Mattarella ‘notaio’ pressa: Fare presto o sarà esercizio provvisorio.

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Ascoltare, registrare e appuntare in modo meticoloso quei numeri che rendono forte una maggioranza in Parlamento, ma che nello stesso tempo potrebbero decretare l’esatto contrario: richiamare gli italiani alle urne. Sergio Mattarella veste i panni del ‘notaio’ e avvia le consultazioni al Quirinale dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte, conscio che di fronte a sè ci sono solo due strade percorribili: un governo solido o il voto anticipato. Nessuna via di mezzo, insomma, viene prospettata dal capo dello Stato ai presidenti delle Camere, Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, e ai primi gruppi parlamentari accolti nel suo studio alla Vetrata.E’ il richiamo alla responsabilità politica e parlamentare a risuonare nelle Consultazioni sotto il solleone, perchè bisogna fare presto, altrimenti – è il ragionamento – ad aumentare è il rischio dell’esercizio provvisorio. Arbitro e notaio, queste le due figure che Mattarella si è cucito addosso, perché in entrambi i casi è l’imparzialità a regnare sovrana. Nessun intento di guidare o influenzare, tantomeno di ritrovarsi schierato tra chi vuole un nuovo Governo e chi invece vuole tornare alle urne. Ci sono scadenze economiche da fronteggiare e inoltre, nell’immediato, si potrebbero presentare emergenze a cui può rispondere solo un esecutivo nel pieno delle sue funzioni con unità di vedute e di intenti. Per Mattarella l’obiettivo da raggiungere è quello di un governo di legislatura, che duri fino al 2023, altrimenti l’unica alternativa resta il voto.I primi a salire al Quirinale sono i gruppi più piccoli ma che in questa crisi – definita la più pazza del mondo – potrebbero essere decisivi. Gli occhi sono puntati sul Senato, da sempre anello debole di quasi tutti le maggioranze. E in una prospettiva di esecutivo a guida M5S e Pd, l’inquilino del Colle nel suo taccuino ha potuto già annotare diversi voti pronti ad aggiungersi ai 158 senatori giallorossi. I gruppi ascoltati sono tutti (tranne la componente guidata da Maurizio Lupi alla Camera) contrari al voto anticipato definito a furor di popolo “da irresponsabili”. Il gruppo delle Autonomie si è detto disponibile ad appoggiare un progetto serio ed eventualmente guidato dallo stesso Conte. Un ‘sì’ senza colpi di scena è arrivato da Leu e gruppo Misto della Camera, che farebbero arrivare la maggioranza M5S-Pd da 158 a 171 senza contare i senatori a vita. Alla Camera invece si partirebbe da 341 voti. Il Quirinale è attento osservatore e non perde mai di vista quanto accade nei palazzi della politica dove Matteo Salvini è lanciatissimo nella sua campagna elettorale, sentendosi in parte già all’opposizione. Tuttavia quello che interessa al Colle è la trattativa aperta tra Movimento 5Stelle e Partito democratico. I segnali che arrivano a Mattarella sono discordanti: con una effettiva disponibilità ‘condizionata’ del Nazareno e con un atteggiamento a metà tra freddezza e rigidità da parte del capo politico Luigi Di Maio. A lui spetterà l’ultima parola domani, essendo i 5Stelle il gruppo che il presidente accoglierà nel suo studio alla fine delle Consultazioni. Nel caso in cui Di Maio chiudesse qualsiasi prospettiva di collaborazione con i dem, Mattarella potrebbe già incaricare un premier da lui scelto, dargli qualche giorno per formare la squadra di governo e mandarlo alle Camere per essere sfiduciato. Lo scioglimento del Parlamento si potrebbe già attuare a metà della prossima settimana, come del resto anche la chiama alle urne per il 3 novembre. Il 27 ottobre infatti potrebbe essere a questo punto difficile da cerchiare in rosso, anche se non è ancora da escludere totalmente.L’attesa, quindi, è per domani, quando il portone del palazzo dei Papi sarà varcato dai partiti più consistenti. In mattinata il presidente accoglierà le delegazioni di Giorgia Meloni (Fdi) e Silvio Berlusconi (Fi) che in incontri separati porteranno la bandiera delle ‘urne subito’. Tra i due partiti di centrodestra ci sarà Nicola Zingaretti, forte dell’unanimità della direzione dem, il cui mandato è stato chiaro: trattare con M5S ma serve discontinuità. Il pomeriggio sarà tutto dedicato agli ex soci del contratto del cambiamento. La Lega con il suo Capitano ha rinnovato la fiducia al presidente della Repubblica, ammiccando: “Mi sembra in primis che sia il presidente Mattarella a escludere ‘governini'”.

di Donatella Di Nitto – LaPresse

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