L’impatto di un arresto cardiaco non riguarda solo chi ne e’ colpito: anche i soccorritori possono sperimentare un carico emotivo significativo. In Italia, solo il 48% della popolazione sarebbe disposto a intervenire e, tra queste persone, il 52% teme che, dopo il soccorso, potrebbe vivere un forte disagio psicologico e sentire il bisogno di confrontarsi con qualcuno per elaborare l’esperienza.
Un’evidenza che, secondo Italian Resuscitation Council (IRC), rende necessario integrare il supporto psicologico nelle politiche di formazione per promuovere una piu’ ampia cultura della rianimazione cardiopolmonare. IRC e’ una societa’ scientifica senza scopo di lucro iscritta nell’albo del Ministero della Salute che riunisce medici, infermieri e operatori esperti in rianimazione cardiopolmonare e che accoglie nel proprio Albo Istruttori associazioni grandi e piccole di operatori non sanitari impegnati nella diffusione delle manovre di primo soccorso (BLSD) alla cittadinanza.
A fotografare la situazione e’ una ricerca realizzata per IRC dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, Credem e Universita’ Cattolica, progetto sull’informazione consapevole nato nel 2023 dalla collaborazione tra Credem e Almed (Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore), che evidenzia come la dimensione emotiva legata all’intervento sia rilevante. Il fenomeno emerge con maggiore intensita’ in alcune fasce sociali piu’ esposte alla possibilita’ di trovarsi in situazioni di cura o responsabilita’, come persone che hanno gia’ assistito a un arresto cardiaco in famiglia (57%) o hanno avuto esperienza diretta di soccorso (57%). Anche molte donne (58%) e molti millennials (58%) indicano che avrebbero bisogno di parlare con qualcuno dopo aver prestato aiuto.
La stessa ricerca mostra un quadro critico anche sul fronte della preparazione tecnica: solo il 13% degli italiani conosce bene le procedure di soccorso per l’arresto cardiaco, mentre il 41% le conosce solo “a grandi linee” e il 46% non le conosce affatto. Le difficolta’ non riguardano solo cosa fare, ma anche le emozioni che possono frenare l’azione: la paura di peggiorare la situazione (56%), il timore di non essere all’altezza (42%), il panico (12%) e il timore di essere ritenuti responsabili in caso di esito negativo (15%). Per Italian Resuscitation Council (IRC) questi dati suggeriscono la necessita’ di una formazione che non sia solo tecnica, ma che aiuti i cittadini a costruire sicurezza, consapevolezza e fiducia.
Katya Ranzato, presidente di Italian Resuscitation Council (IRC), osserva: “Questi dati confermano che l’insegnamento delle manovre salvavita e’ essenziale, ma non basta: occorre promuovere una cultura che riconosca anche l’impatto emotivo dell’arresto cardiaco. La dimensione psicologica dei soccorritori e dei sopravvissuti e delle loro famiglie deve diventare parte della catena della sopravvivenza. Ogni cittadino puo’ fare la differenza: prepararlo, sostenerlo e metterlo in condizione di agire con fiducia e’ la strada per salvare molte piu’ vite e per restituire a quelle stesse vite un’esistenza di qualita’.
Dove la popolazione e’ piu’ preparata sul primo soccorso, le probabilita’ di sopravvivenza a un arresto cardiaco possono triplicare e si possono ridurre gli esiti invalidanti che ne possono derivare”. Accanto alla dimensione psicologica, la ricerca mette in evidenza anche un forte limite informativo sulla presenza dei defibrillatori automatici esterni (DAE) sul territorio. Solo il 37% della popolazione ritiene infatti che vicino alla propria abitazione (entro 500 metri) sia presente un DAE, mentre uno su cinque ammette di non averci mai fatto caso. Una consapevolezza che aumenta tra giovani, persone con maggiore istruzione e chi ha gia’ ricevuto una formazione, a conferma del ruolo decisivo dell’informazione nel rendere i dispositivi piu’ “visibili” e quindi piu’ utilizzabili. Sara Sampietro, coordinatrice
Osservatorio Opinion Leader 4 Future, Credem e Universita’ Cattolica, sottolinea: “L’Osservatorio Opinion Leader 4 Future ribadisce il proprio impegno nel promuovere un’idea di informazione come vero e proprio strumento di cittadinanza. In questa prospettiva, aumentare la diffusione di conoscenze sulle manovre e sui dispositivi di primo soccorso non e’ soltanto un obiettivo informativo e formativo, ma un passo essenziale per costruire una comunita’ piu’ attiva, consapevole e contributiva. Una societa’ che conosce le manovre di primo soccorso e’ una societa’ piu’ forte, piu’ solidale e piu’ capace di prendersi cura di se’ stessa”.
L’urgenza di rafforzare competenze e sicurezza emotiva dei cittadini e’ ancora piu’ evidente se si considera che ogni anno in Europa si stimano circa 400.000 arresti cardiaci extraospedalieri, di cui 50.000 in Italia, ma solo nel 58% dei casi chi assiste interviene e appena nel 28% utilizza un defibrillatore, con una sopravvivenza media dell’8%. Ogni minuto senza intervento riduce del 10% le probabilita’ di sopravvivenza, rendendo ancora piu’ chiaro come formazione, sostegno psicologico e accesso ai DAE siano elementi inscindibili nella costruzione di una popolazione davvero pronta a intervenire

