Il Fatto Globale. Il paradosso del populismo

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di Rino Del Sarto -Il populismo è in crisi. E lo è, come spesso è accaduto nella storia (si veda per esempio il Comunismo), per cause più endogene che esogene. E cioè non per merito o furbizia dei suoi oppositori ma per motivazioni e contraddizioni  interne, detonate specialmente dal momento in cui il populismo, anche in coalizione con il sovranismo, ha messo le mani sulle leve del potere. Un fenomeno che, nonostante interessi da vicino solo l’Italia, dopo aver attinto tutto l’Occidente, è di rilevanza globale.

Una storia pressoché parallela quella di populismo e sovranismo, entrambi nati come reazione a una profonda crisi economica e di valori e alla globalizzazione. E proseguita con la ferma opposizione alle soluzioni prospettate da altri, in particolare da coloro i quali, potentati economici, multinazionali e partiti tradizionali, a detta dei populisti-sovranisti, quella crisi e quella globalizzazione avevano causato.

Una protesta e una opposizione tuttora non priva di ragioni, sebbene alimentata dalla fabbricazione e divulgazione di false notizie e da una perfino arrogante oltre che profonda ignoranza. O meglio da una non volontà di conoscere, di approfondire, di riflettere, di distinguere, che in fondo è una negazione della stessa natura umana, il tutto spinto da un massimalismo paradossalmente somigliante sia a quello bolscevico e comunista sia allo squadrismo pre-fascista.

È dunque fin dalle prime fasi che populismo e sovranismo covano una contraddizione interna di fondo che invece di risolversi si è acuita con la presa del potere. Contraddizione, paradosso o antinomia manifestatosi anzitutto con l’incapacità di prospettare una articolata e argomentata alternativa al sistema preso di mira e proseguita nell’incapacità di metterla in atto una volta raggiunto il potere e con la messa in discussione delle stesse fondamenta degli stati moderni, democratici e liberali, della collocazione internazionale dell’Italia  e addirittura delle stesse libertà individuali e dei diritti umani. E cioè delle più fondamentali e irrinunciabili conquiste dell’umanità.

Cosi facendo trasparire da dichiarazioni e comportamenti una concezione pre-illuministica, medievale e addirittura troglodita, cavernicola o della giungla della convivenza tra gli umani. Pretendere di far tornare l’umanità sui propri passi a epoche in cui ogni diritto e individualità, specie alle fasce deboli, erano negati, a un mondo selvaggio in cui non può che prevalere la legge del più forte, non può mai essere l’alternativa alle stesse conseguenze della crisi economica e di valori di un sistema che appunto tendeva a trattare il singolo come un numero e della globalizzazione con la sua conseguente uniformazione culturale.

Ma prima di arrivare al paradosso fondamentale esploso con la presa del potere dei parte dei populisti-sovranisti occorre fare tra questi una distinzione, perché populismo e sovranismo non sono la stessa cosa. In base alla teoria generale dello Stato infatti questo ente, ormai imprescindibile nella moderna organizzazione degli umani consorzi, è formato da tre elementi: popolo, territorio e amministrazione. Con la prevalenza di uno dei tre elementi sugli altri abbiamo così il populismo, il sovranismo o il burocratismo. Ma in tutti e tre i casi un danno per lo Stato. Parola che tra l’altro i populisti-sovranisti a momenti nemmeno pronunciano. Riempiendosi invece la bocca di popolo, di cittadini, di cittadinanza, di sovranità, di confini, di regionalismo.

Lo Stato si sa, anche il più democratico, non riscuote la simpatia dei cittadini. Tantomeno in Italia, dove tutti cercano di fregarlo. Una tendenza durissima a morire perché figlia di personalissime esperienze di secolari dominazioni e di poteri più o meno assoluti fino ancora ad appena 80 anni fa. Perché insomma lo Stato rappresenta l’autorità, da sempre contrapposta alla libertà. Ed proprio da questo atteggiamento antisistema, aggravato dal solleticare i medesimi bassi istinti nella popolazione ai soli fini di propaganda e di raccolta del consenso, che discende il paradosso del populismo. Il quale adesso che sta al potere si trova in realtà prigioniero dell’antinomia di essere contemporaneamente Stato e antistato, o Stato dell’antistato. E finendo per somigliare, sempre per paradosso, a quella mafia dell’antimafia di cui abbiamo avuto triste e recente esperienza specialmente in Sicilia.

Per farla breve, non si può pretendere di tutelare gli interessi collettivi, o del popolo o dei cittadini, rinunciando a priori alla sacralità e alla difesa delle istituzioni, siano esse nazionali o locali, che appunto a tale scopo sono state preposte dalla Costituzione, dalle leggi e dal voto popolare nella loro componente elettiva. E per di più ponendosi come alternativa (vedi la democrazia diretta e le usurpazione di potere) ad esse del tutto personalistica e addirittura capricciosa. E questo semplicemente perché ciò indebolisce in partenza l’attore politico di fronte ai poteri e agli interessi forti che pretende di combattere in nome dell’interesse collettivo già a livello locale e sù sù fino a quello nazionale e internazionale.

Un conflitto irrisolto e irrisolvibile sta dunque alle origini del paradosso del populismo e si manifesta quotidianamente nella incapacità di risolvere i conflitti e nella tendenza a interiorizzarli. Ma fino a quando il populismo-sovranista sarà in grado di inghiottire conflitti senza esplodere?