Salute

La siccità inghiotte l’Europa, a secco area come 6 volte Sicilia

Redazione

La siccità inghiotte l’Europa, a secco area come 6 volte Sicilia

Dom, 26/04/2026 - 16:20

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Il conflitto in Iran ha acceso i riflettori su uno specchio d’acqua, lo Stretto di Hormuz, eppure esistono altri rischi laddove di acqua non ce n’è proprio. La siccità, fenomeno direttamente figlio del cambiamento climatico, riguarda una zona enorme (e sempre più vasta) del Vecchio Continente. Un’area grande quasi quanto la Tunisia o, per gli appassionati di sport, 22 milioni di campi di calcio. Sei volte la Sicilia. Secondo le ultime rilevazioni Eurostat, nel 2024 sono 156.703 i chilometri quadrati di territorio europeo colpiti dalla siccità. I picchi maggiori si sono registrati nel 2018 e nel 2022 (rispettivamente 520.817 e 558.313 chilometri quadrati), mentre l’area interessata è generalmente aumentata durante il decennio 2014-2024.

Per dare un termine di paragone, dodici anni fa i fenomeni siccitosi avevano colpito meno di 50mila chilometri quadrati. Secondo Eurostat, “l’estensione del territorio UE colpito da siccità è un indicatore chiave dei progressi compiuti rispetto all’SDG numero 15”, l’obiettivo di sviluppo sostenibile denominato “Vita sulla Terra”. La siccità non ha però un costo soltanto ambientale, ma anche economico e persino in termini di vite umane. Come riportato dal Libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua del gruppo Teha, il prezzo della crisi idrica pesa 227 euro pro capite all’anno.

L’impatto complessivo è di 13,4 miliardi di euro, circa il doppio della media europea: è come se l’intera economia nazionale si arrestasse per un paio di giorni. Il settore più colpito è quello dell’agricoltura: nell’ultimo decennio la produzione agricola italiana ha registrato un calo del 7,8% e nel 2024 i danni legati agli eventi climatici hanno raggiunto 8,5 miliardi di euro. Un’altra analisi completa il quadro. Secondo il Lancet Countdown on Health and Climate Change, prodotto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’University College London, il Bel Paese è tra i più colpiti dalle ondate di calore provocate dal cambiamento climatico. 46 giorni di vampate nel solo 2024 e, tra il 2012 e il 2021, una media di circa 7.400 decessi annui correlati al caldo: più del doppio rispetto alla media dell’ultimo decennio degli anni ’90. Di fronte a queste evidenze, le istituzioni non possono restare indifferenti.

Per questa ragione il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, durante la ministeriale G7 di Parigi ha chiesto maggior sostegno finanziario per la lotta al degrado del suolo, alla desertificazione e alla siccità. “La Coalizione G7 sulle acque — ha sostenuto — può essere catalizzatore per soluzioni per la tutela delle risorse idriche basate su ricerca e sviluppo, anche per la tutela dei suoli”. Pichetto ha poi messo in relazione i luoghi di provenienza dei flussi migratori e di conflitti con le aree soggette a desertificazione, ricordando come il proprio ministero abbia “promosso già dal 2020 un progetto per sostenere undici Paesi nell’area del Sahel” nel contrasto al degrado e alla desertificazione

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