L’intervento sconclusionato con cui il Sindaco ha preteso di chiudere il consiglio comunale dello scorso 22 aprile non può passare sotto silenzio. È necessario fare alcune osservazioni, brevi ma doverose, per smascherare la realtà che si cela dietro la facciata istituzionale di Palazzo del Carmine.
Chi era presente non ha potuto fare a meno di notare l’eloquente scambio di sguardi tra il Sindaco e l’assessore Del Popolo. Un teatrino di gesti e intese, chiaro segno di chi, nell’incertezza delle proprie parole, cerca disperatamente l’approvazione di una figura vissuta come un “padre politico”. Questi “linguaggi del corpo” sono sfuggiti a molti, ma non a chi osserva con attenzione le dinamiche di potere: una dipendenza psicologica e politica che svilisce l’indipendenza delle istituzioni, specialmente quando l’argomento in discussione riguardava direttamente la mia persona.
Nonostante i formali apprezzamenti in Consiglio, stigmatizzo l’imbarazzo di Tesauro sulla revoca della mia nomina, le cui ragioni restano oscure a me e alla città. Egli invoca vaghe “ragioni di opportunità”, dimenticando però il suo legame simbiotico con l’on. Michele Mancuso, suo principale sponsor politico, delle cui vicende giudiziarie è giusto se ne occupi la Magistratura.
Sulle tematiche provinciali non entro nel merito, poiché non sono di mia competenza, ma c’è un punto che l’Avvocato Tesauro e la sua “spalla” sembrano faticare a digerire. Le parole del Segretario Regionale di Forza Italia, Marcello Caruso, sono state nette e inequivocabili:
“In qualità di Commissario provinciale di Caltanissetta, confermo la volontà di avvalermi della collaborazione di Mirisola e di valorizzare l’esperienza e il contributo politico dell’ex assessore, nella consapevolezza del valore che il suo impegno rappresenta per il partito e per il territorio.”
Questo riconoscimento ufficiale smentisce categoricamente le narrazioni di Palazzo. Dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’attuale amministrazione si regge su pilastri fatti di millanteria, convenienza elettorale, fumo e una conclamata inefficienza che dura ormai da un anno e mezzo.
La realtà dei fatti delinea oggi il profilo di una guida che appare drammaticamente incapace di interpretare il proprio ruolo con la dignità e la competenza che il prestigio della carica richiede. L’avv. Tesauro sbandiera, inoltre, la sua fedeltà a Forza Italia, forse convinto che qualche foto con qualche esponente del Partito, assolutamente ignaro delle sue azioni, possa impedire di prendere atto che, a prescindere dalla mia revoca, ha indebolito e danneggiato il Partito nel momento in cui, senza alcuna interlocuzione con i Consiglieri Comunali e con il Partito stesso, ha nominato assessori appartenenti ad altre formazioni politiche.
Caltanissetta non è un palcoscenico per esperimenti mal riusciti; è una comunità che sta attraversando la peggiore fase politico-amministrativa della sua storia.
Peraltro, l’avv. Tesauro, invece che preoccuparsi del mio ruolo in Forza Italia, legittimato e giustificato dai miei risultati elettorali e dal largo consenso tra la gente e nella pubblica opinione, e invece di millantare indimostrate interlocuzioni con esponenti del Partito, dovrebbe porsi il problema di mettere fine a questa agonia amministrativa che, anche per vicende estranee alle nostre persone, rischia di infilare Caltanissetta in un tunnel di cui non è agevole individuare lo sbocco.
Sono fermamente convinto che chi ricopre la massima carica cittadina e dichiara di avere a cuore il bene comune, dovrebbe trarre le dovute conclusioni dinanzi a un fallimento così evidente. Difendere goffamente un sistema che non produce risultati è un affronto alla città: un vero atto di rispetto verso i cittadini richiederebbe oggi la maturità di ammettere i propri limiti e di anteporre il futuro di Caltanissetta alle proprie ambizioni personali. Questa città merita una prospettiva diversa.

