BOLOGNA – La frode che ha portato all’arresto di Massimo Ciancimino avrebbe fruttato negli anni, secondo gli inquirenti, un giro d’affari di circa 100 milioni di euro e un’evasione dell’Iva per oltre 30. Ventitré le società coinvolte, di cui 21 totalmente sconosciute al Fisco. In totale sono state denunciate 30 persone, tra cui le 13 arrestate. L’inchiesta era aperta da tempo, tanto che Ciancimino risulta indagato fino dal gennaio 2010. Le indagini sono partite dalla scoperta di tre società ferraresi prive di qualsiasi struttura aziendale, ma attive in tutta Italia nella compravendita di acciaio. Il trucco era semplice: l’acciaio e altri metalli venivano acquistati senza pagare l’Iva, tramite false dichiarazioni d’intento all’esportazione, rilasciate da società ‘cartiere’ costituite appositamente, quindi lo stesso acciaio veniva ceduto ad aziende ‘filtro’, in questo caso, però, incassando l’Iva. Inoltre venivano importate merci dall’Egitto senza il pagamento delle tasse doganali e dell’Iva stessa. Le aziende, una volta utilizzate, venivano svuotate di ogni contenuto societario e trasferite a Panama dove, grazie a un particolare regime fiscale, divenivano nei fatti ‘invisibili’. Inoltre, l’associazione si procurava credito bancario grazie a documenti falsi, in modo da finanziare i propri commerci. Erano attivi in mezza Italia, tra l’Emilia-Romagna, il Veneto, la Lombardia, la Toscana, il Lazio, l’Abruzzo, la Campania e la Calabria. Tutta questa operazione, secondo gli inquirenti, avrebbe portato a un turbamento del mercato di riferimento, dal momento che, non pagando l’Iva, l’associazione praticava prezzi di vendita ribassati, ricavando quindi un doppio vantaggio.
Arrestato Massimo Ciancimino: giro da 100 milioni, evasa iva per oltre 30 milioni
Mer, 29/05/2013 - 13:54
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