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Caltanissetta. Questore Ricifari: “Cresce la Violenza di genere ma le vittime adesso hanno il coraggio di denunciare”

Redazione 2

Caltanissetta. Questore Ricifari: “Cresce la Violenza di genere ma le vittime adesso hanno il coraggio di denunciare”

Mer, 25/11/2020 - 13:13

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Il Questore Emanuele Ricifari questa mattina è intervenuto per affrontare il tema della violenza di genere, in occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”.

Nei primi 9 mesi del 2020 è stato registrato un trend in crescita dei fenomeni di violenza di genere. Un dato che, però, il Questore invita a leggere anche alla luce dell’intensa attività di sensibilizzazione portata avanti da istituzioni, associazioni, privati e organizzazioni.

“In questi ultimi anni abbiamo promosso numerose iniziative per contrastare il fenomeno e sensibilizzare la popolazione – ha sottolineato il Questore – La normativa nazionale e la grande attività svolta sta contribuendo all’educazione della cittadinanza e alla spinta verso l’emersione di questi eventi”.

“La violenza di genere è un crimine odioso che trova il proprio humus nella discriminazione, nella negazione della ragione e del rispetto”.

Con queste parole del Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Franco Gabrielli, si apre la pubblicazione realizzata dalla Direzione centrale della polizia criminale in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre. “Una problematica di civiltà che, prima ancora di un’azione di polizia, richiede una crescita culturale. E’ una tematica complessa che rimanda ad un impegno corale. Gli esperti parlano di approccio olistico, capace di coinvolgere tutti gli attori sociali, dalle Istituzioni, alla scuola, alla famiglia”.

L’obiettivo è quella di fornire un’analisi specifica dei dati disponibili provenienti da tutte le forze di polizia perché “ogni strategia complessa, che risente peraltro di retaggi culturali completamente superati, di stereotipi e pregiudizi, deve fondarsi su di un’approfondita conoscenza delle problematiche, basata su di un solido patrimonio informativo”, sottolinea Vittorio Rizzi, alla guida della Direzione centrale della polizia criminale che ha preparato la pubblicazione.

Esiste il fenomeno e non si può parlare soltanto di “singoli episodi”. Bisogna saper interpretare ogni evento e associarlo ad altri “reati spia” per evitare che diventino femminicidi come quello avvenuto in provincia di Caltanissetta lo scorso gennaio e riportato nella brochure diffusa oggi dalla Polizia.

R.M. e M.D., madre e figlia, duplice femminicidio avvenuto in provincia di Caltanissetta. L’omicida aveva una relazione sentimentale, lontana dagli occhi indiscreti della gente, con R.M., più giovane di 20 anni, ma la figlia non voleva. E quando la donna l’ha respinto, lui ha sparato a madre e figlia e poi si è suicidato. La donna quarantottenne è stata ritrovata in un bagno di sangue sul letto matrimoniale, mentre gli altri due cadaveri erano ai piedi del letto. Il ritrovamento è avvenuto durante la notte da parte dell’altro figlio della donna, scampato alla strage perché non era in casa. «Era una storia tormentata – ha detto il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Caltanissetta – segnata da un continuo tira e molla. Era una relazione difficile».

A livello nazionale nel periodo gennaio-settembre di quest’anno, confrontato con lo stesso periodo del 2019, si registrano numeri inferiori rispetto a quelli dello scorso anno, che risentono evidentemente anche della difficoltà di denunciare del periodo del lockdown, dove tutte e tre le fattispecie fanno registrare un calo. La fascia d’età più colpita è quella che va da 31 a 44 anni, le vittime sono italiane nell’80% dei casi (81% nel 2019), mentre, tra le vittime straniere, predominano quelle di nazionalità romena, anche in relazione alla maggior presenza sul territorio nazionale. Anche gli autori di tali reati hanno un’età compresa tra 31 e 44 anni (39%), in prevalenza sono italiani (74%) e solo il 2% sono minorenni (1% nel 2019).

Quanto ai provvedimenti amministrativi in materia di violenza di genere, nel periodo 1° gennaio-19 novembre 2020, i Questori hanno emanato 1.055 ammonimenti per stalking, 956 per violenza domestica e 352 provvedimenti di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare.

Se il trend è in diminuzione per gli omicidi di donne nel 2019 (111) rispetto al 2018 (141), in linea con la diminuzione generale degli omicidi, una controtendenza si registra nei primi nove mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso con un aumento del 7, 3% (88 donne uccise nel 2020 a fronte di 82 del 2019). Stesso trend in aumento se analizziamo le vittime in ambito familiare/affettivo che passano dal 68 a 77 (con un aumento del 13,2%), uccise in prevalenza da partner o ex partner (e solo per il 28% nel 2020 per mano di genitori o figli).

I moventi più frequenti dei femminicidi sono la lite e i motivi passionali. Sia nei primi nove mesi del 2020 che nello stesso periodo del 2019, l’omicida ha fatto in prevalenza uso di un’arma impropria, come un coltello o un utensile da lavoro (martello, cacciavite, ecc.), seguono l’uso di un’arma da fuoco, l’asfissia/soffocamento/strangolamento, le percosse e l’avvelenamento.

Come per i reati spia, anche per gli omicidi volontari di donne, la fascia di età più colpita nei primi 9 mesi del 2019 è quella tra i 31 e 44 anni, che è la stessa più frequente anche per gli autori. Mentre nei primi nove mesi del 2020 la fascia più colpita è quella delle donne over 65 che rappresentano il 30% del totale delle vittime.

Importante il supporto della tecnologia per prevenire gli atti di violenza. La dottoressa Patrizia Bilello, della divisione Anticrimine di Caltanissetta, ha sottolineato che è in fase di sperimentazione l’applicazione “Scudo” che consentirà di rendere l’intervento delle forze dell’ordine tempestivo e contestualizzato.

Tutte le forze di polizia, a prescindere dal territorio di appartenenza della vittima, potranno possedere tutte le informazioni utili sui precedenti interventi effettuati presso il medesimo indirizzo (presenza di minori o di soggetti con malattie psichiatriche o dipendenti da droghe o alcol, disponibilità di armi, lesioni personali subite in passato dalla vittima) e di calibrare così nel modo migliore l’operatività.

Fondamentale è anche l’app YouPol, scaricata negli anni da tantissimi cittadini sui propri smartphone, è stata estesa alle segnalazioni di violenza domestica. Ideata per contrastare bullismo e spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole, l’app è caratterizzata dalla possibilità di trasmettere in tempo reale messaggi ed immagini agli operatori della Polizia di Stato.

Le segnalazioni sono automaticamente geo-referenziate, ma è possibile per l’utente modificare il luogo dove sono avvenuti i fatti. E’ inoltre possibile dall’app chiamare direttamente il 113. Tutte le segnalazioni vengono ricevute dalla Sala Operativa della Questura competente per territorio.

Per chi non vuole registrarsi fornendo i propri dati, è prevista la possibilità di segnalare in forma anonima.

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