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San Michele, il Vescovo Russotto ai nisseni: Umiltà e il coraggio di pensare in grande

Redazione

San Michele, il Vescovo Russotto ai nisseni: Umiltà e il coraggio di pensare in grande

Ven, 30/09/2022 - 01:39

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Umiltà e coraggio di pensare in grande, ribelli combattenti con il coraggio innocente dei bambini, per una città solidale, laboriosa, responsabile: questa la consegna del Vescovo Mario ai nisseni nel giorno della solennità di S. Michele, in una Cattedrale gremita nonostante il temporale, davanti alle autorità istituzionali schierate, con il sorriso sul volto ed un linguaggio nuovo, più impegnativo e puntuale, entrando in profondità nella contraddizione storica ed esistenziale che sembra segnare il destino della nostra comunità cittadina.

Nel giorno più sacro per l’identità collettiva dei nisseni l’omelia del pontificale ha tracciato un percorso, di responsabilità e di riscatto, intorno all’icona di S. Michele e del suo combattimento con il male: “S. Michele difende tutto quello che ha il sapore di Dio: la verità, l’amore, la giustizia, la autenticità. Perché il drago, icona di Satana, cioè del divisore, l’accusatore, è colui che semina nel mondo falsità, menzogna, arroganza, orgoglio, prepotenza, guerra e inimicizia. E c’è un solo modo per avere accesso a Dio, alla verità, all’onestà, alla giustizia, all’amore, al bene ed è l’umiltà. Bisogna abbassarsi, chinarsi e inchinarsi, come un bambino”.

S. Michele ci insegna – ha continuato il Vescovo Mario – che se noi vogliamo conquistare tutto ciò che ha il sapore di Dio, se vogliamo essere onesti, autentici, se vogliamo conquistare la verità, conquistare e praticare la giustizia, se vogliamo cercare e vivere l’amore e il bene, dobbiamo diventare come bambini. Dobbiamo diventare piccoli, senza falsità nel cuore, senza ipocrisia, senza arroganza, senza presunzioni. Questo è il primo insegnamento che S. Michele ci consegna, altrimenti siamo nelle grinfie di Satana, e siamo portati sempre ad accusare gli altri e mai ad assumerci la responsabilità di come va il mondo.

Anche nella nostra città, siamo facilmente portati a giudicare, ad accusare, ma mai ci rimbocchiamo le maniche, consapevoli che la città è nostra e chi la governa è di passaggio, e che comunque chi la governa lo abbiamo voluto noi. Ma è nel DNA dei nisseni, che in un modo o nell’altro devono ricorrere alla lamentazione, a volte alla critica gratuita, sempre al giudizio, perché è un modo di scaricare la colpa sugli altri e non assumersi responsabilità”.

Non pronti a giudicare per auto-assolversi ma decisi all’impegno solidale: “S. Michele deve darci, oggi più che mai, la forza di essere combattenti, ribelli autentici, ma col nostro comportamento, con la linearità del pensiero, con il coraggio di sognare in grande e sognare una città solidale, laboriosa, responsabile.

Dobbiamo uscire dalla siepe, dagli steccati del nostro privato, superando la logica del “chi me lo fa fare?” Dobbiamo di nuovo acquistare la semplicità, lo sguardo pulito e il coraggio innocente dei bambini, per costruire insieme la nostra società, la nostra patria”.

Disponibilità ad impegnarsi, a collaborare con le istituzioni, ma attenzione critica sempre attiva: “Adesso avremo un nuovo governo – ha concluso il Vescovo – che sarà quello che sarà, ma noi siamo chiamati a non aspettarci che i pochi chiamati a governare cambino la sorte del nostro Stato. Perché lo Stato siamo noi e nulla cambia se noi non collaboriamo, nelle cose giuste, corrette. Ma nulla cambia se noi non ci ribelliamo, denunciando l’ingiustizia e la falsità, facendo valere i diritti degli ultimi, degli umiliati, dei calpestati, mai, però, rassegnati”.

La conclusione del percorso è affidata al simbolo della bilancia che S. Michele nell’antica iconografia tiene in mano per pesare le anime: “Quanto deve pesare un’anima per poter accedere all’al di là e vivere l’eternità? Quali sono i pesi che S. Michele mette sul piatto della bilancia? Una piuma d’oca. L’anima deve essere più leggera di una piuma d’oca. Come si fa ad avere l’anima più leggera di una piuma? Una sola è la condizione: se l’anima ha vissuto l’essenza di Dio, che è amore, libertà, verità, giustizia, nell’autenticità e nell’umiltà”.

L’umiltà come parola-chiave, ma non come fuga dall’impegno e dalle responsabilità, non come alibi per la superbia inconfessata dell’accidia, tanto strutturata nell’antropologia nissena, umiltà per essere liberi dai propri pregiudizi e avere la forza di pensare e di agire: “L’umiltà: perché il più grande umile della storia è Dio; ed è tanto umile che, non potendo ergersi al di sopra di sé, si è abbassato, fino a umiliarsi, fino a farsi uomo, fino a farsi schiavo degli uomini, fino a farsi obbediente lasciandosi inchiodare al patibolo della croce. Sta a noi vivere la sua via, la sua strada di umiltà, per potere andare al di là della siepe dell’eternità”.