Salute

Caltanissetta, ospedale Sant’Elia: morì dopo il ricovero, maxi risarcimento di 1.660.000 dall’Asp

Redazione

Caltanissetta, ospedale Sant’Elia: morì dopo il ricovero, maxi risarcimento di 1.660.000 dall’Asp

Ven, 16/10/2026 - 18:25

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L’Asp di Caltanissetta è stata condannata in sede civile ed ha già liquidato un maxi risarcimento di 1.660.000 euro per la morte, dovuta a una catena di errori agghiaccianti, di un 45enne di Canicattì.

I familiari della vittima sono stati assistiti lungo tutto il complesso iter risarcitorio da Giesse Risarcimento Danni, il più grande gruppo in Italia nel settore dei risarcimenti per malasanità.

Il fatto. N.A. veniva ricoverato il 23 ottobre 2009 nel reparto di neurochirurgia del Presidio Ospedaliero Sant’Elia di Caltanissetta con una diagnosi ben chiara fin dall’ingresso in Pronto Soccorso: aneurisma intracranico rotto, causato da una emorragia subaracnoidea. “Nonostante le linee guida e le buone pratiche mediche raccomandassero un trattamento chirurgico o endovascolare tempestivo, comunque entro 72 ore – spiega Diego Ferraro di Giesse Canicattì – in maniera inspiegabile l’équipe neurochirurgica ha procrastinato l’intervento per 5 giorni, senza neppure programmarlo”.

Il 27 ottobre 2009, al quarto giorno di attesa, l’uomo è stato colpito da un massiccio risanguinamento che gli ha provocato un idrocefalo acuto e lo stato di coma. “Soltanto dopo questo aggravamento – prosegue Ferraro – lo hanno sottoposto a intervento di clippaggio dell’aneurisma, ma ormai la situazione era irrecuperabile. Sono seguiti mesi di calvario in rianimazione, complicati da ischemie, gravi infezioni ospedaliere e uno stato vegetativo, fino al 26 febbraio 2010 quando una nuova, devastante emorragia cerebrale lo ha portato al decesso, avvenuto dopo altre tre settimane di agonia”.

Come hanno ricostruito i due consulenti tecnici nominati dal Tribunale, uno specialista in neurochirurgia e un medico legale, oltre all’ingiustificato ritardo di 5 giorni nell’eseguire l’intervento chirurgico, il personale sanitario ha poi inanellato una ulteriore serie di errori, in primis sottoponendo il 45enne a una terapia (l’iperidratazione) che, fatta prima della messa in sicurezza dell’aneurisma, favorisce l’aumento della pressione e il rischio di nuove rotture.

Oltre a questo i consulenti hanno contestato anche l’omesso monitoraggio dei valori pressori e l’assenza, in cartella clinica, della cartella infermieristica. Infine, dopo l’intervento di clippaggio, i neurochirurghi hanno omesso, con negligenza, di eseguire i doverosi controlli neuroradiologici di routine per verificare la corretta chiusura dell’aneurisma, e proprio il verosimile malposizionamento della clip avrebbe causato l’emorragia finale risultata poi letale.

L’iter risarcitorio. “Fin dai primi momenti di totale disperazione nei quali i familiari ci hanno raccontato quanto accaduto, abbiamo avuto il sentore che tante e troppe cose erano state sbagliate – conclude Ferraro di Giesse – Eppure, nonostante le evidenze, l’Asp di Caltanissetta ha persino insistito per il rigetto delle richieste risarcitorie, costringendo i familiari ad avviare, tramite il nostro legale fiduciario Rita Parla, una causa civile che li ha portati a dover rivivere in aula tutto quanto accaduto. La sentenza, poi, da un lato ha accertato gli inescusabili errori commessi, confermando quanto sostenuto in primis dai nostri consulenti, dall’altro ha valorizzato al massimo, in particolar modo per la giovane moglie e i due figli piccoli, l’intensità e l’importanza dei rapporti che li univa”.

La pronuncia del giudice del Tribunale di Caltanissetta, dott. Francesco Lauricella, ha infatti integralmente recepito le conclusioni dei consulenti tecnici, condannando l’Azienda Sanitaria Provinciale di Caltanissetta al maxi risarcimento di 1.660.000 euro, già liquidato in favore dei familiari.

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