I “dolci mafiosi”a Taormina, il sindaco: “Pasticciere dispiaciuto, nomi cambieranno”

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Al laboratorio pasticceria ‘Roberto il mago dei cannoli’ a Taormina, nel Messinese, i dolcetti ‘Mafiosi al pistacchio’ e ‘Cosa nostra alla mandorla’ potrebbero presto cambiare nome. E dire addio al ‘mafia style’. Il locale che su Tripadvisor vanta ottime recensioni è finito nell’occhio del ciclone dopo la segnalazione di alcuni studenti palermitani a cui non è sfuggito il nome dato ai pasticcini dal cuore di pistacchio e mandorla, sistemati sugli scaffali tra biscotti, strudel e prelibatezze siciliane. Dolcetti molto apprezzati da turisti e visitatori che affollano la perla dello Jonio, meta di viaggiatori da ogni parte del mondo. La presa di posizione del sindaco Mario Bolognari non si è fatta attendere. “Un’iniziativa sbagliata e irrispettosa” ha detto all’Adnkronos, spiegando che “offende la memoria delle vittime di mafia ed è anche inefficace dal punto di vista della strategia comunicativa”. Di più.

Per il primo cittadino è “molto stupido usare un fenomeno che nessuno considera positivo per pubblicizzare un pezzo di Sicilia”. Nel pomeriggio a incontrare il pasticciere che ha una tradizione familiare trentennale alle spalle è stato l’assessore comunale al Commercio, Andrea Carpita. Un faccia a faccia per ribadire che “il Comune non gradisce questo tipo di messaggi”, aveva annunciato il primo cittadino. “I titolari del negozio si sono detti molto dispiaciuti del clamore mediatico – spiega Bolognari al termine dell’incontro con l’esponente della sua giunta -. Hanno ribadito che non era assolutamente loro intenzione sfruttare il ‘marchio mafia’ per vedere i prodotti e si sono detti disponibili a togliere quei nomi. Sono sicuro della loro buonafede e nessuno ha mai messo in dubbio la loro professionalità: si tratta di una famiglia di pasticcieri che produce artigianalmente delizie apprezzate in tutta Italia e anche all’estero”. Domani il primo cittadino li incontrerà. Per seppellire l’ascia di guerra ma per ribadire che quel nome deve essere tolto. Da lì come da qualsiasi altra merce in vendita in città. “Non c’è stato da parte mia nessun attacco personale, ma una doverosa presa di posizione. Non posso accettare che nel mio Comune si veicolino simili messaggi. Serve buonsenso”, conclude Bolognari.

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