di Andrea Milazzo – Le proposizioni e proclamazioni di tutti gli attori che puntualmente si offrono per concretare la propria orgogliosa presa di coscienza, non consentono, invero, di ignorare la delicatezza delle scelte che l’odierno scenario impone.
Il contesto politico nazionale, al netto di ipnotici proclami e provvedimenti di astratto legame con i declamati obiettivi, ha allo stato attuale esitato il crollo del prodotto interno lordo, della fiducia dei consumatori e della coesione sociale, eventi tutti diametralmente contrapposti ad una crescita esponenziale della conflittualità e delle distanze generazionali.
Caltanissetta si è perfettamente conformata a tale indirizzo.
Nelle interlocuzioni politiche per le imminenti elezioni amministrative e’ prevalsa la predefinizione ideologica dell’”impuro” all’auspicabile onesto dialogo strumentale alla messa a sistema di una credibile classe dirigente. L’individuazione del nemico e’ tradizionalmente un valido contenuto strumentale a dissimulare il vuoto del nichilismo progettuale e competenziale. Anche stavolta si è preferito andare secondo tradizione, omettendo di entrare nel merito delle oggettive analisi che la serietà delle questioni avrebbe esatto.
In ciò e’ altresì sfuggito che il considerare Caltanissetta parte integrante del contesto nazionale, potrebbe essere una realistica proiezione solo esclusivamente considerando l’aspetto dell’ entità del prelievo fiscale pro capite. Infrastrutture, trasporti, occupazione, qualità della vita. Nulla di ciò e’ infatti comparabile con ciò che succede nella parte prevalente del Paese.
L’apparente tenuta della consistenza demografica della nostra Città, ad un più attento esame qualitativo, palesa le inevitabili criticità che si esiteranno nel medio periodo. I migranti economici che oggi vivono a Caltanissetta, sono infatti strumentali all’offerta di servizi ad una popolazione anziana e non autosufficiente, destinata inesorabilmente a diminuire, e con essa le persone che di essa si occupano. Di converso le corti più giovani, virtualmente residenti nel proprio nucleo familiare, studiano o cercano lavoro altrove. Il processo di desertificazione del territorio che consegue a detti processi ha già interessato i comuni più piccoli della provincia, salomonicamente incentivato dal deterioramento della rete viaria che li sta lentamente conducendo all’isolamento. Dal sud della Provincia non provengono notizie confortanti. La dismissione del Polo Industriale di Gela, non ha ancora trovato una diversa identificazione da “area di crisi”, concorrendo a traghettare il nostro territorio dalla immaginifica e ormai desueta individuazione a “zona franca della legalità” alla più attuale e calzante di “zona franca da reddito da lavoro”, gloriosamente premiata dall’esponenziale proliferazione degli ammortizzatori sociali di nuova generazione.
Tutto ciò e’ in stridente contrasto con il valore di una terra splendida, di rilevante pregio paesaggistico, di enormi potenzialità nell’agricoltura di precisione, pregna di una centralità che laddove “di diritto” riuscisse a divenire “di fatto” restituirebbe, non solo al Capoluogo, ma all’intera provincia, il ruolo che storicamente si è conquistata, scongiurando velleitarie e anacronistiche tentazioni “secessioniste”.
Ciò che oggi manca e’ la consapevolezza, la fiducia, la visione economica. La politica che trascende dalla visione economica, a favore delle gestione del consenso e’ mera ipocrisia.
Una visione economica della politica, unica e autentica possibilità per garantire equità solidarietà e sostenibilità, incompatibile con l’indebitamento a cui puntualmente si condannano le prossime generazioni, non può prescindere dalla ricostituzione della fiducia.
Il valore del territorio e degli investimenti sullo stesso profusi, si ricostituisce infatti, prima di tutto con la fiducia, e non con il macabro gioco delle tre carte forse inconsapevolmente praticato dalla sempre più esiziale “classe media” locale. Quest’ultima troppo spesso proclama nel pubblico il proprio amore alla città, mentre nel privato incentiva i propri figli a “scappare” altrove, ignorando che proprio quell’azione concorre inesorabilmente al crollo del valore del patrimonio immobiliare di famiglia costruito con sacrifici, in definitiva impoverendo proprio quei figli che cerca di “salvare”.
Il maggio 2019 potrà costituire un bivio solo se si ricostituirà una pragmatica consapevolezza, capace di sostituire l’opportunismo e l’approssimazione, troppo volte mutuata dall’astratta ideologia.
Auguri di buon lavoro a chiunque toccherà!
Maggio 2019 a Caltanissetta… il bivio?
Dom, 24/03/2019 - 22:28
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