Il 2026 inizia con un rallentamento del costo della vita, che torna ai livelli di quasi un anno e mezzo fa. Ma i prezzi al consumo mensili continuano comunque a crescere ed è sempre in risalita anche il cosiddetto carrello della spesa, quell’insieme di beni che, tra alimentari e prodotti per la cura della persona, rappresentano le voci di spesa tra le più indicative per il portafogli degli italiani.
Nella giornata in cui vengono diffusi i dati provvisori sull’inflazione di gennaio, l’Istat ha anche rivisto come ogni inizio d’anno il paniere con cui misura gli indici dei prezzi al consumo. In pratica in questo 2026 nel monitoraggio entreranno 8 nuove categorie che secondo l’istituto di statistica fotografano l’evoluzione delle abitudini di spesa delle famiglie italiane. Tra le new entry del paniere spiccano voci quali i grembiuli dei bambini e le divise dei ragazzi a scuola, i kit di videosorveglianza contro le incursioni dei ladri, tende e zaini da campeggio o software tipo gli antivirus. Una serie di prodotti che, tuttavia, a detta dei consumatori non sembrano soddisfare pienamente la rappresentatività del campione.
Per quanto riguarda in particolare il raggruppamento di beni che fanno capo alla scuola, con l’ingresso di voci quali le divise, gli album da disegno e le gomme da cancellare, il paniere è “decisamente incompleto” per l’Unc. Che lamenta ad esempio la mancanza di astucci, diari, squadre, compassi, pennarelli e pastelli, oltre che di cartelle, trolley o zainetti usati dagli studenti. Critica analoga arriva anche dal Codacons che più in generale lamenta come dal calcolo dell’andamento dei prezzi al dettaglio se da un lato sale il peso di alimentari e bevande, dall’altro diminuisce quello relativo ad abitazioni e trasporti, ovvero di voci rilevanti e che continuano ad incidere pesantemente sui bilanci familiari. Sulla base del nuovo paniere sono state quindi avanzate le stime preliminari dei prezzi nel primo mese del 2026.
Un gennaio che mostra un’inflazione in calo dall’1,2% di dicembre scorso all’1%, “un livello appena superiore a quello di ottobre 2024 (+0,9%)” come fanno notare gli stessi tecnici dell’Istat. Ma a livello mensile i prezzi crescono dello 0,4% ed è proprio quest’ultimo dato ad allarmare maggiormente i consumatori. Il carovita in calo all’1% “è solo una magra consolazione” dice l’Unc secondo cui quello che conta è piuttosto il fatto che l’inflazione mensile raddoppia.
“Per non parlare dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche che su base congiunturale decollano, passando dal +0,1% di dicembre a +1% di gennaio, 10 volte tanto, un balzo astronomico a dir poco allarmante e una stangata per le famiglie”. Effettivamente, complice anche l’aumento tendenziale del 2,6% dei prezzi di alimentari e bevande analcoliche messo in luce da Assoutenti, il carrello della spesa – che notoriamente rappresenta un vero e proprio termometro dell’andamento dei consumi delle famiglie – torna nuovamente a crescere a gennaio, anche se a un ritmo inferiore rispetto a dicembre scorso: dal +2,2% al +2,1%. Come sempre le interpretazioni dei dati sono abbastanza discordanti.
Confesercenti guarda soprattutto all’aumento mensile dei prezzi al consumo (“il più elevato dallo scorso luglio” ricorda) che interrompe una fase di rallentamento. E per questo ribadisce le proprie preoccupazioni sul potere d’acquisto delle famiglie, in particolare di quelle a basso reddito sui cui bilanci incidono molto le voci delle spese irrinunciabili. A concentrarsi invece più sul significato dell’andamento annuale del carovita è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: “Il tasso di inflazione all’1%, con la Borsa che cresce e lo spread che si riduce, sono dati positivi che vanno nella giusta direzione della stabilità e della crescita” afferma. E sostiene che i dati diffusi da Eurostat configurano l’Italia come “un Paese modello, con un’inflazione strutturalmente ben al di sotto della media europea”. E parla dunque di “Prospettive positive per le imprese e le famiglie italiane”.

