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Rassegna Stampa. Intervista all’artista nisseno Michelangelo Lacagnina, un siciliano nell’anima

Danilo Napoli - La Sicilia

Rassegna Stampa. Intervista all’artista nisseno Michelangelo Lacagnina, un siciliano nell’anima

Mer, 13/01/2021 - 10:46

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Rassegna Stampa. Intervista all’artista nisseno Michelangelo Lacagnina, un siciliano nell’anima

«L’arte è comunicare, raccontare, dichiarare senza parlare»: parla Michelangelo Lacagnina, 53 anni, artista nisseno e racconta la sua passione. Sin da ragazzo si approccia a svariate forme d’arte, sia alle scuole superiori che poi all’Università presso l’Accademia di belle arti di Palermo.

Nel 1993, in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II, gli è commissionato un importante lavoro dal Comune di Caltanissetta, l’istallazione di pannelli figurativi sulla facciata di Palazzo del Carmine, allora in restauro.

L’arte di Michelangelo Lacagnina nasce da un innato senso di profonda appartenenza alla propria terra, i cui elementi essenziali vengono interpretati in modo originale e personale.

Cosa vuol dire per te fare arte?

«L’arte è trasporto passionale, in maniera personale metti te stesso in ciò che vuoi interpretare. La mia arte parla della terra siciliana, della quotidianità che non smette mai di stupire e stupirci, nonostante spesso è una terra manomessa e calpestata. La Sicilia non si risparmia mai, di continuo fa sbocciare bellezze. Interpreto la sicilianità attraverso il forte legame col territorio e non smetto mai di trasferire un messaggio di positività di un terra docile e non ostile».

Come e quando ti sei avvicinato al mondo dell’arte?

«Nasce come profonda passione, già dai primi anni della mia vita. I miei giochi preferiti erano fogli, pastelli, matite e tutto ciò che poteva lasciare traccia su un foglio di carta. Ho proseguito gli studi artistici accademici e poi universitari. Dal 1983 ho iniziato ad affrontare le varie sfaccettature che compongono il mondo dell’arte, quindi non più fare arte per me stesso e la mia famiglia, da cui ho ricevuto sempre ottimi consensi e supporto, pur restando un giudizio amorevole e forse non obiettivo. Successivamente incoraggiato anche da alcuni docenti ed amici ho iniziato a partecipare a mostre ed eventi nazionali. Le più interessanti presso il Complesso dei Dioscuri al Quirinale – Roma, Expò 2015 Milano; Galleria Merlino-Arte di Firenze, Taormina evento collaterale al G7, Arcadia Gallery di Milano».

Come metti in relazione l’arte e il posto in cui vivi?

«La mia terra ha la giusta linfa, mi dona sempre l’ispirazione. La sua luce, i contrasti netti, la varietà dei soggetti, tutti elementi che compongono i giusti ingredienti per realizzare opere caratterizzate da tinte forti e decise, da paesaggi dell’entroterra e da borghi marinari.

I personaggi che interpreto vengono fuori dalla quotidianità di un tempo. Guardo agli antichi mestieri come in u “turunnaru”, “a fruttara”, il cantastorie. Fuori dalla Sicilia ho collaborato con aziende, che hanno ben condiviso il mio forte legame con la mia terra. Ciò mi permette di fare arte in maniera serena e spontanea».

Qual è il tuo stile? Qual é il modo di riconoscere le tue opere?

«Più che uno stile la considero una tecnica, che va semplicemente interpretata come arte figurativa. Chiaramente, oggi, posso dire che ho uno sti le che si riconosce. La prerogativa assoluta è l’uso del colore deciso, tinte piatte e uniformi; volti di personaggi che riconducono a soggetti della tradizione pittorica siciliana. Mi sono ispirato particolarmente alla corrente artistica di Bruno Caruso ed ai soggetti delle ceramiche del maestro Giuseppe De Simone, con richiami volutamente correlati alla Pop Art, arte della strada che oggi possiamo ribattezzare “Pop Art Mediterranea”».

A quali progetti realizzati ti senti più legato?

«L’arte mi ha permesso di viaggiare e percepire emozioni forti che restano nel mio cuore. Tra le esposizioni che ho fatto all’estero ricordo: Dubai; Berlino; Città del Messico; Londra; Vancouver; Los Angeles; New York ed in ultimo mi ha riempito di orgoglio l’aver ricevuto il “Premio Paris Artexpo”; al riguardo esporrò presso la nota Gelerie Thuillier nel prossimo mese di maggio.

Tra i progetti più gratificanti: “Annullo filatelico per il 150° anniversario della nascita di Luigi Pirandello”, presentato a Porto Empedocle; la collaborazione nel progetto “Frigoriferi d’autore Smeg”.

Vere e proprie opere d’arte, soggetti interamente dipinti a mano, pezzi unici al mondo e tutto questo grazie alla collaborazione con la maison “Dolce&Gab – bana”, con cui sono stati realizzati anche alcuni progetti di packaging.

Da alcuni anni, questo stile è anche diventato un messaggio di positività e bellezza della nostra isola, oggi veicolato fortemente attraverso i social, come “Art That Influences” risorsa e riscatto prezioso per una risposta favorevole per il nostro patrimonio culturale, turistico e culinario».

Come hai vissuto quest’anno appena trascorso? Progetti per il 2021?

«Il 2020 è stato un anno difficilissimo, per l’arte in particolare, in tutte le sue accezioni. I primi periodi mi hanno influenzato negativamente, ma la mia arte si alimenta di luce, speranza e ottimismo.

Ho reagito, mi sono dedicato e distratto con l’arte. Ho iniziato a produrre e man mano sono venute fuori altre situazioni stimolanti, tra cui collaborazioni con aziende che vedranno i frutti già nella primavera del 2021, oggi in cantiere e coperti da riserve aziendali non divulgabili. Tra i progetti futuri c’è lo studio su personaggi che hanno dato lustro all’intelletto siciliano, posso anticipare che è in itinere un omaggio allo scrittore Leonardo Sciascia per l’anniversario del centenario della sua nascita. Altro progetto a lungo termine riguarda alcuni interessanti personaggi della famiglia Florio.

Nel rispetto dei limiti imposti dalla normativa anti Covid-19, quest’estate ho potuto realizzare le splendide esposizioni personali in due ridenti cittadine Siciliane: il Comune di Letojanni, con la mostra Sicilia Picta ed il Comune di Caltavuturo, con Si.Ci.Ly. In queste due occasioni, ho riapprezzato il contatto umano con i visitatori, ho percepito vibranti emozioni, soprattutto la sensazione di offrire l’opportunità del contatto con l’arte e di fruire della gioia e positività che emanano le cromie dei miei soggetti. L’auspicio è quello di tornare semplicemente alla normalità, ricordandoci che anche le cose più semplici talvolta non sono scontate».