Salute

Il sonno REM è legato all’attività cerebrale diurna

Redazione

Il sonno REM è legato all’attività cerebrale diurna

Gio, 20/08/2026 - 19:09

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Dormire non significa soltanto interrompere le attività della giornata. Durante la notte il cervello attraversa fasi differenti, tra cui il sonno REM, associato ai sogni, alla regolazione delle emozioni e ad alcuni processi della memoria. Un nuovo studio ha esaminato il possibile legame tra le caratteristiche di questa fase e il funzionamento di una piccola area del tronco encefalico coinvolta in attenzione, vigilanza e risposta agli stimoli.

I ricercatori si sono concentrati sul locus coeruleus, un nucleo cerebrale che produce noradrenalina, sostanza implicata nello stato di allerta. Negli animali questa struttura sembra contribuire all’alternanza tra sonno e veglia, mentre negli esseri umani il suo ruolo è ancora meno definito. Per studiarlo sono stati coinvolti 52 adulti sani, sia giovani sia più anziani.

I partecipanti hanno svolto due compiti cognitivi durante una risonanza magnetica funzionale ad alta risoluzione. Le prove erano state progettate per osservare la risposta del locus coeruleus in diverse condizioni di attenzione. In un secondo momento, i volontari hanno trascorso una notte in laboratorio, dove la loro attività cerebrale è stata registrata attraverso l’elettroencefalogramma. L’obiettivo non era diagnosticare patologie, ma verificare se alcuni indicatori del sonno REM fossero associati all’attività della regione durante la veglia.

Le associazioni osservate dai ricercatori

Il risultato principale riguarda alcuni segnali utilizzati per descrivere l’intensità del sonno REM. In particolare, una maggiore energia delle onde theta durante questa fase era associata a un determinato profilo di attività del locus coeruleus in uno dei compiti cognitivi. Si tratta di un’associazione, non della dimostrazione di un rapporto di causa-effetto.

Un altro dato ha riguardato soprattutto gli adulti più anziani. In un compito legato a una risposta più automatica agli stimoli, una maggiore attività del locus coeruleus era associata a una minore energia theta durante il REM. Secondo gli autori, il risultato può indicare che con l’età il rapporto tra i sistemi cerebrali della vigilanza e la qualità del sonno REM diventi meno equilibrato.

Lo studio ha rilevato inoltre un’associazione tra l’attività del locus coeruleus e un aumento delle onde sigma nel minuto precedente l’inizio del REM. Il dato suggerisce che il passaggio a questa fase possa dipendere dal bilanciamento tra i sistemi che regolano l’attivazione cerebrale.

Che cosa significa per la salute

Il lavoro aiuta a comprendere meglio perché il sonno possa diventare più fragile con l’età, anche in assenza di una malattia evidente. Il locus coeruleus è studiato anche in relazione a insonnia e patologie neurodegenerative, ma questa ricerca non dimostra che un sonno REM di qualità inferiore sia, da solo, un indicatore di futuro declino cognitivo. Mostra soltanto la presenza di associazioni biologiche che dovranno essere confermate da ulteriori studi.

Gli stessi limiti impongono prudenza nell’interpretazione dei risultati. Il campione era contenuto, soprattutto nella fascia degli adulti più anziani, e per una parte dei partecipanti le misure del sonno e quelle ottenute con la risonanza magnetica non sono state raccolte nello stesso momento. Non è quindi possibile utilizzare una singola notte agitata come segnale affidabile di malattia né ricavare indicazioni attraverso test fai da te.

Il messaggio pratico resta comunque semplice: proteggere il sonno è una scelta utile per la salute generale. In presenza di disturbi persistenti è opportuno parlarne con un professionista, senza aspettarsi che una sola ricerca possa offrire risposte definitive. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Biomedical Science con il titolo “REM sleep quality is associated with balanced tonic activity of the locus coeruleus during wakefulness”

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