L’indagine internazionale TALIS dell’OCSE dedica una parte significativa al benessere degli insegnanti. Tra i docenti italiani della scuola secondaria di primo grado, il 10% dichiara di provare “molto” stress nel lavoro, contro il 19% della media dei Paesi OCSE. Il dato è quindi più contenuto rispetto al confronto internazionale, ma mostra un andamento in crescita: dal 2018 la quota è aumentata di 4 punti percentuali.
Le risposte sono state raccolte nel 2024 . Il rapporto generale dell’OCSE è stato pubblicato il 7 ottobre 2025, mentre la scheda dedicata all’Italia è uscita il 12 marzo 2026. Il riferimento a un’indagine “nuova” riguarda dunque la pubblicazione dei risultati, non il periodo in cui sono stati rilevati i dati.
Una percezione, non una diagnosi
TALIS si basa su questionari compilati direttamente dagli insegnanti. Non prevede visite, test clinici o colloqui con specialisti. Le percentuali descrivono quindi percezioni riferite dai docenti sulla propria esperienza professionale e non diagnosi di burnout o di altri disturbi.
Il 10% comprende chi ha scelto la risposta “molto” alla domanda sullo stress lavorativo. Non è possibile ricavare da questa cifra quanti insegnanti soffrano di una condizione clinica. Anche il confronto tra Paesi richiede cautela: il modo di valutare e dichiarare il proprio stress può risentire del contesto sociale e culturale, oltre che delle effettive condizioni di lavoro.
Le principali fonti di pressione
Il questionario rileva anche quali aspetti dell’attività risultano “abbastanza” o “molto” stressanti. Al primo posto c’è l’ eccessivo carico amministrativo , indicato dal 56% degli insegnanti italiani. Seguono, entrambi al 48%, ho troppi compiti da correggere e le preoccupazioni espresse da genitori o tutor.
Queste percentuali non sono direttamente confrontabili con il 10% relativo allo stress intenso, perché si è inviata una domanda diversa e sommano due livelli di risposta. Il 56%, per esempio, non significa che la stessa quota di docenti sia molto stressata: indica soltanto chi considera la burocrazia una fonte rilevante di pressione. I dati non consentono inoltre di stabilire quali interventi ridurrebbero lo stress.
L’aumento rispetto al 2018 è considerato dall’OCSE statisticamente significativo, cioè difficilmente attribuibile al caso. Il confronto mostra però soltanto che è cresciuta la quota di insegnanti delle medie che riferisce uno stress intenso. Non consente di concludere che tutti i docenti italiani siano sempre più stressati né spiega le ragioni del cambiamento.
Un altro indicatore riguarda l’impatto percepito sul benessere psicologico: il 4% degli insegnanti italiani afferma che il lavoro incide “molto” negativamente, contro il 10% della media OCSE. Anche questo è un giudizio personale e non misura la frequenza di disturbi accertati.
La pressione può convivere con una valutazione positiva della professione. Il 96% degli insegnanti italiani si dichiara complessivamente soddisfatto del proprio lavoro, rispetto all’89% della media OCSE. I due risultati non sono contraddittori: soddisfazione e stress rispondono a domande diverse. Nel complesso, emerge una professione apprezzata dalla maggioranza, ma con una minoranza che riferisce una pressione intensa e in crescita rispetto al 2018

