CALTANISSETTA. Onde donneinmovimento accoglie con soddisfazione le nuove linee guida adottate da European Athletics e dalla European Broadcasting Union (EBU) per una rappresentazione più rispettosa delle atlete nelle riprese televisive.
Si tratta di restituire allo sport ciò che gli appartiene: il gesto atletico, la competizione, il talento, la forza, la tecnica. E alle donne ciò che troppo spesso è stato sottratto: il diritto di essere guardate come sportive e non come corpi. Per decenni le telecamere hanno raccontato le competizioni femminili con uno sguardo diverso da quello riservato agli uomini.
Zoom insistiti, inquadrature dal basso, rallenty che nulla avevano a che fare con la qualità della prestazione e molto con una cultura che considera il corpo delle donne un oggetto sempre disponibile allo sguardo. È un linguaggio visivo sedimentato, quasi invisibile nella sua ripetizione, ma capace di alimentare stereotipi e disuguaglianze.
Le nuove indicazioni di European Athletics e dell’EBU riconoscono finalmente che anche una regia televisiva produce cultura. Scegliere di raccontare una rincorsa, un salto, una partenza dai blocchi, uno sforzo, un’esultanza invece di un dettaglio anatomico significa scegliere da che parte stare: dalla parte dello sport o dalla parte della mercificazione del corpo femminile. Come associazione che da oltre vent’anni lavora per contrastare gli stereotipi di genere, riteniamo che questa decisione rappresenti un segnale culturale importante.
La parità passa anche dalle immagini che ogni giorno scorrono sugli schermi delle nostre case. Perché ciò che si mostra e il modo in cui lo si mostra contribuiscono a costruire l’idea che una società ha delle donne. Ci auguriamo che questo orientamento non resti confinato all’atletica, ma diventi patrimonio dell’intero sistema sportivo e dell’informazione. Lo sport – ha concluso Ester Vitale – ha una straordinaria funzione educativa e i media hanno la responsabilità di raccontarlo senza riprodurre quei meccanismi di oggettivazione che il movimento delle donne denuncia da decenni. Le atlete non chiedono uno sguardo indulgente. Chiedono uno sguardo competente. È una differenza che vale molto più di una diversa inquadratura.

