Tumori: premiati i medici più empatici secondo le pazienti, c’è anche Giuseppe Di Martino dell’Asp di Caltanissetta

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Foto tratta da social

Hanno ricevuto oggi a Milano il ‘Riconoscimento Umberto Veronesi al Laudato Medico’ i quattro specialisti per la cura del tumore al seno piu’ segnalati dalle pazienti italiane per umanita’ ed empatia, di cui 3 su 4 lavorano in ospedali del Sud. Il premio, alla sua terza edizione, viene assegnato da Europa Donna Italia. Quest’anno sono state ben 4.968 le segnalazioni delle pazienti, il 43% in piu’ della prima edizione. Divisi in quattro categorie – oncologo, chirurgo, radioterapista e radiologo – i piu’ segnalati sono risultati Palma Fedele dell’Ospedale Antonio Perrino di Brindisi, Giuseppe Di Martino dell’Asp Caltanissetta-Ospedale Vittorio Emanuele di Gela, Simona Cristallini, dell’Ospedale San Luca di Lucca ed Emanuela Garasto dell’Ospedale San Paolo di Bari. “Questo progetto – dichiara Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia – risponde alla necessita’ delle pazienti di evidenziare la buona pratica nei loro medici, e della classe medica di essere sensibilizzata sull’importanza di curare anche la componente umana con il dialogo e l’ascolto”. Creare da subito un buon rapporto con il paziente, entrando in empatia con lui “e’ fondamentale – afferma Paolo Veronesi, presidente Fondazione Umberto Veronesi – La prima cosa da fare e’ ascoltarlo, attraverso domande mirate, senza essere pressante, per instaurare un dialogo sereno”. Il comportamento empatico attiva infatti meccanismi benefici. Per identificare e valutare i bisogni dei pazienti oncologici e’ stato avviato da circa dieci anni il progetto HuCare (Humanization in Cancer Care), il cui obiettivo e’ insegnare al personale sanitario come comunicare e interagire con il malato e intervenire con precise strategie per ridurre i bisogni. Nella seconda fase dello studio, con la collaborazione dell’Istituto di Oncologia di Cremona e l’Ospedale di Parma, sono stati applicati concretamente gli interventi, ottenendo un miglioramento del 20% nella qualita’ di vita dei pazienti e una riduzione dei bisogni economici, sanitari, psicologici e sociali

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