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De Sisti: “Mazzola tra i giocatori italiani più forti, nascita Assocalciatori una nostra grande battaglia”

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De Sisti: “Mazzola tra i giocatori italiani più forti, nascita Assocalciatori una nostra grande battaglia”

Sab, 19/09/2026 - 12:16

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(Adnkronos) – "Credo che oggi il dolore per la scomparsa di Sandro Mazzola accomuni tutti. Amici, conoscenti, parenti, tifosi di tutta Italia". Giancarlo De Sisti risponde al telefono all’Adnkronos e la voce è meno squillante del solito. Stamattina si è svegliato con la notizia della morte di Sandro Mazzola e l’umore è quello che è: "Ci conoscemmo che eravamo giovinetti, io nella rappresentativa laziale e lui in quella lombarda, era il capitano. Ci ritrovammo poi nella Nazionale juniores e da lì giocammo un gran numero di partite insieme, fino ai Mondiali del 1970. Sandro – ricorda – è stato uno dei calciatori più forti della storia italiana, ma forse anche a livello mondiale. Ha onorato la maglia dell’Inter e della Nazionale, in azzurro stavamo sempre bene insieme". Bandiera di Roma e Fiorentina, campione d'Italia con i viola nel 1969 e campione d'Europa con l'Italia nel 1968, 'Picchio' oggi ha 83 anni e con il leggendario capitano nerazzurro ha condiviso tanti momenti di vita.  
Vi eravate sentiti di recente?  "Qualcuno mi ha detto che non stava benissimo e mi sono preoccupato per queste parole, senza chiedere in maniera diretta. Negli anni abbiamo mantenuto un buon rapporto, ci scrivevamo addirittura cartoline".  
Lei, Mazzola e Rivera siete la fotografia di un calcio italiano fatto di stile, classe ed eleganza. Calciatori d’altri tempi…  "Quel periodo è diventato letteratura, basti pensare al Mondiale in Messico del 1970 e alla famosa staffetta tra Gianni e Sandro. Mi chiedono spesso se sia stato giusto quello che fece il ct Valcareggi, o se magari sarebbe stato meglio metterli in campo insieme. Lui aveva però uno schema in testa e idee tattiche difficili da cambiare. Qualcuno era contento, altri meno. Come succede sempre in una squadra di calcio".  
Qualcuno diceva anche che, sacrificando lei in mezzo al campo, ci sarebbe stato spazio per Rivera e Mazzola dall’inizio. Che ne pensa?
 "Io mi sarei tirato indietro (ride) ma Valcareggi la pensava così. Rivera e Mazzola erano due fenomeni a parte. Uno inventava calcio anche con 40 di febbre, l’altro se ti puntava era la fine e potevi solo dire una preghiera. A volte mi chiedono anche se potevamo giocare tutti e tre insieme, io dico: ‘E allora, chi bisognava togliere?’. Resta un dubbio senza soluzione, ma di certo sono stato io a beneficiare di questo dualismo. Ero un altro tipo di giocatore, legavo a metà campo, avevo caratteristiche diverse ed è stata la mia fortuna".  
Nel 1968, proprio con Mazzola e altri campioni lei si impegnò per la nascita dell’Assocalciatori. Come nacque la vostra battaglia?  "Rivera e Mazzola iniziarono a chiamare i capitani delle varie squadre, per far fronte comune. In quel periodo, io ero il capitano della Fiorentina. Ci venne in mente perché al tavolo delle discussioni sul gioco del calcio c'erano tutti meno che i calciatori, quindi cominciammo a fare una serie di riunioni tra Milano, Firenze e Roma per concordare progetti a lunga scadenza, con versamenti per garantire una pensione ai giocatori, ma anche un’assistenza in caso di malattia. Cose di cui non si era mai parlato fino a quel momento. Il problema era soprattutto per i più giovani e per chi giocava in serie minori, ragazzi che guadagnavano meno e che a fine carriera avrebbero avuto difficoltà. Andammo a parlare con le istituzioni, spiegando di voler essere padroni della nostra sorte".  
Nacque così l'Associazione italiana calciatori.  "Qualcuno, all’inizio, era un po’ scettico. Poi, tanti nostri colleghi hanno capito l’importanza del sindacato e sono orgoglioso di aver preso parte a questa iniziativa insieme a grandi nomi del nostro calcio. Sandro fu tra questi, fu una delle sue grandi battaglie e credo che, pensare anche a tanti suoi colleghi, sia stata una delle sue più belle vittorie". 
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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