Proseguono serrate le indagini sull’omicidio di Adnan Siddaque, pakistano di 32 anni, trucidato a coltellate nel suo appartamento in via San Cataldo, nel centro storico di Caltanissetta.
Si cerca di chiarire il ruolo della presunta banda criminale, formata da 5 connazionali, che avrebbe commesso l’omicidio: di individuare esecutori materiali, chi ha materialmente inferto i fendenti mortali e i, ‘semplici’ fiancheggiatori.
Sabato 6 giugno, il Gip del Tribunale di Caltanissetta ha intanto convalidato i fermi operati dai carabinieri nella notte di mercoledì disponendo per Muhammad Shoaib, 27 anni e Alì Shujaat di 32, la custodia cautelare in carcere. Per il favoreggiatore Muhammad Medi che li aveva ospitati nel suo appartamento a pochi metri dal luogo del delitto, il giudice ha convalidato l’arresto disponendo l’obbligo di firma. Resta in sospeso la posizione degli altri due fermati Muhammed Bilal di 21 anni e Imrad Muhammad Chema di 40, su cui il giudice deciderà a breve. Secondo gli inquirenti tutti e quattro sono entrati nell’appartamento e tutti e quattro sono usciti dopo il delitto.
Molti i puzzle da mettere a posto per fare luce sul crimine: l’aspetto, al momento, più difficile da districare è il movente dell’omicidio.
Inizialmente gli investigatori avevano parlato di motivi economici ma, senza entrare nei dettagli: nelle ultime ore c’è stato un rapido cambiamento di fronte.
La vittima, secondo i rumors e le indiscrezioni filtrate, sembra qualche mese fa avesse accompagnato una persona a sporgere denuncia; il denunciante non era stato pagato per il lavoro prestato (lavoro agricolo, sullo sfondo l’ombra tetra del caporalato) e alla richiesta di chiarimenti sarebbe stato aggredito. Parlando piuttosto bene l’italiano Adnan si era offerto di accompagnarlo, questa la sua colpa. Un quadro dai contorni poco nitidi, che necessita di approfondimenti e chiarimenti: l’unica, indiretta conferma, deriverebbe dalla circostanza che i fermati per il delitto, graviterebbero a vario titolo nel mondo del caporalato nelle campagne.
Da quel momento Adnan Siddique (con precedenti di polizia, regolare in Italia) è stato bersagliato e minacciato ma ha puntualmente denunciato: quattro volte in un periodo che va più o meno da dicembre 2019 a fine febbraio 2020.
Effettuata l’autopsia: cinque i fendenti inferti con un coltello lungo 30 centimetri, il fatale quello al costato. Uno al costato, quello fatale.

