Armando Turturici, Consigliere Comunale di Caltanissetta, attraverso una nota interviene in merito al tema del randagismo. Di seguito il testo integrale della nota.
A distanza di quasi due mesi dall’insediamento del nuovo assessore al randagismo, Cristian Genovese, non risulta ancora pubblicata alcuna dichiarazione di intenti, non è stata convocata alcuna riunione né è stata espressa una visione su come affrontare e risolvere il problema del randagismo in città. Solo silenzio assoluto. Eppure, la gestione della popolazione canina rappresenta oggi una vera emergenza: una realtà complessa che comprende randagismo, abbandono, mancato controllo delle nascite e una gestione spesso non responsabile degli animali da parte dei proprietari. Una situazione che incide pesantemente sia sul benessere animale sia sulle finanze comunali.I dati sono chiari: al 31 marzo 2026 risultano ricoverati presso le strutture convenzionate ben 850 cani. Solo per il mese di marzo, il Comune di Caltanissetta ha liquidato € 78.755,59 (IVA inclusa), con un aumento di circa il 5% rispetto alla media dei mesi precedenti, dovuto alla crescita della popolazione nei rifugi. Numeri che dimostrano come l’attuale approccio non stia contribuendo minimamente ad abbattere il fenomeno.Il costo medio giornaliero per il mantenimento di un cane in canile è di circa 2,50 euro: circa 75 euro al mese e circa 900 euro all’anno per ogni singolo animale.Se si considera che una cucciolata può essere composta da 7 a 10 cuccioli, una sola nascita può comportare una spesa annua compresa tra i 6.000 e i 9.000 euro. E una cagnolina può avere fino a due cucciolate all’anno. Questo significa che una sola femmina non sterilizzata può generare, nel giro di pochi anni, decine di migliaia di euro di spesa pubblica, oltre a un numero crescente di animali destinati al randagismo o alla permanenza in canile.È evidente che non si può continuare a intervenire solo sull’emergenza. È indispensabile puntare con decisione sulla prevenzione, unica strada capace di ridurre davvero il fenomeno e, allo stesso tempo, abbattere i costi per la collettività.In tal senso, occorrerebbe avviare un censimento dei cani padronali, con particolare attenzione alle femmine non sterilizzate; introdurre voucher comunali per incentivare la sterilizzazione, soprattutto per le fasce economicamente più fragili; rafforzare i controlli contro l’abbandono, anche attraverso sistemi di videosorveglianza nelle aree più a rischio e l’applicazione delle sanzioni; realizzare una mappatura aggiornata delle zone con presenza stabile di randagi per pianificare interventi mirati; promuovere campagne di sensibilizzazione sul possesso responsabile degli animali e sugli obblighi normativi; incentivare le adozioni dai canili e potenziare i servizi dedicati ai gatti di strada, oggi pressoché inesistenti.Particolarmente grave è proprio la totale assenza di una reale politica di tutela dei gatti. In città, i servizi dedicati sono quasi inesistenti e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: quotidianamente si trovano gattini morti lungo le strade, vittime di incidenti o abbandono, spesso lasciati per giorni senza che nessuno provveda alla rimozione dei corpicini senza vita. Una situazione indegna che rappresenta un segnale evidente di mancanza di attenzione e rispetto verso gli animali più fragili.Accanto a tutto questo, è fondamentale il coinvolgimento attivo e strutturato delle associazioni e dei volontari, che ogni giorno operano sul territorio con grande impegno ma spesso senza il necessario supporto.Ricordo altresì che la struttura veterinaria pubblica di contrada Firrio, destinata alle sterilizzazioni e alle microchippature, è chiusa da oltre un anno. Un anno. Ritengo che questo sia un fatto gravissimo, visto anche che si tratta di un servizio pubblico.E mentre si continua a rimandare, il randagismo mostra ogni giorno il suo volto più duro. La cagnolina ritratta nella foto allegata, arrivata recentemente in canile in condizioni difficili, è solo uno dei tanti esempi di una realtà che si ripete quotidianamente. Non è un caso isolato, ma il simbolo di un problema che continua a produrre sofferenza e costi, senza che venga affrontato alla radice.Quando ci renderemo conto che ignorare questo problema significa continuare a pagarlo — in termini economici, sociali e di civiltà?
Armando Turturici Consigliere Comunale

