Sull’intricata vicenda Cefpas interviene il Siad Csa Cisal con una nota firmata dai dirigenti regionali Gaia Provenzani ed Angelo Lo Curto, e dal presidente Gianluca Vancheri. Di seguito il testo integrale dello scritto.
In queste settimane, mentre sul CEFPAS si abbattono polemiche, esposti, ispezioni e accuse pubbliche riguardanti incarichi e collaborazioni conferite dall’Ente, i lavoratori precari stanno pagando il prezzo più alto di una situazione che non hanno creato e della quale non sono responsabili. Ancora una volta, a subire le conseguenze sono tutti i lavoratori, nessuno escluso, gettati indistintamente alla gogna mediatica per beghe e cavilli normativi che vanno ben oltre la mera “discrezionalità” del management.
A pagarne il prezzo, in primo luogo, sono i collaboratori storici, i cosiddetti co.co.co., che per anni hanno garantito quotidianamente il funzionamento del Centro attraverso rinnovi continui, senza stabilità, senza tutele e senza alcuna certezza per il futuro, pur essendo stati reclutati legittimamente. Collaboratori che, nel tempo, sono diventati indispensabili per la normale prosecuzione delle attività dell’Ente, per l’espletamento delle procedure e delle attività necessarie nel rispetto dei tempi, della pubblica utilità e degli obiettivi assegnati al CEFPAS, obiettivi la cui rilevanza e prestigio vengono riconosciuti persino da chi oggi muove accuse.
Collaboratori, incaricati, professionisti, esperti in materie così complesse da contribuire alla formazione di direttori generali, manager e medici di un sistema delicato e in continua evoluzione quale è la sanità. Oggi, la stragrande maggioranza di questi lavoratori si ritrova improvvisamente senza rinnovo, senza reddito e senza alcuna garanzia, nel silenzio quasi assoluto della maggior parte delle organizzazioni sindacali che avrebbero il dovere di rappresentarli e difenderli. Ed è proprio questo silenzio a fare più rumore. Fa rumore vedere sindacati e politici pronti a parlare di tutto, ma incapaci di assumere o anche solo chiedere una posizione chiara, carte alla mano, quando vengono colpiti lavoratori che per anni hanno assicurato servizi essenziali al CEFPAS, contribuendo concretamente anche al benessere socioeconomico della collettività.
Fa rumore vedere organizzazioni che continuano a chiedere adesioni, tessere e fiducia, salvo poi scomparire proprio nel momento in cui i lavoratori hanno realmente bisogno di tutela. Fa rumore il silenzio di certa politica, pronta a cercare consenso e sostegno, ma incapace di promuovere iniziative utili almeno a fare chiarezza nell’interesse di tutti.
Fa rumore constatare che molti collaboratori continuano ancora oggi ad aderire a sigle sindacali che, nei fatti, non li rappresentano, non li difendono e non alzano la voce davanti a decisioni che stanno mettendo in ginocchio intere famiglie. E allora viene spontaneo chiedersi perché non si entri realmente nel merito degli atti e dell’azione amministrativa, preferendo invece ridurre tutto a becere accuse diffuse tramite social e stampa, spesso senza neppure le minime conoscenze normative e competenze necessarie per comprendere la complessità della vicenda.
Perché evitare sistematicamente gli strumenti che la legge già prevede – a partire da un semplice accesso agli atti – se davvero si vuole cercare la verità? La verità, in fondo, è semplice: quando un lavoratore resta solo, il sindacato ha fallito la propria funzione. E quando le storiche e note difficoltà di un Ente vengono strumentalizzate per equilibri politici o logiche di governo, significa che un intero territorio può essere sacrificato senza troppi scrupoli.
Oggi decine di collaboratori vengono lasciati senza rinnovo dopo anni di servizio continuativo, insieme anche a tanti neo reclutati che speravano finalmente di poter lavorare, forti delle proprie competenze e di selezioni avvenute tramite bandi pubblici. In questo scenario, soltanto il SIAD CSA CISAL ha avviato una mobilitazione concreta, seria e trasparente, intervenendo a tutti i livelli istituzionali con una posizione chiara, determinata e coerente. E allora i lavoratori dovrebbero chiedersi il perché di tutto questo silenzio.
Dovrebbero chiedersi come mai tutto questo accanimento emerga proprio adesso e non prima. Dovrebbero chiedersi come mai nessuno abbia sollevato per decenni il problema delle gravi carenze della dotazione organica. Dovrebbero chiedersi perché, leggendo semplicemente atti e delibere, si scopra che nel 2025 viene bandito un concorso con un ultimo PIAO approvato nel 2022 e, improvvisamente, si gridi allo scandalo, con un fronte compatto pronto a osteggiarlo. Noi, invece, abbiamo sostenuto con chiarezza che quei posti sono esigui e che devono essere rispettate le norme e le sentenze che tutelano i lavoratori che hanno maturato il diritto alla stabilizzazione. Non si può utilizzare il precariato per anni e poi fingere che questi lavoratori non esistano più nel momento in cui diventano “scomodi”.
Non si può parlare di legalità ignorandone la genesi, dimenticando il diritto alla dignità del lavoro e rinunciando alla ricerca della verità, peraltro facilmente ricostruibile attraverso la semplice lettura degli atti e delle norme, senza pregiudizi ottusi o accuse sommarie. Pregiudizi lesivi e infamanti, che colpiscono anni di sacrifici, il decoro delle attività dell’Ente e la dignità di ogni singolo lavoratore che cerca soltanto di svolgere onestamente il proprio lavoro. Non si può accettare che vicende mediatiche e scontri politici siano scaricati esclusivamente sui lavoratori più deboli.
Chi oggi tace davanti a tutto questo non è neutrale: sta semplicemente scegliendo da che parte stare e, certamente, non dalla parte dei lavoratori. Noi no. Noi continuiamo ostinatamente a ricercare correttezza, trasparenza e soluzioni concrete, come avviene in tutti gli Enti Pubblici d’Italia. I lavoratori, i collaboratori e i professionisti del CEFPAS – nessuno escluso – meritano rispetto, tutela e verità, soprattutto dalla politica e dalle organizzazioni sindacali capaci di rappresentarli davvero, non soltanto quando conviene loro

