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Sicilia, D-Day per Schifani: valuta le dimissioni dopo la frenata di Forza Italia sul bis

Redazione 3

Sicilia, D-Day per Schifani: valuta le dimissioni dopo la frenata di Forza Italia sul bis

Mer, 07/10/2026 - 09:08

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È il giorno decisivo per le sorti della legislatura regionale in Sicilia. La contrapposizione tra il deputato nazionale di Forza Italia Nino Minardo, scelto dal partito per il ruolo di commissario nell’Isola, e il governatore Renato Schifani ha superato la soglia di guardia spingendo il presidente della Regione, che nella serata di ieri ha riunito i suoi fedelissimi a Palazzo d’Orleans, a “valutare” le dimissioni anticipate. Una mossa che comporterebbe lo scioglimento dell’Ars e il voto anticipato. Tutto è nato dalla ‘svolta’ annunciata lunedì da Minardo ai segretari provinciali azzurri: il commissario del partito ha evidenziato la necessità di aprire “una nuova fase politica” per Forza Italia nell’Isola. Parole interpretate come uno stop alla ricandidatura di Schifani alle prossime elezioni regionali. Tra i due c’è stata anche una telefonata che però non ha sciolto tutti i nodi e così Schifani, davanti all’insistenza di Minardo sul punto, nel tardo pomeriggio di martedì ha annunciato la “presa d’atto” delle parole del commissario del partito. “Sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve”, ha aggiunto prima di riunirsi con il suo staff e i deputati regionali forzisti a lui più vicini. A quel punto la crisi in Regione è di fatto aperta. In serata anche una telefonata dai toni “molto forti”, come confermano alcune fonti, con il leader nazionale di Forza Italia Antonio Tajani. Schifani ha sottolineato il suo forte disappunto rispetto alla presa di posizione di Minardo, nel merito e nel metodo. Sullo sfondo c’è il nodo della ricandidatura dell’attuale governatore a Palazzo d’Orleans: Schifani la considera una scontata conferma di un percorso di governo che ha portato al risanamento delle casse regionali e che però deve essere completato con una seconda legislatura. Il presidente della Regione avrebbe poi ricordato all’interlocutore un’altra telefonata, quella con la quale nel 2022 Silvio Berlusconi gli chiese di scendere in campo in Sicilia. Roma, che pure in un primo momento aveva appoggiato il bis, tuttavia vede montare all’orizzonte il caso giudiziario di Gaetano Armao e tira il freno a mano. La vicenda dell’ex presidente della Commissione tecnico-scientifica che rilascia i pareri sui progetti delle imprese nel settore energetico, su cui pende una richiesta d’arresto da parte della Procura per il reato ipotizzato di corruzione, pesa sulle scelte della politica. Armao – marito di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio – è stato anche consulente giuridico di Schifani fino allo scoppio dell’indagine della procura guidata da Maurizio de Lucia, poi sono arrivate le dimissioni. Una vicenda che è stata ripercorsa anche nel corso della telefonata tra Schifani e Tajani. Ogni decisione è comunque rinviata ad oggi. Schifani attende un segnale di distensione dal partito e intanto continua a valutare il passo indietro, che porterebbe la Sicilia dritta al voto entro tre mesi. Le dimissioni spazzerebbero via gli oltre cento articoli della manovrina approvati proprio ieri in commissione Bilancio all’Ars e in rampa di lancio per l’Aula. All’interno misure per oltre seicento milioni di euro. Appesi a un filo i sostegni al settore agricolo (soprattutto la vitivinicoltura e il comparto cerealicolo) e le misure di contrasto al caro-carburante per famiglie e imprese. In caso di scioglimento anticipato di Sala d’Ercole si potrebbe decidere di dare l’ok ad un ddl snello per dare il disco verde agli interventi anti-crisi e rimandare il resto alla prossima legislatura. (Sac/Dire)

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