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Beatificazione don Puglisi, Rocco Gumina: “Tutto ciò che è umano è cristiano”

Redazione

Beatificazione don Puglisi, Rocco Gumina: “Tutto ciò che è umano è cristiano”

Dom, 26/05/2013 - 16:13

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PALERMO – Sabato 25 maggio ho partecipato a Palermo alla celebrazione per la beatificazione di Don Pino Puglisi. Diverse sono state le occasioni durante l’evento per riflettere e per cogliere alcuni spunti positivi per la comunità cristiana e per la società intera. Impressionante a mio parere è stata la partecipazione dei giovani provenienti dalla Sicilia e da altre regioni, come anche la presenza di rappresentanti e attivisti di associazioni laiche e cattoliche impegnate per la promozione umana e perciò in antitesi alla mentalità e al sistema mafioso.

Don Pino Puglisi annunciava il Vangelo. Ciò ha comportato nella storia e nei luoghi vissuti da 3P il sostenere l’uomo nella sua interezza e pertanto lo scontro con la mafia. Il desiderio di valorizzare la libertà, la dignità, il rispetto in don Pino nasceva dalla vita vissuta secondo il Vangelo e per questo i boss di Brancaccio lo hanno ucciso in Odium fidei. Egli annunciava Cristo, perciò promuoveva l’uomo. Non è dunque pensabile per la vicenda martiriale di Puglisi, un divenire dell’umano sganciato dal Dio incarnato.

Nel giro di poche settimane abbiamo ricordato, vissuto e celebrato momenti molto importanti per la storia anzitutto siciliana: gli anniversari delle uccisioni del giovane Impastato, del magistrato Falcone e appunto la beatificazione di Puglisi. Prossimamente ricorderemo l’impegno e il sacrificio di Borsellino senza trascurare la vicenda del sindacalista Rizzotto e quella del giudice “ragazzino” Livatino il quale era solito siglare le sue carte con alcune iniziali che rimandano all’espressione “sotto la tutela di Dio”. Ma tutte queste storie positive e terminate tragicamente come sono legate fra loro? Ancor meglio che raccordo esiste tra eroicità laica e martirio cristiano? Questi uomini hanno ricercato la giustizia con la lotta e la resistenza alla mafia, ma se la tipologia del loro impegno nasceva da diversi fondamenti, possiamo parlare di più giustizie?

Il tema è fuor di dubbio delicato, difficile e ancora da percorrere interamente, dunque non possiamo rispondere in maniera esaustiva a tali interrogativi. L’argomento, inoltre, non è solo un esercizio teorico poiché le storie di questi personaggi toccano in un modo o nell’altro il nostro vissuto che è fatto di impegno o disimpegno sempre accanto all’altro il quale può partire e argomentare la propria vita secondo altri fondamenti. Pare lecito però, cercare di formulare parziali risposte in vista di una maggiore comprensione. Sembra evidente che le personali vicende degli uomini e delle donne che in Sicilia o altrove hanno lottato per la difesa delle dignità umane e perciò contro tutte le mafie, hanno ricercato l’unica giustizia, l’unica promozione umana, l’unica possibilità di far essere l’uomo sempre più se stesso e non alieno alla sua natura. Pertanto credo si possa parlare per tutti i personaggi prima citati di testimoni credibili per la giustizia. Testimoni credibili poiché hanno, senza mettere nulla di personale da parte, dato tutto sino alle estreme conseguenze. Per la giustizia perché pur partendo da presupposti diversi hanno promosso l’uomo nella sua integrità. A parer mio la vicenda di questi testimoni deve dirci un’ulteriore cosa: credenti e non, gli uomini vivono e camminano sullo stesso binario operativo ed esistenziale. In esso siamo chiamati a trovare fors’anche per la prima volta più punti in comune che di divergenza. Il martirio di don Puglisi presentato universalmente da esempio per la Chiesa e per il mondo intero ci dice che tutto ciò che è cristiano è anche profondamente umano e viceversa. Nei rioni gestiti dalla mafia, annunciare il Vangelo ha avuto il significato dello svelamento della vera identità umana e della ricerca della giustizia. La stessa giustizia che i vari Livatino, Rizzotto, Impastato, Falcone e Borsellino hanno desiderato raggiungere e condividere e per essa hanno donato la vita.

Rocco Gumina

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