Un anno fa, quando il padre uccise a colpi di pistola in strada la madre, fu tra i primi a commentare il femminicidio, accusando le istituzioni di non aver fatto nulla per arginare quell’uomo definito “violento e pericoloso”. Oggi è lui, Camillo Mancini, a finire in manette con accuse altrettanto gravi di quelle che hanno portato in carcere il papà. L’uomo, infatti, è stato arrestato per aver picchiato violentemente la sua compagna durante una lite furibonda.
Uno scontro che, a quanto pare, si è svolto anche davanti al figlio, lo stesso che il giorno dell’omicidio della nonna era accanto alla donna quando venne colpita a morte dal marito. L’arresto, secondo quanto rivelato dal quotidiano abruzzese Il Centro, sarebbe scattato sabato scorso, quando i carabinieri di Lettomanoppello, piccolo centro del Pescarese, sono intervenuti in casa di Mancini su segnalazione di alcuni vicini, allertati dalle grida provenienti dall’appartamento e già provati dall’omicidio che un anno fa scosse l’intero paese. Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe picchiato la compagna al termine di una giornata passata insieme alla festa del paese.
Peraltro su Mancini – che lo scorso 30 settembre si è anche presentato in aula per testimoniare contro il padre nel processo in cui è parte civile – pendevano già delle indagini da parte dei carabinieri per un episodio di violenza avvenuto qualche tempo fa. Durante una cena in un ristorante con i colleghi di lavoro, infatti, l’uomo si sarebbe scagliato con violenza contro la sua attuale compagna picchiandola davanti a tutti. Solo l’intervento dei commensali, attoniti, era riuscito a riportare la calma nel locale. L’episodio, però, era finito all’attenzione dei militari che avevano avviato accertamenti sul caso. Ora Mancini è in carcere con l’accusa di lesioni personali in attesa di essere interrogato dal gip che dovrà decidere se confermare o meno la sua detenzione. Quando il padre Antonio uccise la madre Cleria, il 9 ottobre del 2025, Claudio Mancini si presentò davanti alle telecamere puntando il dito contro il padre con cui c’erano pesanti dissidi da quando decise di lasciare la moglie per un’altra donna. A confermate l’astio era stato anche lo stesso Antonio quando ai magistrati disse che il suo vero obiettivo, quel giorno, non era la moglie ma il figlio che – a suo dire – lo aggrediva verbalmente da tempo. Oggi entrambi sono rinchiusi in un carcere, con l’accusa di aver ucciso e picchiato due donne.

