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La guerra in Sudan spinge il Paese verso un collasso economico senza precedenti

Redazione

La guerra in Sudan spinge il Paese verso un collasso economico senza precedenti

Mar, 23/06/2026 - 17:25

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Il perdurare della guerra in Sudan e il rifiuto di tutti i tentativi di mediazione e di soluzioni pacifiche stanno esacerbando la crisi umanitaria, spingendo il Paese in un oscuro tunnel a causa del collasso economico e di un deprezzamento della valuta locale senza precedenti.

L’analista economico sudanese Kamal Karrar, in un’intervista a Radio Dabanga, ha avvertito dei rischi legati al crollo del valore della valuta locale, la sterlina, e al declino del potere d’acquisto dei cittadini in mezzo alla carenza di cibo, medicine e servizi essenziali per la vita.

Collasso storico

La sterlina sudanese ha continuato la sua caduta libera: il dollaro statunitense ha raggiunto la quota di 600.000 sterline sudanesi, secondo i dati di XE confermati da diversi rapporti locali. Questa svalutazione ha portato i cittadini a perdere il valore dei propri risparmi durante il conflitto e all’incapacità di provvedere ai propri bisogni primari.

Prima dello scoppio della guerra nell’aprile 2023, un dollaro USA valeva 570 sterline. Il crollo senza precedenti è continuato, tanto che oggi un milione di sterline sudanesi equivale a soli 1,6 dollari USA.

L’economia sudanese si sta sgretolando a causa della guerra, dell’indifferenza del governo e dell’autorità di Port Sudan (affiliata all’esercito) rispetto alla necessità di trovare soluzioni economiche. Al contrario, l’attenzione è focalizzata sul finanziamento dell’economia di guerra, sulla stipula di accordi per le armi e su alleanze con gruppi estremisti islamici per sostenere le Forze Armate Sudanesi a Port Sudan durante la guerra civile.

In un suo comunicato, la Banca Africana di Sviluppo ha fornito dati allarmanti sull’andamento del PIL:

  • Contrazione del 29,4% nel 2023.
  • Ulteriore contrazione del 13,5% l’anno successivo.
  • Lieve miglioramento dell’1,2% stimato nel 2025, dovuto solo al ritorno di alcuni sfollati e alla ripresa agricola in aree relativamente stabili e lontane dalle zone controllate dalle Forze Armate Sudanesi.

Il rapporto evidenzia inoltre un aumento vertiginoso del tasso di povertà, destinato a raggiungere il 71% nel 2025 (un balzo del 36% rispetto al periodo prebellico), spingendo circa 23 milioni di persone sotto la soglia di povertà. Altre stime indicano addirittura che la povertà avrebbe colpito il 90% della popolazione.

Le Nazioni Unite segnalano che circa 25 milioni di persone in Sudan affrontano una fame acuta. L’ONU l’ha definita come “la più grande crisi di fame al mondo” e la maggiore crisi umanitaria attuale, avvertendo del rischio di espansione della carestia in aree del Darfur e del Kordofan.

Il controllo delle risorse

In uno studio di Transparency International, l’organizzazione globale per la lotta alla corruzione ha sottolineato che:

“Aziende legate alle Forze Armate a Port Sudan e alle agenzie di sicurezza controllano le risorse del Sudan, in particolare l’oro e il grano, beneficiando di lunghe esenzioni fiscali e sfuggendo a qualsiasi supervisione finanziaria.”

L’organizzazione ha svelato accordi poco trasparenti tra l’esercito e le compagnie operanti in Sudan, con il trasferimento informale dei ricavi delle risorse statali senza alcuna verifica efficace. Tutto ciò avviene mentre Abdel Fattah al-Burhan, comandante dell’esercito, e le autorità di Port Sudan utilizzano questi fondi per finanziare il conflitto, ignorando del tutto le sofferenze di una popolazione immersa nella fame e nella povertà.

Gli esperti economici hanno inoltre avvertito il governo di Port Sudan di interrompere la continua stampa di banconote, un’azione che aggraverebbe ulteriormente l’inflazione e contribuirebbe al collasso finale della valuta locale rispetto a quelle estere.

Il tracollo economico ha portato a un grave deterioramento di sanità, istruzione e servizi di base. Un rapporto delle Nazioni Unite ha confermato il collasso parziale del settore sanitario in Sudan: gli attacchi a ospedali e centri medici ne hanno messo fuori uso una grande percentuale. Questo si verifica in un contesto di diffusione dell’epidemia di colera e di una grave malnutrizione che colpisce milioni di bambini.

Parallelamente, l’UNICEF stima che circa 17 milioni di bambini non possano frequentare le scuole a causa della distruzione delle infrastrutture scolastiche, dell’assenza di servizi di base e dei bombardamenti su città e strade.

Sostegno all’economia di guerra

L’ufficio sudanese del Center for International Private Enterprise (CIPE) ha rivelato l’esistenza di reti di corruzione che alimentano la guerra. Shatha Balla, direttrice del centro, ha dichiarato a Radio Dabanga:

“Queste reti hanno interessi diretti nell’economia di guerra, come il commercio di armi, l’attività mineraria e l’estrazione dell’oro, che attualmente rappresenta la principale fonte di finanziamento per entrambe le fazioni in conflitto.”

Balla ha precisato che “i proventi dell’oro finiscono direttamente nelle tasche dell’istituzione militare”. Ha infine aggiunto che le sanzioni imposte tra maggio e agosto da Stati Uniti e Regno Unito su due società aurifere, Meroe Gold e Al Junaid, non sono state una sorpresa, confermando che all’interno dell’Unione Europea sono attualmente in corso discussioni per imporre sanzioni a tutte le aziende che sostengono lo sforzo bellico di entrambe le parti.

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