La Cassazione ieri ha respinto il ricorso della Procura Generale, confermato l’insussistenza dell’aggravante di aver voluto agevolare la mafia ed ha prosciolto gli imputati dalle accuse loro mosse. In questo caso il decorso del tempo ha impedito una sentenza di assoluzione piena per gli stessi. In primo grado il Tribunale aveva riconosciuto il ragionevole dubbio per Fabrizio Mattei e assolto, perché ritenuta evidente la prova della sua estraneità, Michele Ribaudo la cui decisione è stata modificata dalla Corte di Appello in proscioglimento. La parola fine è stata scritta ad un’ipotesi di depistaggio che ha visto quali protagonisti due allora giovani poliziotti che hanno dedicato l’intera vita al servizio del loro paese, ricevendo pubblici attestati di stima dalle istituzioni giudiziarie, e che sono stati irrimediabilmente segnati da questo processo”. Lo ha detto all’Adnkronos l’avvocato Giuseppe Seminara, legale di Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, due dei tre poliziotti sotto processo per concorso in calunnia aggravata. La Cassazione nella tarda serata di ieri ha confermato la sentenza d’Appello pronunciata nel giugno del 2024 nel processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta, a carico di tre poliziotti, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia in concorso e per i quali è stata dichiarata la prescrizione. I giudici della Sesta sezione penale della Cassazione, accogliendo le richieste formulate al termine della requisitoria dal sostituto procuratore generale Cristina Marzagalli, hanno rigettato i ricorsi presentati dalla procura generale di Caltanissetta e quelli delle difese dei tre imputati, ex componenti del gruppo che indagò sulle stragi del ’92 guidato da Arnaldo La Barbera, morto nel 2002. I giudici della Corte d’Appello di Caltanissetta nel giugno di due anni fa avevano confermato la sentenza di primo grado per l’ex funzionario Mario Bo e per l’ex vicesovrintendente Fabrizio Mattei e avevano poi dichiarato la prescrizione del reato anche per l’ex assistente Michele Ribaudo, che in primo grado era stato assolto. L’accusa era per aver costruito ”a tavolino” falsi pentiti, inducendoli a mentire, per depistare le indagini sulla strage di via D’Amelio. Anche in appello, i giudici non avevano ritenuto per gli imputati, ora tutti in pensione, difesi dagli avvocati Giuseppe Seminara e Giuseppe Panepinto, l’aggravante di aver commesso il reato per favorire Cosa nostra, e per questo è scattata la prescrizione del reato di calunnia. La procura generale di Caltanissetta aveva chiesto invece condanne fino a undici anni e dieci mesi. (Ter/Adnkronos)
Depistaggio Borsellino, il legale dei poliziotti: “Scritta la parola fine, gli imputati segnati per sempre dal processo”
Gio, 17/09/2026 - 09:05
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