Tra sete di conoscenza, digitalizzazione e ristrettezze economiche: all’assemblea di Federalberghi arriva anche la fotografia delle vacanze dei più giovani grazie a una ricerca di Tecnè realizzata per la federazione. Il 57% degli intervistati preferisce fare una o due vacanze lunghe all’anno, mentre il 43% le predilige più brevi e distribuite nell’arco dei dodici mesi.
Questo significa che il modello tradizionale della vacanza concentrata conserva ancora una lieve prevalenza, ma che la logica della frammentazione è ormai piuttosto diffusa. Ciò corrisponde alla necessità di adattare il tempo libero a ritmi di vita meno lineari e meno prevedibili. Anche le motivazioni del viaggio spiegano molto. Il 44% dichiara di viaggiare principalmente per vedere luoghi e monumenti, il 26% per vivere esperienze come eventi, attività e gastronomia, il 19% per riposarsi e rilassarsi, l’11% per immergersi nello stile di vita e nella cultura locale. Perciò il viaggio è anzitutto concepito come un’esperienza di scoperta e conoscenza. Il turismo giovanile, insomma, non è solo evasione, ma anche costruzione di senso, consumo culturale, ricerca di intensità.
Quando si sceglie una destinazione, il criterio prevalente è la bellezza del luogo, indicata dal 53% degli intervistati. Seguono le esperienze offerte con il 21%, il prezzo con il 16% e la sicurezza con il 10%. La prima leva resta di ordine simbolico ed estetico: i giovani non scelgono solo sulla base del costo, ma neppure possono prescindere da esso. È questa mediazione costante tra desiderio qualitativo e vincolo materiale a definire l’orizzonte del consumo turistico. Quanto alla digitalizzazione del viaggio, è ormai da considerarsi un elemento strutturale. Per prenotare viaggio e alloggio il 58% si affida soprattutto a piattaforme o comparatori online, il 23% alle agenzie di viaggio e il 19% ai siti ufficiali delle compagnie o delle strutture.
La piattaforma, dunque, è diventata il vero snodo dell’organizzazione turistica, l’ambiente dentro cui si confrontano prezzi, opzioni, reputazioni e aspettative. Decisivo, infatti, è il ruolo delle recensioni. Il 79% ammette di cercarle sempre o spesso prima di prenotare e il 76% afferma che influenzano sempre o spesso le proprie scelte. Siamo di fronte a una maggioranza larghissima, che conferma come la fiducia nel viaggio si costruisca oggi attraverso il giudizio degli altri utenti. La reputazione non è più monopolio degli operatori professionali o dei brand: si forma nella circolazione orizzontale di opinioni, commenti, punteggi, racconti condivisi. È un punto di raccordo che lega il turismo alle medesime dinamiche sulle abitudini informative.
Anche qui, d’altro canto, la credibilità nasce all’interno di ambienti reticolari, dove è il parere diffuso a orientare la decisione individuale. E allo stesso modo si inserisce l’intelligenza artificiale. Il 21% dichiara di averla utilizzata spesso per organizzare una vacanza o costruire un itinerario, il 49% qualche volta. Complessivamente, dunque, il 70% dei giovani ha già un rapporto diretto con strumenti di IA nel campo del turismo. È un dato altissimo, che segnala quanto rapidamente queste tecnologie stiano entrando nella quotidianità decisionale, soprattutto laddove occorre confrontare opzioni, sintetizzare informazioni e costruire percorsi personalizzati.
Sul piano dei vincoli economici, il dato più rilevante è probabilmente quello relativo alla rinuncia alle vacanze. Negli ultimi due anni il 59% dichiara di aver dovuto rinunciare almeno una volta a una vacanza per motivi economici. È un numero molto più alto di quanto si potrebbe immaginare e corregge in modo netto l’idea che il viaggio sia per i giovani un consumo ancora relativamente accessibile. Al contrario, per la maggioranza entra già nell’area dei desideri condizionati, dei consumi per cui occorre fare i conti con il reddito disponibile e con la difficoltà di sostenere spese non essenzial

