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Scuola, Flc Cgil Sicilia: “Tetto per gli stranieri ingiusto e impraticabile, i dati della Sicilia lo dimostrano”

Redazione 1

Scuola, Flc Cgil Sicilia: “Tetto per gli stranieri ingiusto e impraticabile, i dati della Sicilia lo dimostrano”

Mar, 22/09/2026 - 08:14

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“La Flc Cgil Sicilia esprime ferma contrarietà alla proposta della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di introdurre un tetto del 30% alla presenza di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi. Una misura che, oltre a essere profondamente ingiusta, si scontra con la realtà demografica e scolastica di molte regioni, a partire dalla Sicilia”. Lo dichiara Adriano Rizza, segretario generale della Flc Cgil Sicilia. I dati più recenti e ufficiali, riferiti all’anno scolastico 2024/2025 dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, fotografano una situazione che rende la proposta non solo anacronistica, ma logisticamente impossibile da applicare in diversi territori dell’Isola.

In Sicilia sono 30.174 gli alunni con cittadinanza non italiana, così distribuiti: infanzia, 5.263; primaria, 10.534, secondaria di I grado, 6.771; secondaria di II grado, 7.606. Questi numeri dimostrano che su 30.174 studenti stranieri 22.568 frequentano la scuola dell’infanzia, la primaria e la secondaria di primo grado. Si tratta, quindi, di bambini e preadolescenti inseriti nel tessuto scolastico e sociale dell’Isola. “Al di là dell’evidente ingiustizia di separare gli studenti in base alla cittadinanza – spiega Rizza – creando classi “ghetto” e negando il diritto all’inclusione sancito dalla Costituzione, la proposta si rivela materialmente irrealizzabile in territori come la provincia di Ragusa, dove l’incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana sul totale è del 13%, più del triplo della media regionale (4,1%)”.

“Qui – continua il segretario della Flc – applicare un tetto del 30% significherebbe dover redistribuire centinaia di studenti in altre scuole. Ma dove? In molti comuni del ragusano non esistono plessi alternativi raggiungibili, le sezioni sono già al completo e le distanze territoriali rendono impraticabile qualsiasi ipotesi di “spostamento”. Si tratterebbe di un’operazione che, oltre a violare i diritti degli studenti, paralizzerebbe l’organizzazione scolastica e costringerebbe famiglie e ragazzi a spostamenti impossibili, con gravi ricadute sul diritto allo studio”.

“La vera emergenza è l’integrazione, non le classi ghetto”, prosegue Rizza. La Flc Cgil Sicilia ricorda che nel 2023/24 il 53% degli studenti stranieri in Sicilia era nato in Italia (circa 15.887 ragazzi e ragazze). A Trapani la quota dei nati in Italia arriva al 54,9%. Non parliamo, quindi, di studenti “appena arrivati”, ma di giovani che sono nati e cresciuti nel nostro Paese, che parlano italiano e che rappresentano una parte integrante della nostra comunità scolastica.

Tra il 2018/19 e il 2023/24, gli studenti con cittadinanza non italiana in Sicilia sono passati da circa 21.000 a quasi 30.000, con un aumento di oltre l’8.700 unità (+40%). Nello stesso periodo, gli studenti italiani sono diminuiti di oltre 11.000 unità. In questo contesto, la scuola siciliana ha bisogno di più risorse, più organici, più mediatori culturali e più investimenti sull’inclusione, non di misure che alimentano divisione e disuguaglianza.  “La scuola siciliana – conclude Rizza – è già una scuola multiculturale. La risposta non è alzare muri, ma costruire ponti: investire sull’integrazione, rafforzare l’organico, garantire continuità didattica e sostenere i territori con maggior incidenza di studenti stranieri. Questo è il vero interesse del Paese”.

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