Salute

Archeologia: il mare di Gela restituisce nuovi, meravigliosi reperti

Redazione

Archeologia: il mare di Gela restituisce nuovi, meravigliosi reperti

Gio, 19/11/2020 - 12:43

Condividi su:

Archeologia: il mare di Gela restituisce nuovi, meravigliosi reperti

Il mare di Gela, citta’ della Sicilia meridionale dalla storia antichissima, continua a rivelarsi uno scrigno di straordinari tesori archeologici. Ancora una volta i rinvenimenti arrivano dalla contrada Bulala dove gli operatori della Soprintendenza del mare della Regione siciliana hanno portato in luce preziosi reperti del periodo greco. Il sito, gia’ noto per la presenza del relitto “Gela 2” ancora da investigare, oggi restituisce altri reperti che lo collocano sempre piu’ fermamente nell’ambito cronologico del VI secolo a.C. Tra gli oggetti recuperati un kotyle e uno skyphos, tipiche coppe greche da bevanda con due anse orizzontali: l’una con vasca bassa, l’altra profonda, entrambe acrome (non colorate).

Altro reperto e’ un frammento architettonico in pietra costituito da una base quadrata su cui si imposta una piccola colonna a base circolare, incompleta nella parte superiore. Lo stato di conservazione al momento non consente di dire altro, tranne che le piccole dimensioni potrebbero riferirsi ad una statuetta di bordo, proprieta’ personale di un membro dell’equipaggio. La missione di ricerca e’ stata coordinata da Stefano Vinciguerra, responsabile Gruppo subacqueo della Soprintendenza del Mare che, nei giorni scorsi, approfittando delle buone condizioni di visibilita’ del mare si e’ recato nell’area di Gela, in localita’ Bulala, per la documentazione fotografica e il rilievo tridimensionale di un carro armato sommerso che, pero’, e’ risultato coperto da almeno un metro di sabbia, che ha vanificato l’impresa.

L’impossibilita’ di effettuare le riprese ha spostato la ricerca su un’area vicina dove e’ stata individuata un’ancora in ferro, infissa per meta’ nel fondale sabbioso, in prossimita’ della quale sono state rilevate una ciotola fittile integra e una porzione di colonna marmorea con figure a rilievo, oltre a reperti minori che sono stati prelevati in considerazione dell’alto rischio di trafugamento.

Malgrado le difficolta’ oggettive dovute alla scarsa visibilita’ del mare di Gela – dice la Soprintendente del Mare Valeria Li Vigni – ogni intervento dei subacquei della SopMare riesce a regalarci emozioni e scoperte sempre nuove. Grazie alla segnalazione del nostro referente, il sub gelese Franco Cassarino, siamo pervenuti in questi giorni al ritrovamento di interessanti reperti recuperati che erano nascosti nei fondali. Questo mentre continua il lavoro di ricerca relativamente al relitto Gela 2 con uno scavo sistematico, finanziato con risorse del Pon-Fondi per la Sicilia, che ha fornito elementi di studio fondamentali agli archeologi: tra questi lingotti di oricalco (una lega di oro e zinco) e numerosi elmi”.

Sulla scoperta della nave greca il soprintendente del Mare, Sebastiano Tusa, morto in un incidente aereo in Etiopia, aveva a suo tempo spiegato che “questi beni dimostrano come l’area di contrada Bulala sia ricca di giacimenti archeologici” e che ci troviamo di fronte a “tasselli di storia dai quali emerge una Gela ricca, una citta’ da cui transitava mercanzia pregiata” tanto da ipotizzare che, con molta probabilita’, nell’attuale localita’ di Bulala ci fosse lo scalo marittimo dell’antica Gela: uno fra i primi insediamenti greci in Sicilia, una potentissima colonia dorica che, alla lunga, estese il proprio dominio su gran parte dell’Isola”.

Hanno contribuito alle operazioni l’equipaggio della motovedetta della Guardia di finanza di Licata e quello della motovedetta della Guardia costiera di Gela. “Ancora una volta – dice il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci – Gela si conferma come uno scrigno che racconta una parte importante della nostra storia antica. Continua, quindi, l’opera di valorizzazione di un’area con interventi che possano fornire occasione di riscatto culturale e sociale a un territorio che per troppo tempo e’ stato mortificato”.

“L’azione svolta dalla Soprintendenza del Mare con il contributo fondamentale della Guardia di finanza, della Capitaneria di Porto e delle associazioni di sub – dice l’assessore dei Beni culturali, Alberto Samona’ – continua incessante su piu’ fronti: da un lato c’e’ l’attivita’ di indagine che porta a scandagliare i fondali alla ricerca di sempre nuove testimonianze e reperti, dall’altra l’attivita’ di vigilanza con la costante opera di ricognizione e tutela degli areali per garantire anche l’illecita sottrazione dei ritrovamenti”. (Foto di repertorio)