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Il Tar Lazio annulla il provvedimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti viziato da errore di battitura e salva azienda agrigentina da blocco nei contratti pubblici

Redazione 1

Il Tar Lazio annulla il provvedimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti viziato da errore di battitura e salva azienda agrigentina da blocco nei contratti pubblici

Mar, 14/07/2026 - 09:40

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Il TAR del Lazio con la sentenza n. 11392/2026 , accogliendo le difese svolte dagli avvocati Giuseppe Ribaudo e Francesco Carità, annulla il provvedimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti viziato da errore di battitura e salva azienda agrigentina da blocco nei contratti pubblici.

In particolare, il collegio, ha accolto il ricorso ordinando all’amministrazione statale di rettificare una data cruciale che minacciava di distruggere la credibilità della società nel mercato degli appalti pubblici. Nello specifico, la vicenda affonda le radici nel febbraio del 2024, quando un’ispezione dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Agrigento presso un cantiere della società aveva riscontrato alcune violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, legate in particolare alla mancata applicazione delle armature di sostegno. L’autorità ispettiva aveva immediatamente disposto la sospensione delle attività.

L’azienda in pochi giorni aveva provveduto a garantire tutte le prescrizioni e ottenuto la revoca del blocco appena quattro giorni dopo, il 5 febbraio 2024. Una faccenda risolta rapidamente, almeno così sembrava. Il vero problema è emerso a ottobre dello stesso anno, quando il Ministero ha emanato il provvedimento di interdizione a contrattare con la pubblica amministrazione, una misura accessoria e automatica prevista dalla legge, che deve ricalcare l’esatta durata della sospensione effettiva.

Nel trascrivere i dati, tuttavia, gli uffici ministeriali hanno commesso uno scivolone macroscopico, indicando come data di fine sospensione il 5 luglio 2024 anziché il 5 febbraio. Questo slittamento temporale non è rimasto un mero dettaglio confinato nei faldoni del Ministero, ma è stato trasmesso all’ANAC per la formale annotazione nel casellario informatico degli operatori economici. Di conseguenza, agli occhi di qualunque stazione appaltante d’Italia, l’azienda figurava pubblicamente come un soggetto a cui erano stati bloccati i lavori per ben cinque mesi a causa di gravi violazioni sulla sicurezza, invece che per una manciata di giorni. Un’ombra pesante che, come evidenziato dai magistrati amministrativi nelle motivazioni della sentenza, rappresentava un vulnus concreto per la ditta, potendo indurre i futuri committenti pubblici a ritenere l’operatore non affidabile, escludendolo così dalle successive gare d’appalto.

Per questo motivo, il tribunale ha annullato il provvedimento limitatamente alla parte errata, imponendo al Ministero di rideterminarsi riportando la corretta datazione del 5febbraio 2024. Le spese di lite sono state compensate tra le parti in ragione della peculiarità della vicenda, che si chiude con il doveroso ripristino della realtà dei fatti e della fedina burocratica dell’impresa. “Siamo soddisfatti del risultato ottenuto – dicono gli avvocati Carità e Ribaudo – un errore così macroscopico, in assenza di un’accurata linea difensiva, avrebbe comportato per la ditta un ingente danno causato nella partecipazione ed esecuzione degli incanti pubblici. Il Collegio ha accolto le difese svolte, rendendo giustizia alla ditta ricorrente e tutelandola dai pregiudizi che l’erronea attività della pubblica amministrazione avrebbe potuto creare”.

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