(Adnkronos) – Il concetto di 'esposoma' sta ridefinendo i confini della medicina moderna. "Se per decenni abbiamo pensato che il nostro destino fosse scritto esclusivamente nei geni, oggi sappiamo che il Dna è lo 'spartito', ma è l'ambiente il vero 'direttore d'orchestra'. L'esposoma rappresenta la totalità delle esposizioni a cui siamo sottoposti dal concepimento per tutta la vita: l'aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, lo stress, i farmaci e persino le persone o gli animali con cui viviamo. Al centro di questo sistema c'è un protagonista assoluto: il microbiota intestinale, il nostro 'dosimetro biologico' che interpreta i segnali esterni e li trasforma in risposte per il nostro corpo. L'esposoma non deve essere inteso come un'entità vaga, poiché la ricerca moderna lo articola in un sistema stratificato composto da tre domini interconnessi che plasmano la funzionalità del nostro microbiota. Il primo di questi è l'esposoma esterno generale, che rappresenta il contesto macroscopico includendo fattori quali l'urbanizzazione, il clima e la qualità dell'aria. A questo si affianca l'esposoma esterno specifico, che comprende variabili individuali come l'attività fisica, il fumo e soprattutto la dieta, considerata il driver principale di questo dominio. Infine, l'esposoma interno riflette la risposta biologica del corpo a tali stimoli, manifestandosi attraverso i processi metabolici e i ritmi circadiani". Lo spiega all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro. L'esposoma è stato uno dei temi al centro del convegno 'Bioma Spring Interannual Meeting 2026', che si è svolto a Lecce, promosso dalla Fondazione per la medicina personalizzata (Fmp). "Questa radicale trasformazione del contesto ambientale e degli stili di vita, tipica dell'era moderna, ha portato a un cambiamento profondo nel rapporto con i batteri che vivono in simbiosi con il nostro corpo, sfociando in quella che la scienza definisce la 'Microbiota Insufficiency Syndrome'. Il passaggio accelerato verso uno stile di vita industrializzato – sottolinea Minelli – ha infatti interrotto l'alleanza millenaria con i microbi ancestrali, i cosiddetti 'vecchi amici' (secondo la Old Friends Hypothesis), che per millenni hanno educato il nostro sistema immunitario e regolato il metabolismo. Questa sindrome moderno-specifica è il risultato di una 'Multiple Hit Hypothesis': l'azione combinata di diete iper-processate povere di fibre (Western Diet), un'eccessiva igienizzazione, l'aumento dei parti cesarei e l'abuso di antibiotici. Il risultato è una perdita drammatica di biodiversità (alfa-diversità) e la scomparsa di ceppi 'keystone' protettivi, come i produttori di butirrato, la cui assenza apre la strada alla low-grade inflammation, ovvero quell'infiammazione silente e costante che rappresenta la base biochimica delle moderne malattie croniche multifattoriali". "Per la verità, questa carenza di biodiversità non si limita a scatenare infiammazione – prosegue l'immunologo – ma paralizza anche la nostra capacità di produrre 'super-metaboliti' essenziali per la longevità. Il microbiota, infatti, funge da laboratorio biochimico che trasforma i nutrienti in segnali di salute; un esempio emblematico è il metabolismo dei polifenoli presenti in noci e melograno. Non sono i frutti in sé a proteggerci, ma la loro conversione in urolitina A operata da batteri specifici come il gordonibacter. Tale molecola è un potente induttore della mitofagia, una sorta di 'pulizia di primavera' cellulare che elimina i mitocondri danneggiati contrastando l'invecchiamento. Tuttavia, proprio a causa della modernizzazione, molti individui hanno perso questi ceppi preziosi. Qui emerge il ruolo della medicina personalizzata che, attraverso la metagenomica, permette di identificare il nostro 'metatipo' per suggerire interventi mirati volti a ripristinare queste funzioni perdute". Per recuperare queste capacità perdute e contrastare i danni dell'esposoma moderno, "è necessario abbracciare la visione 'One Health' – suggerisce Minelli – che riconosce come la nostra salute sia indissolubilmente legata a quella degli animali e dell'ambiente. In quest'ottica, il microbiota diventa un patrimonio condiviso: l'interazione uomo-animale, ad esempio, agisce come un potente fattore di 'rewilding microbico'. La convivenza con animali o l'esposizione ad ambienti naturali – spiega – non solo aumenta l'alfa-diversità del nostro ecosistema interno, ma produce un priming immunologico che riduce allergie e stress. Passare tempo a contatto con la natura permette di 'ri-selvaggiare' il microbiota, stimolando la produzione di metaboliti neuroattivi (come gli Scfas) che proteggono la barriera emato-encefalica e contrastano il declino cognitivo, riconnettendo finalmente l'essere umano alla biodiversità del pianeta". In conclusione, "il microbiota deve essere considerato come un codice dinamico che abbiamo il potere di influenzare. La sfida cruciale della medicina moderna è correggere i danni dell'esposoma attraverso l'uso di bioterapeutici vivi (Lbp), ovvero probiotici di nuova generazione come akkermansia muciniphila o faecalibacterium duncaniae, capaci di risolvere l'infiammazione e supportare il metabolismo. Riconnettere il nostro olobiante alla biodiversità del pianeta e curare con dedizione questo 'giardino interno' – chiosa lo specialista – rappresenta, a tutti gli effetti, il vero segreto per una longevità in salute".
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Il dialogo segreto tra mondo esterno e salute, cos’è l’esposoma e perché incide sulla longevità
Ven, 24/04/2026 - 12:44
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