Ortopedici del Policlinico di Monza favorivano una multinazionale francese comprando protesi a spese degli ospedali in cambio di soldi e regali: “Anche a discapito della salute pubblica”. Arresti in Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Campania
Ancora arresti nella sanità, ancora corruzione, ancora truffa. E tutto “per aumentare gli utili” di una multinazionale francese “anche a discapito della salute pubblica”. Alcuni chirurghi del Policlinico di Monza, secondo la Procura, hanno favorito la ‘Ceraver Italia Srl’, comprando a spese degli ospedali protesi ortopediche e moltiplicando il numero delle operazioni, con la complicità di medici di base e manager. In cambio hanno ottenuto denaro, regali, viaggi, vacanze, assunzioni di personale, partecipazioni a congressi e cene in locali di lusso, come quelle al ristorante ‘Unico Milano’, dove la cucina creativa si sposa all’atmosfera glamour del ventesimo piano con vista sul Duomo.
Il sistema corruttivo
Le indagini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano, coordinate dal Pubblico ministero Manuela Massenz, si sono svolte tra il 2014 e il 2017 e hanno avuto origine da una denuncia di un dipendente del Policlinico di Monza. Complesso il meccanismo corruttivo, portato alla luce grazie a centinaia di intercettazioni telefoniche: i manager ‘Ceraver’ si adoperavano per ‘incentivare’ i chirurghi del Policlinico di Monza (ma anche di tante altre strutture afferenti, sempre convenzionate con il Sistema sanitario nazionale) a comprare esclusivamente protesi della multinazionale francese a un prezzo variabile tra i 1.500 e i 2.500 euro a pezzo, pagando al chirurgo dagli 80 ai 100 euro per ogni acquisto. A tal fine coinvolgevano i medici di base, il cui compito era quello di identificare pazienti da sottoporre a operazione, i quali venivano prima visitati dagli specialisti presso gli ambulatori territoriali (visite che venivano pure pagate ‘in nero’) e poi indirizzati al Policlinico o in altre strutture sanitarie collegate per il ricovero e l’intervento. Gli accordi illeciti e le dazioni di denaro hanno avuto un’impressionante cadenza regolare, gestita dal ‘dominus’ Camnasio. I chirurghi coinvolti peraltro, sostengono gli investigatori, hanno dato l’impressione di far passare in secondo piano la valutazione sulle caratteristiche delle protesi ‘Ceraver’, protesi che i medici intercettati hanno definito di qualità inferiore rispetto a quelle di altre marche. Proprio questa circostanza, paradossalmente, avrebbe fatto alzare il prezzo del ‘disturbo’, corrisposto agli ortopedici in virtù del maggiore rischio di fallimento degli interventi.
Troppe operazioni
Sempre per aumentare i guadagni, secondo gli inquirenti, venivano ‘reclutati’ pazienti da regioni diverse dalla Lombardia, in modo da ottenere rimborsi pubblici maggiori. Significativo, a questo proposito, un dato: al Fatebenefratelli di Milano i degenti fuori regione sono il 4,7 per cento e al Niguarda il 9, percentuale che, al Policlinico di Monza, sarebbe lievitata fino al 24,5 per un totale di oltre 15.000 pazienti ‘esterni’. A destare perplessità anche il numero degli interventi. Se la media degli ospedali lombardi è di 4 operazioni per ogni seduta in sala operatoria, quella del nosocomio brianzolo è di 12, con una punta di 36 operati in un solo giorno.
Ospedali nel mirino
Coinvolti nell’inchiesta ‘Disturbo’ (termine scelto dagli stessi indagati per indicare le dazioni illecite di denaro) anche altri istituiti afferenti al Policlinico di Monza e dislocati in Lombardia, Piemonte e Toscana. I magistrati brianzoli stanno valutando eventuali responsabilità amministrative dei manager ospedalieri.

