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“Mamma, io voglio morire come morirai tu: libera”. La lezione di una bambina che ci invita a riflettere sul valore della libertà

Redazione

“Mamma, io voglio morire come morirai tu: libera”. La lezione di una bambina che ci invita a riflettere sul valore della libertà

Una riflessione della psicologa Claudia Montana, pubblicata nel 2021, che torna di straordinaria attualità in occasione della Festa della Repubblica e del dibattito sui diritti civili, sulla memoria storica e sul ruolo dell'educazione nella costruzione di una società democratica.
Gio, 04/06/2026 - 00:13

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Ci sono parole che, pur pronunciate anni fa, conservano intatta la loro forza e continuano a interrogare le coscienze. In occasione della Festa della Repubblica riproponiamo una riflessione della psicologa Claudia Montana, pubblicata nel dicembre del 2021 nella rubrica “La pagina della Psicologa” della rivista Cerchio Aperto.
Si tratta di un racconto semplice ma profondamente significativo, nato da un dialogo tra una madre e sua figlia durante lo studio della nascita della Repubblica Italiana. Un confronto che, partendo dalla storia e dalla Costituzione, conduce a una riflessione universale sul significato della libertà, sui diritti conquistati nel corso del tempo e sulla necessità di custodirli attraverso l’educazione, la memoria e la partecipazione civile.


Di seguito il testo integrale
“Mamma, io voglio morire come morirai tu! LIBERA!”


Nella ricorrenza della Festa della Repubblica una riflessione sui diritti civili (e sulla loro temibile assenza) nella non-scontata intuizione di una bambina di 10 anni.
A cura della dott.ssa Claudia Montana
Qualche giorno fa, supportando mia figlia nello studio della nascita della Costituzione Italiana ho trovato, con mio stupore, un margine molto ampio di “rinnovata” riflessione. Le cui premesse e le cui conclusioni mi e’ gradito condividere con i lettori di questa rubrica.
La bambina si chiedeva come mai nel testo scolastico si andasse a ritroso nel tempo, citando la nascita del regime nazi-fascista contestuale – storicamente parlando – alla Monarchia Costituzionale dei Savoia sino ad arrivare, con un ulteriore balzo all’indietro, all’istituzione dell’Unità d’Italia datata 1861.
Le spiego che occorre ripercorrere tutte le tappe storiche che hanno condotto alla nascita della Repubblica Italiana per comprendere fino in fondo il perché della promulgazione delle nostre leggi e, ancor di più, della nostra Legge Costituzionale per antonomasia a cura dell’Assemblea Costituente.
In particolare, chiarisco come la reiterata violazione dei diritti e dei valori fondamentali che, nel regime dittatoriale, tanto oppresse i nostri connazionali portò il popolo italiano ad un livello di esasperazione tale da anelare, senza se e senza ma, al principio inviolabile della Libertà… di vita, di pensiero, d’opinione.
Da qui, la gioia nazionale esplosa dopo il Referendum a suffragio universale che, in seguito alle date del 2 e 3 giugno del 1946, istituì la nostra Repubblica, come testimoniano gli emozionanti tabloid dell’epoca.
A sostegno delle mie parole e al fine di rendere più efficace lo sviluppo del pensiero critico, giunte a questo punto del nostro interessante incontro fra cervelli, sento l’urgenza di stimolare l’intero bagaglio sensoriale della bambina.
Con un guizzo repentino, decido cioè di far vedere a mia figlia attraverso l’ausilio degli strumenti multimediali i frontespizi dei maggiori quotidiani del periodo che annunciavano: “È NATA LA REPUBBLICA ITALIANA”.
Ci emozionano insieme. E ci stupiamo della solennità che trapela ancora dalle immagini sbiadite dall’usura del tempo, seppur ancorate saldamente alla stele della memoria.
Poi aggiungo:
Si tratta d’immaginare una società antecedente a quella repubblicana in cui nessun individuo era realmente padrone di se stesso; in cui tutto ciò che oggi diamo per scontato (diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla cura di se stessi e degli altri) non esisteva se non in forme molto limitate.
Ecco perché il testo di Educazione Civica fa il raffronto tra il “prima” e il “dopo” questo modello di governo.
Capisci Federica?
Sì, mamma! E quest’epoca così opprimente può ritornare?
Certo che può tornare! Se non educhiamo i giovani alla tolleranza, al rispetto dei diritti umani, alla solidarietà, alle scelte democratiche, alla condivisione e ai valori universali… il rischio che si riaffaccino all’orizzonte i regimi populisti e nazionalisti, come quelli di Hitler e Mussolini, è sempre dietro l’angolo.
Scende un momento di religioso silenzio.
Scorgo nel viso di mia figlia un certo corrucciarsi accompagnato dai segni esteriori di una meditata riflessione. Dopo qualche attimo, con lo sguardo trepidante d’emozione e la voce rotta dalla commozione mi guarda ed esclama, tutta d’un fiato:
Mamma, io voglio morire come morirai tu! LIBERA!
Rimango attonita. Quasi fulminata da questa dichiarazione di pensiero. In una semplice frase sono, mirabilmente, racchiusi decenni di storia e di tentativi di educazione alla civiltà, i cui rischi e le cui conseguenze della sua assenza vengono intuiti nell’immediato da una bambina di 10 anni.
“E se tutti, giovani e meno giovani, ci (pre)occupassimo del futuro della nostra società civile in questi termini? Innescando una vera e propria inversione globale di tendenza?”
A voi, lettori, le dovute considerazioni.


A distanza di alcuni anni, questa riflessione conserva una sorprendente attualità. In un tempo caratterizzato da tensioni sociali, conflitti, polarizzazioni e crescenti sfide educative, il richiamo alla tutela dei diritti fondamentali e alla formazione delle nuove generazioni assume un valore ancora più significativo.
La frase pronunciata dalla piccola Federica racchiude, con la semplicità che spesso appartiene ai bambini, il senso più profondo della democrazia: la libertà non è una conquista definitiva, ma un bene prezioso che richiede memoria, responsabilità e impegno quotidiano. Ed è forse proprio da questa consapevolezza che occorre ripartire per costruire il futuro.

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