Elezione del presidente del Consiglio, s’incatena per protesta

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Ancora polemiche sull’elezione del presidente del consiglio comunale, il cui scranno risulta ormai vacante da due mesi, dopo il mancato accordo tra opposizioni e maggioranza, le contestate elezioni dell’8 marzo scorso e le diverse interpretazioni date al regolamento per il funzionamento del consiglio comunale nella parte in cui vengono chiarite le indicazioni per l’elezione del presidente stesso sull’argomento della maggioranza necessaria per la validità del voto. La seduta del 21 marzo si è conclusa con la richiesta ufficiale, da parte del presidente pro-tempore Angelo Scalia, di un chiarimento all’assessorato regionale agli Enti locali circa l’interpretazione dell’articolo in questione, sulla quale era stato anche richiesto il parere al segretario generale Eugenio Alessi, che aveva dato una risposta considerata dalle opposizioni non soddisfacente.

Nel corso della seduta si è registrato anche un episodio di protesta, attuato dal presidente del comitato di quartiere San Domenico Settimo Ambra che si è incatenato simbolicamente alla ringhiera che delimita lo spazio riservato al pubblico nell’aula consiliare per dare voce alla protesta del coordinamento dei comitati di quartiere. “La nostra è una città che muore – dicono i rappresentanti dei comitati di quartiere – il cittadino non sa più che fare, i quartieri non sanno più che fare e restano inermi ad osservare il Consiglio Comunale che non sa che fare: la città aspetta, i cittadini non sanno se pagare la TARSU e perchè ma il Consiglio continua a discutere. Siamo umiliati, bloccati, ci sentiamo in catene”.

Strascico di polemiche anche nei giorni successivi, con conferenze stampa al vetriolo convocate dal PdL e dal Pid, alla presenza “neutra” dell’Udc, e risposte altrettanto sferzanti dal consigliere Angelo Scalia, che ha motivato la sua scelta precisando che, essendo tra quelli che sostengono la legittimità della proclamazione di Alfredo Fiaccabrino (che ha avuto la maggioranza semplice nella seconda votazione dell’8 marzo) e tra i firmatari della diffida al consiglio comunale a procedere a nuove elezioni, non ha ritenuto opportuno pronunciarsi, scegliendo di essere “super partes” come il ruolo gli imponeva e richiedendo chiarimenti ad un soggetto terzo. Ribadito anche da Scalia che il consiglio comunale, se vuole, può comunque continuare le sue convocazioni perché è comunque legittimato a farlo anche in presenza di un presidente pro-tempore, che può regolarmente convocare le conferenze dei capigruppo e con loro stilare gli ordini del giorno. (rlv)