Salute

Ex Ilva, la Corte d’Appello di Milano respinge la richiesta sospensiva: “L’area a caldo va chiusa”

AdnKronos

Ex Ilva, la Corte d’Appello di Milano respinge la richiesta sospensiva: “L’area a caldo va chiusa”

Ven, 11/09/2026 - 12:35

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(Adnkronos) – La Corte di Appello di Milano bis (sezione specializzata in materia d'impresa) ha rigettato la richiesta di sospensiva, avanzata da Ilva e Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, del decreto emesso il 27 luglio scorso sulla chiusura dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto.  In quella occasione la Corte d'Appello aveva fissato in 90 giorni (quindi a fine ottobre, intorno al 25) per l'esecuzione del decreto. Adi e Ilva hanno presentato anche ricorso alla Corte di Cassazione ma quest'ultima prevede tempi troppo lunghi per la sentenza. E, quindi, contestualmente, hanno avanzato il ricorso, ex articolo 373 codice procedura civile, alla stessa Corte di Appello del capoluogo lombardo. "Il bilanciamento tra i contrapposti interessi non può che far propendere a favore delle ragioni di tutela della salute per le quali è stata disposta, con il Decreto in questione, la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo: invero, come desumibile da ripetute recenti pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione", nel conflitto "tra il diritto all'esercizio dell'attività d'impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest'ultimo". Così la Corte di Appello di Milano, composta dai magistrati Lorenzo Orsenigo (presidente e relatore/estensore), Alessandra Arceri e Beatrice Siccardi (entrambe consigliere), si è pronunciata nell'ordinanza con cui rigetta la richiesta di sospensiva, avanzata da Ilva e Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, del decreto emesso il 27 luglio scorso sulla chiusura dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto entro 90 giorni. La Corte cita, a questo proposito, "la recente modifica dell'articolo 41 comma 2 della Costituzione, secondo cui l'iniziativa economica privata non può svolgersi 'in modo da recare danno alla salute o all'ambiente'". "Li ho informati: i miei assistiti stanno letteralmente piangendo di gioia. Non ci sono altri step cautelari. Questo era l'ultimo", ha detto al'Adnkronos l'avvocato Ascanio Amenduni, uno dei legali (l'altro è Maurizio Rizzo Striano) degli undici cittadini di Taranto (dieci adulti e un bambino) che avevano presentato l'azione inibitoria sulla quale si è pronunciata prima la Corte di Appello di Milano il 27 luglio scorso e poi oggi la Corte di Appello bis del capoluogo lombardo. Gli avvocati degli undici cittadini tarantini avevano chiesto in una memoria che la richiesta fosse dichiarata inammissibile o che venisse respinta. "La vita umana dei tarantini ha vinto. La Corte d'Appello ha respinto la sospensiva richiesta da Adi e Ilva in amministrazione straordinaria, confermando il provvedimento con cui a fine luglio, è stato disposto il blocco dell'area a caldo le cui operazioni dovranno terminare entro il 28 Ottobre", hanno commentato i Genitori Tarantini, sulla loro pagina Facebook, esultando per la decisione della Corte di Milano. "I giudici della Corte di Appello di Milano hanno confermato il blocco dell'area a caldo dell'ex Ilva respingendo la richiesta di sospensiva di Acciaierie d'Italia. A seguito di questa decisione, riteniamo sia fondamentale che il Governo risponda alle richieste contenute nel piano nazionale straordinario di messa in sicurezza sociale e di rilancio dell’ex Ilva e convochi immediatamente il tavolo permanente a palazzo Chigi". Lo chiedono Fim, Fiom e Uilm in una nota. "Le lavoratrici e i lavoratori pretendono risposte sul futuro dell’ex Ilva ed il sistema manifatturiero attende di conoscere il destino della produzione di acciaio nel nostro Paese, non accetteremo passivamente un piano che risolva con anni di cassa integrazione e licenziamenti già annunciati", sottolineano i sindacati. "Bisogna evitare l’esplosione della bomba sociale con interventi ordinari e straordinari. Bisogna mettere in salvaguardia i lavoratori, prime vittime delle scelte di chi ha avuto ed ha responsabilità decisionali. Subito il blocco dei licenziamenti!", concludono.  
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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