione assume quest’anno un valore particolare grazie alla prestigiosa titolazione del Campionato Italiano SuperSalita. Sullo storico tracciato nisseno arriveranno alcuni dei migliori protagonisti della specialità e per diversi piloti proprio Caltanissetta potrà rappresentare il momento decisivo della stagione, con punti pesantissimi e titoli italiani ancora da assegnare.
Una grande festa del motorsport che arriva, però, a pochissimi giorni da una tragedia che impone inevitabilmente una riflessione.
Non è semplice tornare a parlare di corse. Ma forse è giusto farlo. Non per dimenticare Erice, non per voltare frettolosamente pagina, ma per provare a trasformare il dolore di questi giorni in una maggiore consapevolezza.
E parlando della Coppa Nissena c’è un aspetto che riteniamo doveroso sottolineare con particolare forza: la sicurezza è sempre stata uno dei tratti distintivi della sua organizzazione.
Non lo diciamo sull’onda emotiva di quanto accaduto. È qualcosa che appartiene alla storia della manifestazione.


Nel corso dei decenni l’Automobile Club Caltanissetta ha investito risorse, professionalità, energie e lavoro affinché la Coppa Nissena potesse crescere non soltanto sotto il profilo sportivo, ma anche e soprattutto sotto quello organizzativo e della sicurezza.
Generazioni differenti di piloti hanno affrontato questo tracciato. Sono cambiate le automobili, sono aumentate enormemente le prestazioni, si sono evoluti regolamenti e tecnologie, si sono succeduti direttori di gara, commissari e protagonisti. Eppure nel tempo è rimasto costante l’apprezzamento di tanti piloti e addetti ai lavori per l’attenzione con cui l’organizzazione nissena ha sempre affrontato la sicurezza del percorso.
Chi conosce la Coppa Nissena sa bene quanto lavoro ci sia dietro il momento in cui la prima vettura lascia la linea di partenza. Ci sono settimane e mesi di preparazione, sopralluoghi, verifiche, interventi sul percorso, predisposizione delle postazioni e un enorme lavoro di coordinamento tra le diverse componenti della manifestazione.


È un patrimonio organizzativo costruito nel corso dei decenni e che va riconosciuto.
E proprio perché questa cultura della sicurezza appartiene alla storia della Coppa Nissena, siamo certi che anche quest’anno, forse con una sensibilità inevitabilmente ancora maggiore dopo Erice, ogni aspetto verrà affrontato con la consueta attenzione. Il prestigio della SuperSalita rende ancora più importante un appuntamento per il quale Caltanissetta e la sua organizzazione sono chiamate a mostrare ancora una volta quella capacità che negli anni è stata riconosciuta dal mondo delle corse.
Ma nessuna organizzazione, anche la migliore, può costruire da sola la sicurezza di una competizione automobilistica. Serve la collaborazione di tutti.
Ed è proprio qui che la riflessione diventa più ampia.


In queste ore, purtroppo, basta aprire i social per rendersi conto di quanto sia difficile esercitare un’altra forma di responsabilità: quella delle parole.
Dalle ore immediatamente successive alla tragedia di Erice si susseguono commenti, ricostruzioni, ipotesi, sentenze e contro-sentenze. C’è chi stabilisce cosa sia accaduto, chi individua responsabilità, chi spiega cosa si sarebbe dovuto fare, chi analizza una traiettoria attraverso pochi secondi di un video e chi arriva a conclusioni definitive senza possedere gli elementi, le competenze e soprattutto gli accertamenti necessari.
È una corsa parallela che, questa volta, sarebbe meglio non disputare.
Non tutto ciò che pensiamo deve necessariamente diventare un post. E soprattutto una tragedia non può trasformarsi in un’arena nella quale ciascuno sente il bisogno di pronunciare la propria sentenza.
Ci sono dinamiche che devono essere ricostruite da chi possiede competenze tecniche e responsabilità precise. Ci sono autorità chiamate ad accertare i fatti. Ci saranno tempi e luoghi per comprendere cosa sia realmente accaduto e, se necessario, per individuare eventuali responsabilità.
Nel frattempo esiste qualcosa che dovrebbe venire prima di tutto: la sensibilità.
Perché dietro quanto accaduto a Erice non ci sono soltanto un’automobile da corsa, una curva e una traiettoria. Ci sono persone.
Ci sono soprattutto le famiglie di due ragazzi giovanissimi che non torneranno più a casa. Ci sono amici che li stanno piangendo. Ci sono persone rimaste ferite. E c’è un pilota che si è trovato coinvolto in pochi terribili istanti in un evento dalle conseguenze devastanti e che, indipendentemente da ciò che gli accertamenti stabiliranno, porterà inevitabilmente dentro di sé il peso umano di quanto accaduto.
Anche questa sensibilità merita rispetto.


