Numerosi reperti archeologici della Regione Siciliana saranno esposti al Palazzo della Cultura di Gela, nel Nisseno. È quanto prevede la convenzione siglata oggi dalla Soprintendenza dei beni culturali e ambientali di Caltanissetta e il Comune di Gela.
«La collaborazione e la sinergia tra istituzioni – commenta l’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato – rappresenta uno strumento fondamentale e strategico per garantire una sempre più ampia fruizione del nostro patrimonio e per promuovere la valorizzazione e lo sviluppo dei territori».
La concessione, per l’uso gratuito e a fini espositivi, riguarda numerosi reperti provenienti sia dalle attività di archeologia preventiva condotte dalla Soprintendenza nel territorio di Gela sia dagli scavi effettuati nel sito di Orto Fontanelle. In quest’area, durante i lavori di riqualificazione dell’ex complesso Maria Ausiliatrice, realizzati dal Comune per la costruzione del nuovo Palazzo della Cultura, sono emerse importanti strutture archeologiche risalenti al V secolo a.C., tra cui i resti di un santuario e di un ergasterion (officina artigiana), oltre a numerosi reperti di particolare interesse. Tra questi spicca un eccezionale tesoretto votivo composto da 71 monete e preziosi manufatti, tra i quali uno stilo raffigurante un’erma di Dioniso.
I reperti troveranno posto all’interno del nuovo percorso espositivo, realizzato con la collaborazione della Soprintendenza di Caltanissetta. L’amministrazione comunale provvederà alla custodia e alla vigilanza del materiale. Alla firma della convenzione erano presenti il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, l’assessore comunale alla Cultura, Romina Morselli, e la soprintendente, Daniela Vullo.
«Abbiamo accolto con favore la richiesta del Comune di Gela di ottenere in concessione i materiali provenienti da Orto Fontanelle e i numerosi reperti rinvenuti nel corso delle attività di archeologia preventiva e finora custoditi nei magazzini della Soprintendenza. – dice Vullo – Si tratta di testimonianze che documentano la straordinaria ricchezza del sottosuolo gelese e che contribuiranno ad arricchire ulteriormente l’offerta culturale della città, restituendo questi importanti beni alla pubblica fruizione».

