CALTANISSETTA – Questa notte, lungo la storica Strata ’a Foglia, sembrano essere passati i barbari. Uno scenario desolante quello che si è presentato agli occhi della città: vasi distrutti, piante e installazioni decorative danneggiate, elementi di arredo urbano finiti a terra. I segni evidenti di un’inciviltà che colpisce non soltanto un luogo, ma la memoria, l’identità e il cuore stesso di Caltanissetta.
Via Consultore Benintendi, conosciuta da generazioni di nisseni come la Strata ’a Foglia, non è una strada qualsiasi. È uno dei luoghi simbolo della città, l’antico mercato dove i nostri nonni facevano la spesa, dove le voci dei commercianti si mescolavano ai profumi della frutta, della verdura e dei prodotti della terra. Un luogo di incontri, di relazioni umane, di vita quotidiana. Un pezzo di storia popolare che appartiene alla memoria collettiva di Caltanissetta.
Nel corso degli anni sono stati diversi i tentativi di restituire vitalità alla Strata ’a Foglia. Tra questi, particolarmente significativa fu l’iniziativa promossa da Alfonso Grillo, che, grazie al suo intuito imprenditoriale, contribuì a dare nuovo lustro all’antico mercato cittadino. Attraverso lo street food, l’apertura di nuovi locali e soprattutto una grande collaborazione tra i diversi esercenti, prese forma un progetto capace di trasformare la strada in un vivace luogo di incontro e aggregazione, richiamando le atmosfere dei caratteristici mercati delle più belle città europee.
Un’esperienza partita con grande entusiasmo, che sembrava destinata a segnare una vera rinascita della zona, ma che con il passare degli anni ha progressivamente perso parte del proprio slancio. La strada conserva comunque una certa vitalità, grazie ad alcuni locali ancora frequentati, soprattutto da giovani e universitari.
Ma quanto accaduto nella notte impone una riflessione che va ben oltre il decoro urbano.
Perché il problema non è soltanto il valore economico di un vaso distrutto, di una pianta divelta o di un’installazione danneggiata. Il problema è comprendere quale rapporto abbiano alcuni individui con la propria città, con gli spazi comuni, con ciò che appartiene a tutti.
È una questione culturale, prima ancora che di ordine pubblico. È soprattutto una questione educativa.
Assistiamo sempre più frequentemente, anche in altre città italiane, a episodi di vandalismo che sembrano richiamare vere e proprie ondate barbariche, nelle quali il divertimento, o una sua distorta interpretazione, si traduce nella distruzione gratuita di ciò che altri hanno realizzato, curato e messo a disposizione della collettività.
Non si tratta di criminalizzare le nuove generazioni, né di attribuire responsabilità senza conoscere gli autori di quanto accaduto. Ma è inevitabile interrogarsi sul ruolo delle famiglie, della scuola e dell’intera comunità nella trasmissione di quei valori fondamentali che dovrebbero insegnare il rispetto degli altri e dei beni comuni.
Saranno gli eventuali accertamenti, anche attraverso la verifica delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona, qualora disponibili, a consentire di ricostruire l’accaduto e individuare eventuali responsabilità.
Resta, intanto, una considerazione più ampia. Caltanissetta, come tanti altri centri storici italiani, convive da anni con difficoltà strutturali, attività commerciali che chiudono, immobili abbandonati e una progressiva perdita di vitalità in alcune aree del suo tessuto urbano. Un degrado che richiede interventi, investimenti, progettualità e una visione di lungo periodo.
Ma esiste un degrado ancora più preoccupante di quello materiale: il degrado dei comportamenti.
Perché una strada può essere ripavimentata, un edificio restaurato, un vaso sostituito, una pianta nuovamente collocata. Molto più difficile è ricostruire il senso di appartenenza a una comunità quando viene meno il rispetto per ciò che è di tutti.
Ed è proprio questo il campanello d’allarme che quanto accaduto alla Strata ’a Foglia dovrebbe far risuonare.
Una città non può essere riqualificata soltanto attraverso finanziamenti, cantieri e interventi di arredo urbano. Ha bisogno anche di cittadini che sappiano custodirla, rispettarla e riconoscerla come parte della propria identità.
La Strata ’a Foglia ha attraversato generazioni, ha conosciuto il fermento del commercio, le trasformazioni sociali e i tentativi di rinascita. Ha resistito al tempo e ai cambiamenti delle abitudini.
Non dovrebbe essere costretta a difendersi anche dall’inciviltà di chi la attraversa.
Perché questa mattina, tra quei vasi infranti e quelle piante danneggiate, non è rimasto ferito soltanto un angolo del centro storico. È rimasta ferita l’immagine di una città che continua, nonostante tutto, a cercare la strada del proprio riscatto.

