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Michele Aldo Giammusso: il volto sorridente e operativo di una Caltanissetta che voleva esistere

di Fiorella Falci

Michele Aldo Giammusso: il volto sorridente e operativo di una Caltanissetta che voleva esistere

Sab, 17/04/2021 - 18:45

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Michele Aldo Giammusso: il volto sorridente e operativo di una Caltanissetta che voleva esistere

È stato per oltre trent’anni il biglietto da visita della Città: ogni nuovo Prefetto che arrivava a Caltanissetta incontrava per primo lui, il comm. Michele Aldo Giammusso, Presidente della Pro-Loco e anima attiva di una città che voleva valorizzare le proprie risorse e coltivare nel futuro le proprie tradizioni, un volto sorridente e una personalità vulcanicamente operativa, contro-corrente rispetto allo stereotipo accidioso del nisseno “grave e metafisico” che Vitaliano Brancati aveva scolpito nella memoria collettiva con i suoi scritti nisseni degli anni ’30.

Il 19 aprile Aldo Giammusso avrebbe compiuto 100 anni, e la città lo ricorderà, compatibilmente con le misure anti-pandemia, con una Messa in Cattedrale celebrata da Mons. Gaetano Canalella domenica 18 alle ore 12, nel luogo sacro ai nisseni perché fulcro non soltanto della vita spirituale ma anche delle tradizioni secolari che hanno costruito l’identità cittadina e alle quali tanto si era dedicato con attivismo infaticabile e una passione civile esemplare.

Laureato in Economia e dirigente dell’Assessorato Regionale Agricoltura, all’inizio degli anni ’60 aveva inventato la Fiera Centro-Sicula, cresciuta nei decenni successivi fino a diventare un riferimento delle attività commerciali che intorno al mondo agricolo ruotavano, con l’intuizione di puntare sulla centralità geografica del territorio nisseno e di proporre una lettura dello sviluppo economico che non emarginasse le zone interne, proprio negli anni in cui forze centrifughe allontanavano risorse e sviluppo verso le città costiere e la prima grande ondata migratoria cominciava a spopolare i nostri paesi.

Pensare positivo, pensare in grande e operare di conseguenza è stato il filo conduttore del suo agire nel contesto nisseno, rispetto al quale rappresentava l’antidoto alla rassegnazione sonnolenta che stava inesorabilmente narcotizzando la città, con un entusiasmo contagioso e martellante che non ha mai perduto, e che riusciva a coinvolgere prima o poi anche le istituzioni più insensibili in tante piccole grandi iniziative che rimanevano segnali luminosi, intermittenti ma costanti, di una città che voleva continuare ad esistere e si scommetteva in prima persona.

Inventore della tradizione: sua l’idea di concludere la Settimana Santa, innovando protocolli secolari, non il Venerdì con la processione del Signore della Città, vertice mistico del dolore condiviso della comunità, ma il Sabato, facendo rivivere e rilanciando la “Scinnenza” (che negli anni ’50 Padre Scuderi aveva cominciato a promuovere) e facendola diventare una grande performance di teatro sacro vissuto per le strade del centro storico come evento di popolo itinerante.

E la Domenica di Pasqua l’invenzione più significativa: la processione della Real Maestranza che scorta il Vescovo in Cattedrale per il Pontificale della Resurrezione, durante il quale il Capitano restituisce al Sindaco le chiavi della Città ricevute il Mercoledì (anche questa una tradizione da lui rilanciata e codificata con un apposito cerimoniale).

Riusciva a superare così quella visione pessimistica di una sofferenza irredimibile del popolo siciliano, di cui aveva scritto Leonardo Sciascia proprio sulla Settimana Santa nissena, che finiva il Venerdì Santo, senza mai vivere davvero, insieme, la Resurrezione.

In quella processione festosa della Domenica invece, accompagnata dal suono delle campane della Cattedrale, si rappresentava la speranza di un popolo che poteva e voleva credere davvero nella Resurrezione, non soltanto come esperienza spirituale, ma come impegno attivo della propria quotidianità.

Non aveva paura dei cambiamenti Aldo Giammusso, li faceva diventare tradizioni condivise con una tenacia irrefrenabile, sostenuta da passione autentica per la città e nello stesso tempo vissuta con la grande umiltà di chi sapeva chiedere a tutti aiuto e coinvolgimento, con il suo linguaggio creativo capace di coniare espressioni che rimanevano proverbiali, insistendo, sorridente e qualche volta anche ironico, con la determinazione di chi sa di svolgere un compito che rappresenta un bene collettivo.

Conosciuto e rispettato da tutti, aveva sempre resistito alle proposte di coinvolgimento politico nella vita amministrativa della città: scegliendo una parte, qualunque essa fosse, non si sarebbe più sentito amico di tutti, come sempre aveva voluto essere. Tra la politica e l’amicizia, anche come motore di un’azione positiva per il bene comune, aveva scelto sempre quello che poteva unire, e non dividere.

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