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Covid, Mantovani (Humanitas): “Troppi contagi e pochi vaccini, riaperture preoccupano”

Redazione

Covid, Mantovani (Humanitas): “Troppi contagi e pochi vaccini, riaperture preoccupano”

Mar, 20/04/2021 - 09:18

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Covid, Mantovani (Humanitas): “Troppi contagi e pochi vaccini, riaperture preoccupano”

“Se dobbiamo prendere dei rischi, facciamolo per le scuole”. Così Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico dell’Humanitas di Milano, in un’intervista a ‘La Stampa’ si dice “preoccupato dalle riaperture in programma” perché teme “si abbassi troppo la guardia favorendo il virus”. L’Italia è pronta a riaprire? “Tutti lo desideriamo, compreso io che non vedo l’ora di tornare nei miei rifugi valdostani sopra Champoluc, ma serve cautela – risponde lo scienziato – Bisogna studiare con attenzione il caso di successo del Regno Unito, che ha riaperto dopo lockdown, vaccinazione di massa e test a tappeto.

Là si realizzano oltre un milione di tamponi al giorno ed è possibile ordinarli a casa gratis con l’obbligo di comunicarne il risultato, senza contare il monitoraggio di scuole e uffici”. E’ d’accordo con la riapertura delle scuole? “Condivido i rischi sulla riapertura delle scuole, mentre sul resto sono preoccupato: ci sono ancora troppi contagiati e pochi vaccinati – osserva – E vero che i ragazzi possono essere vettori di infezione, ma hanno meno problemi di salute e per loro ha senso rischiare”. Come procede la campagna vaccinale? “Si è visto un cambio di passo e siamo nella media europea. Giusto mettere in sicurezza gli over 60 – rimarca l’immunologo – così da riportare gli ospedali al normale lavoro e permettere riaperture serene. Solo all’Humanitas di Milano abbiamo vaccinato 50mila persone, 2mila al giorno, al Gradenigo di Torino 8mila, 500 al giorno, e passare dai centri vaccinali solleva il morale”.

Cosa ne pensa del pass per muoversi? “Il passaporto d’immunità si usa da sempre, per esempio contro la febbre gialla in Africa – ricorda Mantovani – Una soluzione europea avrebbe senso sia per i vaccinati sia per chi ha fatto un tampone molecolare di recente e rifletterebbe un analogo documento americano. Bisogna però essere consapevoli che non si tratterebbe di una licenza di libertà assoluta. Decisioni come quella israeliana di eliminare le mascherine meriterebbero cautela. Non siamo ancora del tutto sicuri che le vaccinazioni blocchino la trasmissione del virus oltre allo sviluppo della malattia. E in ogni caso, nessun vaccino protegge al 100%. Negli anziani e negli immunodepressi i vaccini sono meno efficaci e per questo è importante continuare a osservare le misure di sicurezza”. 

Cosa conclude sugli effetti collaterali di AstraZeneca e Johnson&Johnson? “Il rapporto causa-effetto non è certo, ma possibile, e riguarderebbe una rarissima risposta autoimmunitaria soprattutto delle giovani donne – sottolinea l’immunologo – Nonostante non sia chiaro se questo fenomeno sia maggiore in chi ha preso il vaccino e se sia legato all’adenovirus, è saggia la limitazione agli over 60: una fascia d’età per cui non c’è alcun rischio”. Quando ci saranno più Pfizer e Moderna e pure CureVac a Rna e Novavax a proteina si potranno archiviare i vaccini ad adenovirus? “Per allora avremo più dati su cui ragionare – dice lo scienziato – In Danimarca li hanno già archiviati, ma con 5,8 milioni di abitanti, molti meno morti e un sistema sanitario come il loro si potevano permettere di azzerare anche il minimo rischio.

Detto questo, dei miei parenti, comprese tre giovani donne, si sono vaccinati con AstraZeneca e lo rifaranno per la seconda dose”. A chi ha dei dubbi cosa suggerisce? “I vaccini sono la cintura di sicurezza per le aperture. I vantaggi della vaccinazione sono infinitamente superiori ai rischi sia di breve sia di lungo termine. E la limitazione agli over 60 rende sicurissimo anche AstraZeneca”, ribadisce Mantovani.

Quali sono i rischi di lungo termine? “Bisogna mettere in conto novità come la Post-Acute Sequelae of Sars-CoV-2 (Pasc), nota come ‘Long Covid’ – avverte – che comporta disturbi polmonari, cardiologici e psichiatrici entro 6 mesi con stime fino al 30% dei guariti. Molto più raramente poi tra i ragazzi dai 7 ai 20 anni compare la Multisystem Inflammatory Syndrome-Children (Mis-C), che infiamma più organi. Tutti incentivi a tenere alta la guardia e a vaccinarsi”.

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