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Il video di Beppe Grillo, imbarazzo fra le donne M5S. Chissà le pentastellate nissene

Redazione

Il video di Beppe Grillo, imbarazzo fra le donne M5S. Chissà le pentastellate nissene

Mar, 20/04/2021 - 07:18

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Il video di Beppe Grillo, imbarazzo fra le donne M5S. Chissà le pentastellate nissene

Le donne del Movimento 5 Stelle perlopiù tacciono. E nel silenzio trapela tutta la difficoltà del momento. Che fare? Condannare o no le parole di Beppe Grillo, che in un video difende il figlio accusato di stupro dando la colpa a magistrati e giornalisti? E inoltre accusa la ragazza che ha denunciato il fatto di averlo fatto troppo tardi e questa, per Grillo, sarebbe la prova dell’innocenza del figlio. Proprio il leader M5s, del partito giustizialista per eccellenza, ora – per una questione di famiglia – si ritrova ad essere garantista. A parte Paola Taverna che esprime solidarietà al Garante senza se e senza ma, le altre si fermano a riflettere. Ed ecco Maria Elena Spadoni, vicepresidente della Camera: “Io aspetto le sentenze. Personalmente ritengo che ogni donna debba poter denunciare in qualsiasi momento”. A poco a poco qualcun’altra la segue.

La batteria di comunicati a favore di Grillo fa fatica ad essere diffusa. Parlano in pochi e nella maggior parte dei casi cercano un difficile equilibrio in una situazione così delicata. La nota stampa di Vito Crimi è d’obbligo e non è neanche una difesa totale, perché a differenza del Garante che spara a zero anche contro la magistratura, il reggente dice di aver fiducia nel lavoro dei giudici. Per la prima volta il leader trascina, inevitabilmente, il Movimento in una questione privata, in un fatto di famiglia che in un attimo diventa fortemente politico.

Le frasi di Grillo vengono stigmatizzate dalla capogruppo di Italia Viva Maria Elena Boschi, la quale ha chiesto alle donne pentastellate di dissociarsi pubblicamente: “Quando (Grillo, ndr) dice che la ragazza, che ha denunciato il figlio per stupro, è una bugiarda perché ci ha messo otto giorni a denunciare, fa un torto a tutte le donne vittime di violenza”. La grillina Spadoni ha difficoltà a dissociarsi da queste parole: “Credo fermamente nel fatto che una donna abbia il diritto di denunciare quando se la sente, perché ci vuole tempo per elaborare. Le leggi in vigore sono leggi giuste. Le domande che Grillo fa deve rivolgerle alle autorità competenti”, insiste la vicepresidente di Montecitorio.

Con il passare delle ore, qualche collega, sulla spinta di Spadoni, parla anche lei. “Ho avuto una relazione con una persona violenta per un breve periodo e per elaborare quanto era successo ci ho messo sei mesi, poi ho denunciato”, racconta all’Adnkronos Federica Daga, parlamentare M5s: “Per fortuna esiste il codice rosso”. E il codice rosso viene rivendicato a tarda sera dalla sottosegretaria alla Giustizia, Anna Macina. Legge che permette alle donne di denunciare violenze anche dopo dodici mesi dall’accaduto, prima il limite era di sei: “A chi alimenta polemiche dico che la violenza sessuale è un tema che va affrontato con serietà e su cui il Movimento ha lavorato tanto in questi anni, dando un grosso contributo per migliorare la normativa vigente”. Un po’ cerchiobottista. Respinge le accuse che arrivano dall’opposizione ma non riesce a criticare Grillo per il quale una denuncia avvenuta dopo otto giorno sarebbe sinonimo di falsità.

Sarebbe anche bello conoscere il pensiero delle donne pentastellate nissene sulla vicenda. Tante sono le attiviste del movimento in città, ben otto le donne che siedono tra i banchi del civico consesso a Palazzo del Carmine oltre a chi ha anche un ruolo nella squadra di governo del sindaco Gambino. Chissà se l’imbarazzo regna anche fra loro. Forse non lo sapremo mai, possiamo solo immaginarlo.

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