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Italia, internet. Ricerca: tutti sul web….ma nessuno bada alle conseguenze

Redazione

Italia, internet. Ricerca: tutti sul web….ma nessuno bada alle conseguenze

Lun, 06/02/2017 - 09:17

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ROMA – Adulti e ragazzi vivono una vita sempre piu’ social, con una media di piu’ di 5 profili a testa, e sono sempre piu’ connessi via smartphone (il 95% degli adulti e il 97% dei ragazzi ne possiede uno), ma sono quasi del tutto inconsapevoli delle conseguenze delle loro attivita’ in rete: sanno che mentre navigano i loro dati vengono registrati (i due terzi sia degli adulti che dei ragazzi) anche se non sanno esattamente quali, se ne dicono preoccupati (l’80% di entrambi i gruppi di riferimento), ma hanno ormai interiorizzato l’idea che la loro cessione sia il giusto prezzo per essere presenti on line e accedere ai servizi che interessano loro (circa il 90% di tutti coloro che consentono ad un’app l’accesso ai propri contatti). Questo lo scenario che emerge dalla ricerca di Ipsos per Save the Children su “Il consenso in ambiente digitale: percezione e consapevolezza tra i teen e gli adulti”, diffusa oggi alla vigilia del Safer Interne Day, la giornata annuale per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile delle tecnologie digitali. L’indagine segnala inoltre che vi e’ una scarsa cura della propria storia online sia per gli adulti che per i ragazzi: non si prevede una “manutenzione” costante dei propri profili e sembra quasi che si esasperi l’importanza esclusiva dell’essere “presente qui e ora”. Circa 9 su 10 non compiono azioni efficaci per proteggere la propria immagine online, come cancellare post passati (solo il 18% dei ragazzi e il 14% degli adulti l’ha fatto almeno una volta), togliere il tag del proprio nome da una foto postata online (lo fa solo il 12% di entrambi i gruppi di riferimento) o bloccare qualcuno su Facebook o Whatsapp (lo fa solo il 19% dei ragazzi e il 16% degli adulti).
Il 75% degli adulti e il 72% dei ragazzi intervistati crede che non sia mai sicuro condividere online foto e video intimi e riservati. Per il 67% dei primi e il 65% dei secondi se un contenuto condiviso con qualcuno dilaga in rete, la responsabilita’ e’ di chi lo diffonde. Il 67% e il 68% ritiene che la colpa sia di chi in seguito lo condivide in modo allargato e non autorizzato. Ben l’81% degli adulti e il 73% dei ragazzi pensa che vi sia una sorta di “consenso implicito” alla diffusione, nel momento in cui qualcosa viene condiviso online anche se non con una sola persona. Il 23% degli adulti e il 29% dei ragazzi, invece, sono convinti che sia sempre sicuro condividere foto o video intimi on line perche’ “lo fanno tutti”, mentre il 41% degli adulti e il 44% dei ragazzi, benche’ consapevoli dei rischi, ritiene che a volte non ci siano alternative. Circa il 40% di entrambi i gruppi di riferimento pensa che la condivisione sia sicura se ristretta a utenti di cui ci si fida, anche se non li si conosce di persona, o se si ottiene la promessa che i contenuti condivisi non saranno ulteriormente diffusi (26% degli adulti e 32% dei ragazzi). I ragazzi intervistati raccontano pero’ che tra i loro amici piu’ di 1 su 5 invia video o immagini intime di se stesso a coetanei e adulti conosciuti in rete, o attiva la webcam per ottenere regali. Quando si tratta di valutare l’attendibilita’ di una notizia, per circa i tre quarti degli intervistati (78% adulti e 73% ragazzi) la prudenza e’ d’uopo, ma per contro il 43% dei minori e il 37% degli adulti basa il proprio giudizio sulle condivisioni che quella notizia riceve. L’accesso a strumenti che consentono di fare acquisti online – come il sistema Paypal e le carte prepagate – alimentano un vivace traffico di acquisti online, ma espongono anche i ragazzi all’opportunita’ di utilizzare la rete per scommettere, accedere a giochi online, come poker e casino e ad altri siti riservati ad adulti (lo fa quasi 1 ragazzo su 10). “I risultati che emergono dalla ricerca – commenta Raffaela Milano, direttore dei programmi Italia-Europa di Save the Children – dimostrano che adulti e ragazzi condividono le stesse conoscenze, gli stessi livelli di consapevolezza delle conseguenze dei loro comportamenti in rete e spesso anche i comportamenti stessi. Si tratta di un dato preoccupante se pensiamo che proprio gli adulti dovrebbero esercitare un ruolo di guida in un contesto complesso e in continua evoluzione, come quello del mondo e delle tecnologie digitali”.
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