Sutera, Paolino Salamone morto a seguito di bombardamento: Medaglia d’onore e lettera di commilitone racconta i suoi ultimi istanti

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SUTERA – “Finalmente adesso anche mio nonno Paolino Salamone, deportato nei lager nazisti e lì morto, adesso avrà il suo ricordo nella memoria dei suteresi e non soltanto nella nostra famiglia dove il suo ricordo è sempre vivo anche grazie ad una lettera del 1945 scritta a mia nonna da un suo compagno di prigionia”.  Così ieri la nipote Maria Grazia Tona che insieme al cugino Giuseppe Piazza e al sindaco Totò Grizzanti, ha presenziato in Prefettura alla cerimonia di consegna della Medaglia d’Onore assegnata dalla Presidenza del Consiglio a suo nonno e ad altri deportati.  “E’ stato davvero molto emozionante per noi ricevere la medaglia alla memoria di mio nonno. Quando è morto, il 30 maggio 1944, aveva appena 29 e lasciò moglie e due figlie piccolissime, tra cui mia madre” conclude la signora Tona.  “Per l’amministrazione di Sutera che mi pregio di presiedere –aggiunge il sindaco Grizzanti- dopo questo riconoscimento, sarà un onore da oggi potere ricordare formalmente il nostro concittadino, Paolino Salamone nel giorno della Liberazione”.   Per i familiari per altro, escludendo la lettera di cui diremo in seguito, neppure la consolazione di poterlo piangere al cimitero di Sutera in tutti questi anni. Paolino Salomone infatti, come comunicò formalmente il Ministero della Difesa l’1 agosto 1958 alla vedova, Onofria Turone, aveva trovato “Degna e definitiva sepoltura nel Cimitero Italiano di guerra di Mauthausen (Alta Austria) fila n. 3, tomba n. 282.  Detto cimitero che raccoglie le spoglie mortali di tutti i nostri Caduti, resterà affidato alla gelosa custodia della Patria e sarà meta di devoti pellegrinaggi”.   Insomma nessuna estumulazione era più possibile. Alla vedova rimase soltanto il conforto di una lunga lettera, ben quattro pagine datata 8 ottobre 1945 e scritto da un compagno di prigionia del marito, Salvatore Truglio, mentre si trovava a Catanzaro dalla sorella.   Una lettera dai toni molto accorati che racconta per filo e per segno il loro incontro avvenuto nel campo di concentramento di Horsching fino alla tragica morte.   “In quel campo eravamo 40 uomini e vostro marito era voluto bene da tutti poiché un tipo molto amabile e scherzoso, io gli scrissi tutte le lettere a voi indirizzate, perché lui non sapeva scrivere, dunque siamo stati come fratelli, sopportando con serenità e facendoci reciproco coraggio, la dura vita della prigionia”.   La lettera prosegue raccontando che il 2 aprile 1944, Domenica delle Palme, erano stati trasferiti in un nuovo campo di prigionia nella città di Wels. E lì il 30 maggio avvenne un bombardamento da parte degli alleati che durò circa due ore. “Cessato il bombardamento- prosegue la lettera- fui informato da un tedesco di un italiano ferito. Corsi subito sul posto e trovai Paolo gravemente ferito. Lui ancora parlava e mi chiese soccorso, lo presi in spalla e lo portai in una casa vicina, di un calzolaio”.   Medicarono la ferità con dell’alcool e diedero a Paolo dell’acqua, nel frattempo passò un’ambulanza, lo caricarono e lo portarono in ospedale.   “Lui aveva preso una piccola scheggia nel fianco sinistro, che gli aveva perforato la milza e lo stomaco, ma era tanto piccola che il buco appena si vedeva”.   Un medico dopo averlo visitato conferma che è gravissimo. “Io lo assistei fino all’ultimo respiro, straziato dal dolore e con le lagrime agli occhi. Nella sua agonia il pensiero è sempre stato rivolto alla famiglia, alla moglie e in particolare per le sue figlie, nell’ultima stretta di mano che mi diede, mi disse queste parole: “Ti raccomando caro Truglio, se torni in Sicilia, di fare sapere a mia moglie come avvenne la mia morte e raccomandale le mie figlie, che se ne prenda cura”.    Paolino Salamone apparteneva al 225 Reggimento Fanteria. E come tanti italiani, dopo l’armistizio, fu catturato dai tedeschi e internato. (di ROBERTO MISTRETTA)