Tragedia di Trieste, FSP punta il dito: “Morti e feriti sulla coscienza dei politici”

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“I drammi continui che funestano i corpi di Polizia, i troppi morti e feriti fra gli operatori in divisa (dall’inizio dell’anno circa 4mila solo nella Polizia di Stato), con numeri che quest’anno si sono impennati in maniera sconvolgente, sono frutto della schizofrenia di un sistema che non riesce a darsi un assetto chiaro, preciso e severo. Tutti quei morti e quei feriti stanno sulla coscienza dei politici italiani, i cui messaggi di cordoglio aumentano all’inverosimile la rabbia di chi rischia la vita di continuo”. Così Valter Mazzetti, Segretario Generale della Federazione FSP Polizia di Stato. “Quei morti e feriti sono il frutto di paralizzanti e anacronistici clichè – continua il sindacalista – che fanno comodo a una politica che preferisce lasciarci nella palude dell’insicurezza. Il poliziotto passa in un momento dall’essere fascista e violento all’essere un incompetente pusillanime. Si oscilla indiscriminatamente e pericolosamente da una parte all’altra solo perché non c’è una visione univoca di come debbano andare le cose, perché manca un sistema complessivamente finalizzato a garantire la sicurezza di tutti, cittadini e operatori, perché si preferisce scaricare sulle spalle degli operatori valutazioni e decisioni che, a monte, devono essere stabilite da chi ha davvero la responsabilità di farlo, ed è pagato per questo, ma se ne frega”. E ancora: “La sicurezza, poi, è un investimento indispensabile, ma ha un costo e non è più consentito tergiversare. Gli appartenenti alle Forze dell’ordine di questo Paese sono fra i migliori al mondo, ma per meriti del tutto personali e uno spirito di sacrificio sconosciuto ai più. La specificità del lavoro di chi fa sicurezza è solo una barzelletta per chi prende decisioni per questa nazione, restando comodamente seduto a scaldare poltrone da cui si attiva solo quando c’è da stilare messaggi di cordoglio. Quei messaggi vuoti di contenuti noi li rispediamo al mittente. Pretendiamo il coraggio e la forza di azioni che riorganizzino profondamente un sistema palesemente inadeguato, che non tutela noi e non tutela i cittadini, che non ci garantisce leggi e procedure adatte a fronteggiare la brutalità di circostanze con cui ci misuriamo ogni giorno in ogni angolo d’Italia, che non punisce concretamente fino in fondo chi delinque. Ora basta.Siamo pronti a scendere in piazza per un’iniziativa che abbia davvero la sicurezza come reale obiettivo”.

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