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La “Laudato si” e l’impegno del MEIC al tempo del coronavirus

Redazione

La “Laudato si” e l’impegno del MEIC al tempo del coronavirus

Mer, 25/11/2020 - 17:01

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La “Laudato si” e l’impegno del MEIC al tempo del coronavirus

Il gruppo MEIC di Caltanissetta, costituito nel 2018, quest’anno, in linea con le indicazioni della presidenza nazionale e con la delegazione regionale, affronta lo studio dell’enciclica “Laudato si” della cui emanazione ricorre il quinto anniversario. Il MEIC, già Movimento laureati di Azione cattolica, è stato fondato nel 1932 da Igino Righetti e Giovanni Battista Montini, all’epoca rispettivamente presidente ed assistente della FUCI, per dare continuità alla formazione religiosa e intellettuale degli studenti universitari al termine dei loro studi.

Alla ripresa della vita democratica, negli anni 45 – 46, i “Laureati cattolici”, guidati da Aldo Moro, ebbero il merito di promuovere una particolare attenzione ai diversi ambiti della cultura, divenendo un serbatoio di intellettuali di alto profilo capace di costruire la classe dirigente cattolica del tempo e dando un significativo contributo alla nascita della costituzione repubblicana ed alla ricostruzione del paese. Il movimento Laureati cattolici, divenuto MEIC NEL 1980, ha oggi come obiettivo quello di coniugare il Vangelo e la cultura, come sottolineato da Giovanni Paolo II all’assemblea congiunta della FUCI e del MEIC nel 1983, per la crescita di «un uomo di fede consapevole di compiere un cammino insieme con gli altri uomini dentro una storia, nella quale Dio realizza il suo piano di azione».

E’ questo il filo conduttore del percorso di formazione del MEIC nisseno che vuole dare il proprio contributo alla crescita di un laicato maturo e responsabile, attento ai problemi del nostro tempo e del nostro territorio. Nel corso degli anni è stato promotore di diverse importanti iniziative culturali quali un convegno sulla legge sulle disposizioni anticipate di trattamento (D.A.T.), meglio conosciute come “testamento biologico, sulla importanza storica e sulla attualità del pensiero di Paolo VI, sul binomio economia ed ecologia, sulla dottrina sociale e la solidarietà, sull’impegno laicale nella chiesa e nella società.

Obiettivo del MEIC è quello di sviluppare un proficuo incontro tra ragione, scienza e fede al fine di rendere attuale e concreto il messaggio evangelico nel mondo contemporaneo. In particolare, quest’anno è stato dedicato allo studio della “Laudato si” attraverso una sua attenta lettura ed una conseguente riflessione che nasce dal contributo di tutti i suoi soci. Il progetto del MEIC prevede, oltre al momento formativo e culturale, anche un impegno concreto di sensibilizzazione nelle parrocchie, nelle scuole e nelle realtà locali della diocesi. Si cercherà, infatti, di divulgare il messaggio della Laudato si anche attraverso la realizzazione di attività concrete di cura e valorizzazione dell’ambiente, come la realizzazione di un giardino della pace, per rendere il messaggio del papa concreto e visibile. Il desiderio di mantenere vivo lo spirito e l’impegno del gruppo è fortemente condiviso da tutti i soci che, nonostante le misure di contrasto alla diffusione della pandemia, non hanno rinunciato alla periodicità degli incontri che, oggi, avvengono da remoto, mediante il collegamento attraverso una piattaforma online.

L’enciclica “Laudato si” è stata emanata il 24 maggio 2015, giorno di Pentecoste, ed è stata resa pubblica il 18 giugno successivo. Il titolo scelto dal Papa richiama il messaggio francescano sulla lode a Dio attraverso le sue creature ed esprime una visione della natura nella quale è riflessa l’immagine del Creatore ed il senso di fratellanza tra l’uomo e tutto il creato. “… La nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia” sono le prime parole usate dal Papa che mettono l’accento sul tema centrale del documento, tutto incentrato a sviluppare il rapporto tra l’uomo e la natura – la “nostra casa comune” – chiamata “sorella”, perché, come l’uomo, è creata da Dio, ma anche “madre” perché ci accoglie tra le sue braccia, proprio come una buona madre. Il Papa, dopo aver richiamato gli insegnamenti dei suoi predecessori, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, oltre che del Patriarca della Chiesa ortodossa di Costantinopoli Bartolomeo, sin dalla parte introduttiva del documento, mette in guardia l’umanità dall’incontrollato sfruttamento della natura, definito “sconsiderato” e sottolinea invece la necessità di un urgente mutamento della condotta umana, perché, senza un “… autentico progresso sociale e morale…” la crescita economica e il progresso tecnologico possono ripercuotersi contro l’uomo stesso.

Per tale motivo occorre una autentica “conversione” dell’uomo verso “… un’ecologia integrale” per “… eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente”. La scelta del MEIC della nostra diocesi è un segnale forte di come il laicato cattolico vuole esercitare il proprio servizio alla Chiesa. Tale scelta, tuttavia, non ha solo una valenza formativa e culturale, ma vuole tradursi anche in un impegno concreto, attraverso il coinvolgimento delle realtà ecclesiali più sensibili, soprattutto del mondo giovanile, verso una maggiore attenzione ai problemi dello sviluppo economico coerente e compatibile con la cura integrale del creato.

In una realtà economicamente depressa, caratterizzata da una crisi economica che ha assunto il carattere della cronicità e in cui la desertificazione giovanile rappresenta una vera emergenza, porre l’attenzione verso un nuovo modello di sviluppo economico solidale, fondato sulla valorizzazione delle nostre risorse naturali e sulla promozione della cultura dell’ambiente, vuole essere un modo per esercitare il dovere della testimonianza. Si tratta di un obiettivo che necessita un forte impegno, anche attraverso azioni semplici ma concrete, per la divulgazione e contestualizzazione dei valori fondamentali della dottrina francescana. E’ un segnale di speranza e di fiducia nel futuro.