Forse, allora, in alcuni momenti bisognerebbe avere il coraggio di scegliere il silenzio.
Un silenzio che non significa indifferenza e neppure rinunciare a capire. Un silenzio consapevole, carico di rispetto, nell’attesa che chi ha il compito e le competenze per farlo ricostruisca quanto realmente accaduto.
Nella vita, e ancora di più in uno sport complesso come l’automobilismo, esiste anche una componente imprevedibile. Talvolta una concatenazione di circostanze può produrre in pochi istanti conseguenze che nessuno avrebbe immaginato. Questo non significa rinunciare a cercare risposte. Significa semplicemente avere l’umiltà di aspettarle.
Il silenzio, dunque, può essere rispetto. Rispetto per le vittime, per le loro famiglie, per i feriti, per il pilota, per gli organizzatori e per chi dovrà accertare cause e dinamica.
C’è però qualcosa sulla quale non occorre aspettare alcuna indagine per riflettere: la sicurezza riguarda tutti.
Riguarda naturalmente gli organizzatori, chiamati a mettere in campo competenza, professionalità e ogni misura necessaria. E su questo la storia della Coppa Nissena rappresenta un patrimonio e una garanzia importanti.


Riguarda i piloti. Chi corre conosce meglio di chiunque altro i rischi del motorsport e sa quanto siano fondamentali regole, verifiche tecniche, equipaggiamenti e indicazioni di sicurezza. L’agonismo è l’essenza delle corse, ma deve sempre convivere con il rispetto delle norme.
Riguarda i commissari, le forze dell’ordine, i tecnici e i volontari, quelle tante persone che spesso lavorano per ore lungo il percorso, lontano dai riflettori, affinché migliaia di altre possano vivere una grande giornata di sport.
E riguarda, enormemente, il pubblico.
Senza gli spettatori una cronoscalata perderebbe gran parte della propria anima. Ma proprio agli spettatori, alla vigilia della Coppa Nissena, sentiamo di rivolgere l’appello più accorato.
Quando un commissario invita a spostarsi, bisogna ascoltarlo. Quando una zona è interdetta al pubblico, bisogna rispettarla. Quando le forze dell’ordine forniscono un’indicazione, quella richiesta non deve essere considerata un fastidio o un ostacolo allo spettacolo.
Non importa se qualche metro più avanti si vede meglio. Non importa se da quella posizione si potrebbe realizzare una fotografia più spettacolare. Non importa neppure conoscere quella strada da una vita.
Durante una competizione automobilistica anche la posizione dello spettatore fa parte del sistema di sicurezza.


Una barriera, una zona interdetta o l’indicazione di un commissario non servono a togliere spettacolo. Servono a proteggere vite.
La sicurezza di un grande evento automobilistico è dunque una responsabilità collettiva. L’organizzazione deve fare la propria parte, il pilota deve fare la propria parte, i commissari e le forze dell’ordine devono fare la propria parte e il pubblico deve fare la propria parte.
Nessun anello può sentirsi estraneo a questa catena.
Tra pochi giorni Caltanissetta sentirà nuovamente il rumore dei motori. Sarà una 71ª Coppa Nissena speciale, impreziosita dalla SuperSalita e dalla possibilità che proprio sul tracciato nisseno vengano decisi alcuni dei titoli più importanti della stagione.
La sua lunga storia organizzativa e l’attenzione che l’Automobile Club Caltanissetta ha sempre dedicato alla sicurezza rappresentano una certezza importante. Siamo convinti che anche questa volta verrà messa in campo tutta l’esperienza maturata in decenni di motorsport e siamo altrettanto certi che gli organizzatori sapranno trovare il momento e il modo più appropriati per rivolgere un pensiero ai due giovanissimi appassionati che a Erice hanno perso la vita seguendo uno sport che amavano.
Poi arriverà il momento di correre.
Facciamolo con la passione che appartiene alla Coppa Nissena, con l’agonismo dei piloti, con l’entusiasmo del pubblico e con quella capacità organizzativa che Caltanissetta ha costruito e affinato nel corso degli anni.


Ma facciamolo ricordando che nessuna curva, nessun record, nessuna fotografia e nessun titolo italiano potranno mai valere più della sicurezza e della vita di una persona.
E forse, prima che i motori della 71ª Coppa Nissena tornino a parlare, sarebbe bello lasciare spazio per qualche momento proprio al silenzio.
Un silenzio per chi non c’è più. Un silenzio per le loro famiglie. Un silenzio per chi è rimasto ferito. Un silenzio anche per chi si è trovato, in pochi terribili istanti, protagonista involontario di una tragedia destinata a lasciare un segno profondo.
Un silenzio che non sia vuoto, ma pieno di rispetto.
Poi sarà il momento della Coppa Nissena. E sarà il momento di dimostrare ancora una volta che una grande festa del motorsport si costruisce con la passione e con lo spettacolo, ma prima di tutto con organizzazione, responsabilità e sicurezza.

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