C’è un filo invisibile che unisce il racconto alla poesia. È il desiderio di comprendere ciò che il tempo consegna alla memoria e ciò che, invece, rischia di essere definitivamente perduto. Da questa tensione nasce il progetto letterario di Carmelo Salvatore Benfante Picogna, protagonista dell’incontro in programma giovedì 27 agosto, alle ore 19:00, nel cortile della Parrocchia Maria SS. del Rosario di Montedoro. L’iniziativa, promossa da Auser Vallone, dalla Parrocchia e da Carthago Edizioni, offrirà al pubblico l’occasione di conoscere due opere che possono essere lette come una vera e propria dilogia: Cunti e scantu. Racconti della tradizione orale serradifalchese ed Echi (di pietre tonfanti). Due libri autonomi, affidati rispettivamente alla prosa e alla poesia, ma accomunati da una medesima matrice antropologica e culturale. Non si tratta di un semplice passaggio da un genere letterario a un altro. Nei due volumi cambia il linguaggio, ma non la ricerca. La prosa documenta, raccoglie le voci della tradizione orale, restituisce racconti, superstizioni, proverbi e frammenti di vita che hanno attraversato generazioni di uomini e donne dell’entroterra siciliano. È una scrittura che conserva, che sottrae all’oblio un patrimonio immateriale destinato, senza questo lavoro, a dissolversi con il trascorrere del tempo. La poesia, invece, non descrive quel patrimonio: lo interpreta. In Echi (di pietre tonfanti) la memoria non è più soltanto ricordo collettivo, ma diventa esperienza interiore. Il paesaggio, la pietra, il silenzio, la natura e le assenze si trasformano in simboli attraverso i quali interrogare la condizione umana. Se la prosa restituisce la voce di una comunità, la poesia prova a dare voce a ciò che quella stessa comunità non riesce più a esprimere con il linguaggio ordinario. È proprio questa continuità di ispirazione, pur nella diversità dei registri espressivi, a rendere le due opere un progetto unitario. Una dilogia nella quale il racconto custodisce la memoria storica, mentre la poesia ne ricerca il significato più profondo, trasformando l’esperienza particolare in riflessione universale. L’incontro di Montedoro assume un significato particolare anche perché arriva a poche settimane dal prestigioso riconoscimento ottenuto da Echi (di pietre tonfanti), che contiene, un componimento recentemente premiato nella sezione “Caprona” del Premio Nazionale di Poesia “Giovanni Pascoli – L’ora di Barga”, tra i più autorevoli appuntamenti poetici italiani. Ad aprire la serata saranno i saluti di padre Massimiliano Novembre, parroco della comunità di Maria SS. del Rosario, e di Giuseppe Picillo, presidente di Auser Vallone. A guidare il dialogo sarà Maria Francesca Munì, docente di materie letterarie. Interverranno inoltre Margherita Guglielmino, responsabile editoriale di Carthago Edizioni, e Giuseppe Pennisi, amministratore della casa editrice che ha pubblicato la raccolta Echi. Alcuni brani saranno affidati alle letture di Maria Carmela Miceli, docente di Italiano e Latino, della poetessa Lina Riccobene e di Anna Maria Caruana, già docente di lingue. Più che una presentazione editoriale, quella di Montedoro si propone come un momento di riflessione sul potere della scrittura nelle sue diverse forme. Perché, nel progetto di Benfante Picogna, prosa e poesia non percorrono strade parallele: sono due linguaggi che nascono dalla stessa esigenza, quella di comprendere il rapporto tra l’uomo, il tempo e la memoria, affidando alla parola il compito di custodire ciò che la storia rischia di disperdere e di illuminare ciò che soltanto la poesia riesce a rivelare.
di Redazione 3
Ven, 07/08/2026 - 08:40

